Incontro con Ferzetti

 

Il Prof. Gino Ferzetti è considerato in Italia e all’estero tra i maggiori conoscitori della vasta e intricata “faccenda” Leitz/Leica. La riconosciuta esperienza è il frutto di decenni di prove pratiche con macchine ed obiettivi.

L’utilizzo “sul campo” d’attrezzature fotografiche del celebre marchio tedesco, gli hanno permesso di percepire l’essenza esclusiva delle filosofie creative e produttive di Wetzlar/Solms.

L’approccio è da definirsi a tutto campo, considerando che il Prof., ha competenze specifiche anche nel campo della manutenzione e riparazione artigianale di corpi macchina ed obiettivi.

Una personalità complessa quindi, capace di attingere dalle solide basi teoriche della preparazione tecnica/scientifica e dall’attività pluriennale di ricerca accademica, gli strumenti di valutazione ed analisi, utili per avvalorare, nelle esperienze pratiche, tesi ed opinioni personali, opinabili e criticabili, ma non denigrabili.

 

I laboratori di ricerca sono in grado, grazie ai computer, di formulare curve d’ogni tipo, sempre più precise ed asettiche, valide per determinare nitidezza e vignettatura, un po’ meno per descrivere se un dato obiettivo può rispondere ai nostri desideri personali, variabili da individuo ad individuo, e quindi non tracciabili su piani ortogonali o assi cartesiani, non misurabili con scale lineari o logaritmiche.

 

D’altra parte, gli Istituti d’indagine demoscopica con sondaggi e mappature dei gusti di un campione d’individui, favoriscono il “golpe atipico” delle tambureggianti dinamiche di mercato, in grado d’influenzare le coscienze attraverso il clamore mediatico dei falsi bisogni; dalle merendine ai telefoni cellulari, sono in grado di obnubilare il discernimento tanto dei bambini quanto degli adulti.

Il sistema industriale ci confeziona prodotti sempre più avveniristici, assicuriamoci prima se possono aderire o no al nostro “sentire”; peculiarità di riferimento d’ogni essere umano, valore unico ed irripetibile, prezioso dono che ci differenzia e caratterizza.

Se da un lato rigettiamo (almeno per ora) le idee della manipolazione eugenetica modello “Mengele”, delle ormai sempre più diffuse fabbriche della clonazione umana, dall’altro rischiamo di essere fagocitati dall’omologazione di massa degli “stili” di vita, dettatici dal marketing globale.

 

Bando alle considerazioni d’ordine sociologico, veniamo alla nostra passione comune, cosa pensa, Professore, della M7 e della MP?

 

Sicuramente un elogio. Per ciò che riguarda la M7,  in alcuni dei primi esemplari si riscontrava un indurimento della corsa del pulsante di scatto che poteva dar vita, con i tempi lenti, a fenomeni di micromosso. Per vincere la relativa resistenza iniziale del pulsante di scatto, anche se di pochi micron, si era costretti ad imprimere maggior pressione con il dito indice. Questo poteva favorire l’insorgere d’episodi di mosso. L’inconveniente, in ogni caso, è stato prontamente risolto. 

 

Sfogliando il suo libro, leggo i commenti d’alcuni inconvenienti relativi alla M6. Si attirò critiche, forse strumentali, visto che i suoi rilievi non erano così astrusi. Sembrerebbe, infatti, che i tecnici di Solms l’abbiano ascoltata, perché nei nuovi modelli, M7/MP, i problemi sono stati pressoché risolti:

 

·        Il mirino della M6, presentando le due frecce LED, manca d’ogni altra informazione. (Risolto nella M7)

·        Le frecce LED indicano bene il verso di rotazione della ghiera dei diaframmi, mentre per il selettore tempi la rotazione è opposta.

·        Se il mirino della M6 avesse avuto un terzo LED mediano….

·        Il campo telemetrico della M6 a volte rende difficile la messa a fuoco per fenomeni di flare.

·        La rumorosità della leva di carica, con durezza nell’avanzamento e fruscio nel ritorno.

·        Il manettino di riavvolgimento inclinato di M4/M6, essendo in folle, se sfugge di mano mentre si riavvolge, lascia svolgere la pellicola nel caricatore, costringendo ad un nuovo riavvolgimento. (Nella MP si ritorna al manettino tipo M2/M3)

·        Lo scatto dell’otturatore (tipo M4-P) è alquanto metallico

·        Il nero della calotta e del fondello non è più resistente come la famosa cromatura nera di M4 e M5.

·        Il delicato dischetto rosso in metallo dolce, siglato “Leitz” o “Leica” a sbalzo, che copre la sede per la taratura verticale del telemetro, deve essere staccato e poi rincollato, volta per volta, ad ogni operazione di taratura. Risolto nella MP, con il gradito ritorno del tradizionale coperchietto a vite, posto sul fronte della calotta.

