Pubblicato su "Toponomastica Femminile"  
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Tra le letterate e umaniste del passato, la toponomastica di Ascoli Piceno ha scelto di ricordare solo il nome Elisabetta Trebbiani (donna di lettere e poeta della seconda metà del XIV secolo) e quello di Giovanna Garzoni (celebre pittrice del Seicento). 

L’odonomastica, che definisce la cultura di una città, ha finora dimenticato Giulia Centurelli, figlia nobile della storia risorgimentale locale, poeta e pittrice del XIX secolo.


Giulia Centurelli, artista felice, donna infelice
(Ascoli Piceno, 1832 – Roma, 1872)

di Maria Gabriella Mazzocchi

 

In anni recenti e in particolare nel 2011, con le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, si sono moltiplicati i contributi di studiose e studiosi che hanno restituito verità all’impegno delle donne nel movimento risorgimentale. La presenza femminile durante il Risorgimento è stata intensa e si è manifestata ad ampio raggio, coinvolgendo donne di diversi ambienti sociali e di tutte le regioni italiane.

Tra le donne marchigiane che, a vario titolo, hanno contribuito all’unificazione del Paese, va ricordata l’ascolana Giulia Centurelli, donna di rare doti intellettuali, poeta, insegnante e pittrice. Oggi è considerata tra le grandi donne italiane del Risorgimento, pur mancando ancora un’approfondita analisi monografica che ne ricostruisca pienamente la vicenda biografica e artistica.

Sensibile, coraggiosa e appassionata, Giulia è stata, sin dalla sua prima giovinezza, una protagonista dell’Ottocento ascolano. Rileggendo le poche notizie sulla sua vita, ci si accorge che qualche biografo ha posto l’accento più sulla presunta melanconia e infelicità di Giulia, che sulle sue doti di coraggio e talento che dovevano essere certamente fuori dall’ordinario. Questa interpretazione storiografica “di genere” non è insolita e testimonia un pregiudizio comune secondo il quale una donna, impegnata sia politicamente che in campo artistico, non poteva realizzarsi nel suo naturale ruolo di moglie, madre o vestale del focolare domestico. Consideriamo ad esempio che un ex garibaldino come Francesco Crispi, una volta divenuto primo ministro dell’Italia Unita, così scriveva: “Quando voi distaccate la donna dalla famiglia, e la gittate nella pubblica piazza, voi fate, o signori, della donna non più l’angelo consolatore della famiglia, ma il demone tentatore…” (cfr. I. Fabbri, P. Zani, Anita e le altre, Bologna 2011, p.10).

Tra le poche notizie su Giulia Centurelli appare particolarmente significativa la testimonianza della studiosa Teresa Paoletti che, nel 1907, nel corso di una conferenza sulle donne ascolane del passato, si sofferma lungamente su di lei. Nel testo della relazione, pubblicato nel 1911, si legge: “La vita di Giulia Centurelli è una mesta istoria; ella buona e gentile passò per una serie lunghissima di atroci sofferenze. La perdita dei genitori e la morte del fidanzato che adorava avevano resa triste l’anima nata a sentire vivamente ogni bellezza, a entusiasmarsi per ogni idea nobile e santa”.

 Dunque, anche questa testimonianza femminile concorda con la visione di una Giulia tenera, fragile e sfortunata, infervorata di ideali patriottici e dedita all’arte e agli studi. Come se l’impegno politico e la passione per la poesia e per la pittura siano state per lei non una scelta consapevole, ma una reazione alle sue tristi vicende biografiche. La figura di Giulia (tutta sofferenza, rinunce, ispirazioni e ideali) è tratteggiata dai biografi come una versione “laica” di tante sante ed eroine cristiane.

Le fonti concordano sulla sua educazione giovanile. Il suo precoce talento si forma ad Ascoli, presso la scuola del conte Orazio Centini Piccolomini, per dedicarsi in seguito alla poesia e alla politica. Un capitolo coraggioso della sua vita, scelta certo non comune fra le donne del tempo, è stata l’adesione all’associazione patriottica ascolana Apostolato Dantesco, fondata nel 1855 che, nel nome di Dante, promulgava segretamente le idee liberali e nazionaliste di stampo mazziniano e la diffusione delle opere di autori come Foscolo, Leopardi e Byron, amati da Giulia e censurati dallo Stato Pontificio.

