Indice


LA GUERRA DEI TRENTANNI

Regolamenti
E-Mail Bibliografia
Ultime Modifiche Link


L'Italia e la Rivolta di Masaniello (1646-1648).

Guerra dei Trentanni.

L'Impresa dei Presidi.
Dopo essersi garantiti la neutralità del granduca di Toscana, i francesi inviano una spedizione contro i Presidi spagnoli sulla costa Toscana: l'Isola d'Elba ed i dintorni.
La flotta guidata dal duca di Brézé imbarca l'esercito raccolto dal principe Tommaso di Savoia a Vado (IV 1646). I francesi occupano Santo Stefano e Talamone. Tommaso di Savoia assedia invano Orbetello, difesa da Carlo della Gatta, ma l'arrivo di una flotta spagnola lo costringe a desistere. La flotta francese respinge quella spagnola ma l'abile ammiraglio Brézé, è ucciso da un colpo di cannone (14 VI 1646) ed il suo vice Du Daugnon rientra in Provenza.
La nomina di un nuovo ammiraglio è paralizzata dagli intrighi di corte. Frattanto Tommaso di Savoia è assediato dal mare dagli spagnoli a Porto Ercole e deve rientrare in Piemonte via terra.
La seconda spedizione è guidata dal maresciallo La Meilleraye (IX 1646) che imbarca ad Oneglia le truppe del maresciallo Plessis-Praslin. I francesi occupano Piombino e, dopo un breve assedio Porto Longone, sull'Isola d'Elba (X 1646), anche perchè gli spagnoli hanno sguarnito le difese concentrandole ad Orbetello.

La Rivolta Napoletana.
Temendo uno sbarco francese, il duca di Arcos viceré di Napoli raccoglie truppe a Napoli ed impone un'impopolare tassa sulla frutta (1647), che poi estende anche in Sicilia, ma la rivolta della popolazione lo costringe a revocarla (estate 1647).
La rivolta scoppia anche nel mercato di Napoli (7 VII 1647) guidata dal pescatore amalfitano Tommaso Aniello, soprannominato Masaniello. I rivoltosi bruciano i banchi delle tasse ed invadono il palazzo del vicerè che promette di esaudire le loro richieste ma poi fugge nel monastero di San Francesco, e da qui nel Castelnuovo.
La popolazione resta padrona della città, apre le galere, saccheggia le armerie ed uccide alcuni spagnoli, poi si estendono i disordini, i saccheggi e gli omicidi. Masaniello è costretto a rifugiarsi presso le autorità ma è ucciso dai ribelli.
La rivolta di Masianello è il soggetto di alcuni quadri di Cerquozzi.

L'Intervento del duca di Guisa.
Il principe di Massa calma la popolazione fino all'arrivo di una flotta spagnola guidata da Giovanni d'Austria (1 X 1647) che si unisce alla guarnigione ed ai nobili napoletani fedeli. Una parte dei ribelli chiama in aiuto il duca di Guisa, che rivendica il trono di Napoli quale discendente degli angioini, ed al suo arrivo (XI 1647) accetta il titolo di Doge.
Mazzarino tuttavia non intende utilizzare risorse per rafforzare un vassallo e non invia i rinforzi richiesti.
Giovanni d'Austria con un colpo di mano prende la città (II 1648) e pone fine al governo popolare.


L'Assedio di Cremona.
Lo stato di guerra in Lombardia obbliga la Repubblica di Venezia a mantenere 6.000 fanti nei presidi di confine e 1.500 cavalli sulle rive dell'Oglio.
Francesco I duca di Modena è nominato dalla Francia generalissimo per l'Italia, riceve rinforzi francesi, forza il Po con 5.000 cavalieri e 10.000 fanti, saccheggia il Cremonese.
Il tempo impiegato nei saccheggi da' a Luis de Buenavides Carillo Toledo marchese di Caracenas governatore di Milano la possibilità di rafforzare le difese e far confluire rinforzi spagnoli, tedeschi, lombardi, napoletani e 5 squadroni di cavalleria. Sono presenti Giovanni Vasquez Coronado e Luigi Poderico, generale della cavalleria di Napoli.
Il duca di Modena si accampa presso la città (1 X 1647) ma le pioggie lo costringono a ritirarsi a Casalmaggiore (6 X). Gli spagnoli sconfiggono la retroguardia avversaria a Forcello, causano 300 e numerosi feriti, tra i quali Alfonso Montecuccoli. Gli spagnoli hanno 8 feriti. Le perdite e le diserzioni hanno ridotto l'esercito invasore di 500 francesi e 1.800 altri uomini.
I franco-estensi riprendono le scorrerie, gli spagnoli proseguono il rafforzamento delle difese di Cremona; 3.000 lavoratori erigono un "trincerone" di terra e fascine lungo 15 chilometri. Una banda di nobili e contadini guidata da Marcantonio Brunello è incaricata di disturbare gli invasori, compito che svolgono efficaciamente grazie alla conoscenza del terreno; sono chiamati "farabutti" dai franco-estensi.
Gli invasori attaccano una cascina a Lagoscuro (18 III 1648), per impadronirsi del bestiame, ma sono respinti.
I franco-estensi radunano 3.000 cavalieri e 5.000 fanti (20 V). Il giorno seguente a Pieve d'Olmi (21 V) 400 cavalieri francesi ed alcuni fanti sono attaccati dai "farabutti" ma li sconfiggono causando 15 caduti e 10 prigionieri, che sono giustiziati. I francesi perdono 2 capitani ed alcuni fanti.
Il presidio spagnolo è guidato dal maestro di campo generale Marchese Serra ed è rinforzato dalla milizia cittadina guidata dal principe Trivulzio e da Demanzi. In tutto 10.000 uomini.
Il maresciallo Du Plessis e Francesco I d'Este duca di Modena con 12-14.000 franco-estensi sconfiggono gli spagnoli presso il Grumone (30 VI 1648) ed investono Cremona (22 VII, le avanguardie il 20), difesa da 2.000 fanti, 4.000 uomini della milizia d'ordinanza e numerosi cittadini, che ricevono rifornimenti e rinforzi da Pavia con barche lungo il Po.
Gli assedianti sono raggiunti da 5.000 sabaudi guidati da Guido Villa marchese di Cigliano (che muore durante l’assedio, colpito da una cannonata) ma l'arrivo di un esercito di soccorso li obbliga a desistere (14 X 1648).
I franco-estensi lasciano 10.000 perdite (380 ufficiali) ed hanno sparato sulla città 18.000 proiettili (sul duomo ed il torrazzo sono ancora oggi visibili i danni causati dal bombardamento). I difensori hanno 600 soldati spagnoli e 2.000 cittadini tra le perdite ed hanno sparato 9.000 proiettili, tutti da 60 libbre.
I franco-sabaudi ripiegano a Casalmaggiore, poi nel Reggiano e nel Modenese.
Gli spagnoli riconquistano lo stato dei Presidi (1650).


Indice Regolamenti Bibliografia Inizio Pagina