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LA GUERRA DEI TRENTANNI

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La Rivolta Valtellinese (1620-1623).

Guerra dei Trentanni.

I Torbidi Grigioni.
Venezia chiede inutilmente ai Grigioni il rinnovo del trattato per il transito di truppe (1613) ed arruola mercenari grigioni illegali riccendendo le rivalità tra i due partiti. Fuentes blocca nuovamente i traffici commerciali. I calvinisti si armano (IV 1618) ed inziano la caccia ai capi del partito avversario: Rodolfo e Pompeo Pianta riescono a fuggire in Tirolo ma Nicola Rusca vescovo di Sondrio è catturato mentre dorme (18 VII 1618) e muore sotto le torture. I cattolici si armano e nuovamente il tribunale speciale riesce a mediare un accordo (X 1619) ma i Pianta ed altri 6 capi cattolici sono esiliati ed hanno i beni confiscati.
Ercole Salis, capo del partito calvinista filo-francese, effettua un colpo di stato armato e si impossessa del potere. Il tribunale speciale giustizia o multa gli oppositori al nuovo governo (VI 1620). L'evento segna l'inizio del periodo chiamato Bünder Wirren (Torbidi Grigioni, 1620-1642).

Il “Sacro Macello”.
Gomez Alvarez di Figueroa e Cordoba duca di Feria, nuovo governatore spagnolo di Milano, aiuta e finanzia i fuoriusciti grigioni cattolici che si preparano a tornare in patria con le armi: Giovanni Antonio Giojero con mercenari dalla valle Mesolcina su Coria, l’esule girgione Rodolfo Planta con un contingente tirolese guidato da Baldiron dalla valle di Monastero (Münsterthal). È inoltre approntata un’insurrezione interna.
Giovanni Antonio Giojero avanza in anticipo verso Coira (13 VII 1620) ma è respinto dai grigioni guidati da Antonio Molina al castello di Misox. Il contingente tirolese rimane inattivo oltre il valico di Santa Maria.
L’insurrezione scoppia a Tirano (domenica 19 VII 1620), guidata da Robustelli di Grossotto, e si propaga in Valtellina. I congiurati, aiutati dalla popolazione cattolica, uccidono barbaramente 3-600 persone, comprese donne, bambini ed i cattolici che tentano di difendere i riformati (19-23 VII). L’evento è chiamato “Sacro Macello”, “Piccola Notte di San Bartolomeo”, “Vespri Valtellinesi” o “Rivoluzione Valtellinese”.
La Valtellina si dichiara indipendente dai Grigioni, accoglie la controriforma e nomina governatore un parente di Pianta: Giacomo Robustelli di Grossotto, che ha combattuto sotto Carlo Emanuele I duca di Savoia. Gli accessi alla valle dalla parte dei Grigioni sono fortificati e sono chiesti aiuti militari ai cantoni svizzeri cattolici (Lega Boromea), al papa ed a Leopoldo d’Asburgo arciduca d’Austria.

