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Prima Campagna d'Italia (1796-1797)

Guerre Napoleoniche

Le Forze Contrapposte nel '96 in Piemonte.
I francesi riorganizzano l’esercito con la Seconda Amalgama; i battaglioni sono rimescolati facendo sparire le differenze regionali. In Piemonte i 208 battaglioni (II ’96) diventano 60 battaglioni inquadrati in 20 mezze-brigate, poi in 9 divisioni di fanteria ed una di cavalleria (58.000 uomini) affidati al generale Napoleone Bonaparte (III 1796).
Napoleone, che ha da poco sposato Joséphine Tascher de la Pagerie (Parigi, 9 III), riordina l’Armata d’Italia:

L’Austria accresce il contingente in Piemonte a 30.000 uomini guidati dal settantenne generale fiammingo Jean Pierre signore di Beaulieu (veterano della guerra dei Sette Anni) che dispone delle seguenti forze:


La Campagna del '96 in Piemonte.
Le operazioni iniziano con l’occupazione di Voltri da parte della brigata Cervoni, della divisione francese Meynier (26 III), poi rinforzata da una brigata della divisione Laharpe (in tutto sono così 4.000 uomini).
Sebotiendorf muove per la val di Lemme verso Genova (IV) mentre Argenteau raccoglie le truppe ad Aqui ed i piemontesi rinforzano Bormide (a sinistra) e Ceva (al centro) sguarnendo i dintorni di Cuneo (a destra).
Sérurier avanza al monte Sotta e mincaccia le truppe di Colli.
Sebottendorf e Beaulieu con 9-10.000 austriaci attaccano Genova (8 IV) costringendo le due brigate guidate da Cervoni ad arretrare lasciando 300 tra caduti e feriti. Gli austriaci rioccupano Voltri (11 IV).
Argenteau, fermato e contrattaccato a Montenotte (11-12 IV) fugge in disordine lungo val d’Erro. Napoleone forza la posizione austro-piemontese a Millesimo (13-14 IV). Massena con la brigata Cervoni e 2.000 uomini racimolati della divisione Laharpe insegue gli austriaci lungo la Bormida ma trova 4 battaglioni piemontesi (distaccati con Beaulieu ad inizio dell’offensiva) ed i reparti austriaci sfuggiti da Montenotte, è quindi costretto a ripiegare su Cairo.
Augereau sconfigge gli austro-sardi a Dego (14-15 IV), li insegue e li sconfigge nuovamente a Ceva (16 IV) ed a Mondovì (19-21 IV), dove si impadronisce dei preziosi magazzini. Nei giorni successivi i francesi inseguono i piemontesi e travolgono gli ultimi tentativi di resistenza.
Napoleone riporta la cattura di 21 bandiere, 55 cannoni, 15.000 prigionieri e 10.000 tra caduti e feriti.

L’Armistizio di Salasco, 28 IV 1796.
Il regno di Sardegna è costretto a firmare l’armistizio di Salasco e cessare le ostilità. L’Esercito Sardo sparisce dai campi di battaglia per più di mezzo secolo. La pace è perfezionata a Parigi (21 V).
La guerra prosegue contro gli austriaci che sono inseguiti verso Milano.
Napoleone con le divisioni Laharpe, Augereau, Massena e Sérurier (36.000 uomini) finge di voler passare il Po a Valenza (3-5 V), ed inizia invece il passaggio con traghetti a Piacenza (7-8 V), ultimandolo dopo che è gettato un ponte (9-10 V). In un combattimento presso Codogno prendono parte dalla parte austriaca cavalieri napoletani ed artiglieri piemontesi e cade il generale francese Laharpe (8 V).
I francesi attendono l'arrivo di una divisione dell’Armata delle Alpi, una dalla Roja (12.000 uomini) ed in seguito dispongono anche di una Legione Cisalpina, 2 brigate Piemontesi (alleato) e 2 Legioni Polacche (formate da esuli).

Il Blocco di Mantova.
Gli austriaci guidati da Beaulieu ripiegano oltre l’Adda. Napoleone effettua il celebre forzamento dell’Adda a Lodi (10 V), entra a Milano (15 V), impone un ingente contributo di guerra e numerose requisizioni (anche di opere d’arte), e procede nell’inseguimento (22 V). La neutralità del ducato di Parma è violata (V 1796).
Gli austriaci si ritirano disponendosi a catena lungo il Mincio tra le munite piazze di Peschiera, tolta alla neutrale Venezia, e Mantova ma i francesi forzano il passaggio a Borghetto (30 V). Napoleone si fa cedere da Venezia la piazza di Verona (1 VI) e chiede 20.000 fucili.
La divisione Sérurier (9.000 uomini) blocca 10.000 austriaci dentro Mantova, che essendo circondata da paludi offre scarse possibilità di uscire e schierarsi rapidamente. I francesi occupano i territori veneziani del Polesine, Legnano, Este e Monselice. Venezia rifiuta di allearsi alla Francia.
A Oneglia, il capitano Nelson con 4 navi cattura il parco d'assedio francese diretto a Mantova, le carte topografiche, i libri militari ed il rolo degli effettivi inviati a Napoleone (31 V 1796).
Il regno di Napoli firma un'armistizio (5 VI).
Il direttorio affida il blocco di Mantova a Kellerman (7 VI), che dispone dei cannoni del Castello Sforzesco dopo la sua resa (29 VI), ed ordina una spedizione in Italia centrale:

Napoleone torna a Milano (13 VII) ed istituisce la Repubblica Cispadana (27 XII 1796), che comprende i ducati di Modena e Reggio, le città pontificie di Ferrara e Bologna, ed adotta il tricolore verde-bianco-rosso (7 I 1797). A Milano si raccoglie la Prima Legione Lombarda, a Modena, Bologna e Ferrara un’altra, si formano inoltre delle compagnie di cacciatori, ussari e dragoni cisalpini, riunite nel primo reggimento ussari e cacciatori a cavallo (futuri dragoni Regina).