Diversi anni fa sono state pubblicate alcune delle sue poesie e parte dell’intenso carteggio tra Giulia e l’amico Nicola Gaetani Tamburini, fondatore dell’Apostolato Dantesco, materiale che contribuì a farla incriminare e processare. Nel dicembre 1857 la polizia pontificia scoprì l’associazione segreta e Tamburini, insieme ad altri patrioti, fu arrestato e condotto in carcere. Nel 1859 anche Giulia fu arrestata e, poiché donna, consegnata alle suore dell’Ospedale civile di Santa Margherita di Ascoli, per essere carcerata in convento. Dopo aver scontato un anno di reclusione, con l’Unità d’Italia Giulia fu liberata e il 19 settembre 1860 scrisse dei versi appassionati intitolati "Rendimento di grazie nel giorno della riscossa".

Il commissario straordinario sabaudo Lorenzo Valerio indisse il 4 e il 5 novembre un plebiscito per sancire l’annessione delle Marche al Regno d’Italia. Nonostante le donne fossero escluse dal voto plebiscitario (solo poche votarono per particolari meriti patriottici e fra esse, unica marchigiana, la giovane poetessa di Recanati Maria Alinda Bonacci Brunamonti) la partecipazione e la mobilitazione femminile furono notevoli. Tra le attiviste ascolane che organizzarono il plebiscito si distinse proprio Giulia Centurelli

Dopo essere stata chiamata a insegnare disegno nella “Scuola Normale Femminile” di Ascoli, nel 1870 passò a Roma alla “Scuola Superiore Femminile” diretta da Erminia Fuà Fusinato, patriota, poeta ed educatrice con la quale strinse un bel rapporto di amicizia. Giulia morì a Roma nel luglio del 1872, stroncata a soli quarant’anni da un’epidemia di vaiolo.

Giulia Centurelli riuscì ad esprimere il suo talento oltre che come insegnante, anche come poeta e pittrice, affermando così un ruolo intellettuale attivo e paritario, cosa non scontata nella società ascolana di allora, improntata all’assoluta predominanza maschile. 

La sua produzione artistica, tra cui diversi disegni e miniature, è andata purtroppo in gran parte dispersa. Di una delle sue opere perdute parla lo scultore e studioso ascolano Riccardo Gabrielli che ricorda una sua copia dell’Annunciazione, tratta dall’originale di Guido Reni della civica Pinacoteca di Ascoli, opera con la quale Giulia partecipò a un’esposizione a Firenze nel 1861. Nella stessa Pinacoteca Civica si conservano altre quattro opere: un Amorino, una Sacra Famiglia (copia della celebre Madonna della Cesta di Rubens del 1615), un Autoritratto e il Ritratto di Italo Selva. Nell’intenso Autoritratto l’artista si ritrae in atteggiamento semplice e severo, il volto giovanile incorniciato dai capelli neri raccolti, la camicetta bianca chiusa da un piccolo colletto, priva di ogni ornamento. Tutta la forza del ritratto sta nell’intensità dello sguardo, che rivela l’animo nobile e appassionato della giovane donna.

Fonti

Gabriele Rosa, Disegno della storia di Ascoli Piceno, Brescia, 1869;
Teresa Paoletti, Donne ascolane nella storia e nell’arte, Ascoli Piceno, 1911;
Riccardo Gabrielli, All’ombra del Colle di S. Marco, Ascoli Piceno, 1948;
Bruno Ficcadenti , Lettere e poesie per una rivoluzione, s.l. 1988;
Luana Montesi, Per amore della patria. Giulia Centurelli nel Risorgimento marchigiano, in Marche, 2002, nn.7-8-9;
Gian Luca Fruci, Cittadine senza cittadinanza. La mobilitazione femminile nei plebisciti del Risorgimento (1847-1870), in Genesis, 2006, n. 2;
M. Gabriella Mazzocchi, Giulia Centurelli: una donna ascolana del Risorgimento, in Flash, la Rivista del Piceno, 2013, n. 400.