 

Non credo di aver avuto nessun merito in tal senso. I miei rilievi non erano astratti, o privi di fondamento. Mi limitai ad osservare quello che, rispetto alle macchine precedentemente prodotte, era stato cambiato. I cambiamenti fatti, furono la conseguenza di una politica economica di rigore, perseguita dalla casa di Wetzlar, che gli permise di rimanere a galla in un mare molto agitato. I tecnici di Wetzlar sapevano benissimo cosa facevano, e non potevano fare diversamente. Oggi la congiuntura economica è cambiata, e anche se non è particolarmente florida, gli  permette comunque di rivedere aspetti costruttivi a loro ben noti.

 

Cito una sua precisazione: “Eventuali difetti che a volte si possono riscontrare nella M6, non preoccupano affatto quando l’apparecchio è munito di regolare garanzia”.

La lunga tradizione Leitz/Leica, ci ha rassicurato sempre, circa la longevità dei suoi prodotti. E’ indubbio però che, i cinque anni di garanzia ufficiale Polyphoto, mettono al riparo l’utente da qualsiasi eventuale malfunzionamento. Un richiamo all’acquisto coscienzioso, quindi. 

 

Si, le esigenze personali possono spesso spingere, anche nell’ambito dei beni di non primaria necessità, alla ricerca del risparmio. Questo comporta una maggior attenzione verso prodotti d’importazione parallela. Alla lunga però, in presenza d’eventuali malfunzionamenti, a chi ci si può rivolgere per la risoluzione di problemi insorgenti? Io affermo che, è sempre meglio orientarsi su prodotti diffusi da un’organizzazione nazionale come Polyphoto.

 

In passato qualcuno l’aveva accusata di aver esaltato le virtù dei vecchi obiettivi e disprezzato invece quelli d’ultima generazione. Nel suo libro però non lesina elogi ai vari ELMARIT-R 19/2.8 al SUMMILUX-R 35/1.4 oppure all’ELMARIT-M 28/2.8 e al SUMMILUX-M 75/1.4, solo per citarne alcuni.

 

Quando ho terminato di scrivere il libro, il 35/2 ASPH e il 35/1.4 ASPH, ad esempio, non erano stati ancora prodotti, non vedo quindi come potessero essere inclusi commenti e riflessioni su obiettivi non ancora in commercio. Non mi sono sentito colpito da quei rilievi.

 

Un altro appunto che gli era rivolto, riguardava la valutazione della risolvenza degli obiettivi attraverso l’uso della mira ottica; un lucido che Lei allegava al suo libro. Un metodo che è stato definito, nella più cortese delle accezioni, empirico e privo di una moderna scientificità per la determinazione delle linee per millimetro.

Cito testualmente dal suo libro: “Lo scopo non è quello di giudicare un dato obiettivo, ma analizzare la differenza di qualità tra più obiettivi uguali. In pratica un vero e proprio confronto al fine di una scelta fra più esemplari simili, che possono differire per tolleranza, per difetti evidenziati nei vari stadi d’invecchiamento, per ossidazione, usura, ecc.”.

Questa definizione, da sola, è abbastanza esaustiva, ma credo che in questa sede, Lei abbia, finalmente, diritto di replica.

 

Esatto, nel libro è già presente la mia risposta. Per buona e lunga esperienza, ho potuto utilizzare un obiettivo campione, scelto e provato tra i tanti, dotato di caratteristiche di spicco. La pietra di paragone, serviva a valutare quelli che per definizione e contrasto, potevano avvicinarsi ai livelli d’eccellenza. Gli obiettivi reperibili normalmente nel mercato dell’usato possono aver subito ingiurie d’ogni tipo. Lo stato di conservazione, è spesso alla base dei risultati ottici di un obiettivo. Mi sono limitato a fornire un utile strumento di valutazione, a tutti coloro che, non potendo accedere a raffinati laboratori di controllo e ricerca, vogliono in ogni modo rassicurarsi circa la validità o meno, di un determinato obiettivo acquistato.

 

A quando l’uscita della nuova edizione aggiornata del suo libro accompagnata dalla versione inglese, fortemente voluta dall’eclettico ed esperto riparatore Leica di Toronto, Reinhold Mueller (tra le cui realizzazioni ricordo il Super-Angulon 21/3.4, con incorporati gli occhialini del 35/2 per M3, che permettono la visione del 21 direttamente nel mirino di una Leica-M che abbia la cornice del 28. Questa modifica, permette di evitare l’uso del mirino accessorio).

 

E’ questo un periodo incerto in molti campi, momentaneamente rimango nell’attesa d’eventuali nuovi sviluppi nei vari settori. Deciderò poi, di aggiornare la IV edizione direttamente in lingua inglese. Nel 1983, ricevetti da Reinhold Mueller, la richiesta di 10.000 copie in lingua inglese, della 1^ edizione.

 

 

Professore, la ringrazio per la cortesia

 

Grazie a lei e Salute.

 

 

 

Giuseppe Ciccarella