La Battaglia di Tirano.
La Lega Grigia rifiuta di intervenire militarmente ma la Lega Cadea e le Dritture inviano Giovanni Guller ed Ulisse Salis con 3.000 uomini in Valtellina per Chiavenna. Gli abitanti di Sondrio abbandonano la cittadina che è occupata dei grigioni.
Il duca di Feria impone una tassa straordinaria nel Milanese, ottiene che la corte di Madrid dichiari la Valtellina sotto protezione regia, ottiene un finanziamento da papa Paolo V ed invia un contingente che respinge i grigioni da Chiavenna (1 VIII).
Rafforzati da 3.200 uomini di Berna e Zurigo guidati da Nicolaus von Müinen (che ha promesso di tornare con una collana fatta con i testicoli dei preti), denaro, munizioni e cannoni da Venezia, i grigioni, 1.200 uomini guidati da Guler, invadono la Valtellina, sconfiggono i 1.600 spagnoli trincerati al passo di Pedeno e saccheggiano per otto giorni i dintorni di Bormio. Altre fonti elevano gli invasori a 7.500-12.000 uomini (sono organizzati in fänlein, insegne, di 300 uomini).
Il tempo perso in saccheggi dà tempo ai Valtellinesi ed agli Spagnoli guidati da Pimentello di radunarsi, trasportare le artiglierie del forte di Fuentes e trincearsi a Tirano. L'attacco dei Grigioni (11 IX 1620) è respinto dopo otto di dura lotta causando loro 2.000 caduti, in parte annegati nell’Adda. Cadono il colonnello Florio Sprecher, Nicolaus von Müinen ed il bernese Abraham von Graffenried. I vincitori si spartiscono la cassa militare ed il bottino recuperato.
Il favore divino è indicato dal fatto che la statua dell’arcangelo Michele, sul santuario della Madonna, durante la battaglia si è rivolta controvento con la spada puntata verso i grigioni riformati, e dal fatto che sulla la facciata della chiesa di Bormio, colpita dalle fucilate, le immagini dei santi Gervaso e Protaso siano rimaste illese.
I vincitori erigono dei fortilizi a difesa della valle, i Bernesi rifiutano di proseguire la campagna e l’inverno chiude i passi alpini.

La Seconda Spedizione su Bormio.
Il duca di Feria si impegna a rendere la Valtellina ai grigioni purchè consentano libero passaggio agli Spagnoli per dieci anni con il permesso di mantenere guarnigioni e l'obbligo di permettere il solo culto cattolico (6 II 1621) ma l'accordo non ha seguito.
La Francia e Venezia appoggiano il partito riformato dei Grigioni. La lotta interna politico-religiosa si espande nella valle Engadina (III 1621), a Bellinzona ed a Lugano.
L’intervento diplomatico di Luigi XIII di Borbone re di Francia porta alla pace di Madrid (25 IV 1621) che stabilisce la restituzione della Valtellina ai Grigioni, ma il trattato non ha seguito.
I grigioni invadono nuovamente la Valtellina (11 X 1621) ma gli 800 uomini (12.000 in altre fonti), privi d'artiglieria, sono respinti dagli 800 difensori di Bornio, si limitano a saccheggiare i dintorni e l’intervento del duca di Feria e di Baldiron con un contingente di Leopoldo arciduca d’Austria dalla valle di Monastero li obbliga ad abbandonare la spedizione (14 X 1621).

Gli Austro-Spagnoli Occupano le Valli dei Grigioni.
Gli spagnoli sono accolti come liberatori ma incendiano Bormio. 10.000 austriaci occupano Coira e la valle Engadina, che subiscono vendette e saccheggi. Rudolf von Planta accompagna gli invasori. Circa 1.500 calvinisti fuggono in Svizzera attraverso il passo innevato di Panixer (XI 1621).
Il generale Sarbelloni trasporta a Milano una ricchissima stufa intagliata saccheggiata ai Salis.
Con il trattato di Milano (16 I 1622) i grigioni devono cedere all'Austria la valle di Monastero, la bassa Enganina, il Prätigau, Schanfigg, Belfort, accettare la protezione dell'Austria ed in Valtellina quella della Spagna, che lascia un presidio di 4.290 spagnoli ed italiani.
I grigioni proseguono la guerriglia nel Prätigau, armati di grossi martelli. La ribellione si riaccende (24 IV 1622). I grigioni respingono Baldiron a Chur e ne ottengono la resa concedendogli libera ritirata. Anche alcuni riformati della Valtellina insorgono (domenica delle palme) ma sono subito sottomessi dalle truppe della Spagna (8.000 spagnoli ed italiani).
Baldiron e Alvig von Sulz con 10.000 austriaci invadono nuovamente i territori dei Grigioni (VII 1622) e respingono i 2.000 difensori guidati da Rudolf von Salis. Con il trattato di Lindau (IX 1622) i Grigioni devono accettare quanto stabilito dal trattato di Milano ed impegnarsi a non firmare trattati senza il consenso dell'Austria.


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