La Campagna del '96 in Germania.
In Germania l’arciduca Carlo dispone di 175-177.000 uomini, ma dopo i successi di Napoleone in Italia 25.000 austriaci guidati da Wurmser devono essere inviati dal Reno su questo scacchiere.
La Francia dispone di 158.000 uomini, ai quali in seguito si aggiungono una Legione Batava (di Belgi ed Olandesi), una legione Svizzera (dei cantoni di Ginevra e del Vallese che sono incorporati alla Francia) e 18.000 svizzeri della confederazione:

L’armistizio di Villafranca pone fine alle operazioni.

Primo Tentativo Austriaco di Sbloccare Mantova.
Mantova è l’ultima piazzaforte austriaca rimasta in Italia. Qualsiasi altro generale, secondo i metodi guerra dell’epoca, l’avrebbe assediata concentrandovi tutte le truppe. Napoleone invece mira alla distruzione dell’esercito avversario, sapendo che l’Austria manderà sicuramente truppe in soccorso della città.
Perciò davanti a Mantova c'è una sola divisione (Sérurier, 9-10.000 uomini), sufficiente a bloccare il presidio di 8-10.000 uomini, poichè il terreno paludoso che circonda la città impedisce di uscire e schierarsi velocemente. Nell'assedio sono impiegati anche i cannoni austriaci prelevati dal castello Sforzesco di Milano e quelli pontifici di Ferrara e di Castelfranco d’Emilia.
Il resto dell’Armata d’Italia è disposto a ventaglio, non sapendo da quale direzione giungano gli austriaci ammassati in Tirolo.

Le forze francesi sono disposte ad ombrello in modo che ogni divisione possa resistere il tempo necessario alle altre per raggrupparsi ed affrontare l’avversario, secondo la strategia chiamata della “Posizione Centrale”.

Il grosso degli austriaci sta infatti scendendo per la Val d’Adige verso Verona, guidato dall’anziano maresciallo Wurmser, mentre un distaccamento guidato dal generale Quasdanovic scende dalla Val Sabbia, per la Val Sugana verso Bassano, da dove può dirigersi a Verona o a Legnano. In tutto sono 59.000 uomini (18.000 ritiratisi dalla Lombardia, 20-30.000 tolti dallo scacchiere tedesco). Altre fonti elevano gli austriaci a 100.000 uomini contro 30.000 francesi.
L’errore strategico della manovra austriaca è che il Lago di Garda impedisce a Wurmser ed a Quasdanovic di comunicare tra loro ed operare congiuntamente.
Durante tutte queste operazioni il territorio della repubblica di Venezia viene ripetutamente violato nonostante la sua neutralità.
La brigata Joubert (della divisione Massena) è respinta da Wurmser da Corona a Rivoli (28 VII), dove si unisce alle brigate Valette e Victor (Claude Victor, poi maresciallo). Le tre brigate sono minacciate di aggiramento da parte di un’altra colonna austriaca giunta a Chiusa, quindi ripiegano su Pastrengo. Una terza colonna austriaca è respinta da Verona mentre il grosso si trova ancora a Montebello in Valsugana, guidato dal generale Meszaros.
Napoleone riceve le prime notizie dell'avanzata austriaca a Brescia, dove si trova con la moglie Joséphine Beauharnais, sposata da poco, emana gli ordini per concentrare le divisioni contro Wurmser, invia il tesoro ed i bagagli del quartier generale a Milano e si porta a Castelnuovo (29 VII).
Quasdanovic attacca Sauret a Gavardo ed a Salò, dove la brigata Guieu resiste appoggiandosi ad un vasto fabbricato (29 VII) mentre Wurmser respinge Massena sulla riva destra del Mincio ed occupa Verona (29 VII). Contro di lui stanno concentrandosi i francesi a tenaglia lungo il Mincio:

Quasdanovic respinge Sauret da Gavardo su Desenzano (30 VII), occupa Brescia con i magazzini francesi e Ponte San Marco, minacciando così le retrovie francesi. Alcuni reparti di cavalleria muovono verso Milano.
Napoleone decide di affrontare prima Quasdanovic e sospende la manovra contro Wurmser il quale marcia verso Mantova, evitando di ingaggiare i francesi.
Tutto il dispositivo Francese viene modificato per affrontare Quasdavic e guardarsi da Wurmser (31 VII):

Quasdanovic privo di notizie di Wurmser e saputo delle manovre Francesi, ripiega su Gavardo, inducendo Sauret a ritirarsi a Desenzano.
Mentre i francesi rioccupano Brescia, Quasdanovic unisce le sue truppe a Gavardo. Wurmser entra trionfalmente a Mantova (1 VIII) ed invia un distaccamento guidato dal generale Liptay a Goito a riconoscere i movimenti avversari.
L’abbandono dell’assedio di Mantova da parte dei francesi è interpretato come l’inizio di una ritirata generale. Wurmser ordina quindi al Quasdanovic di colpire sul fianco i presunti reparti francesi in ritirata e al Liptay di iniziare l’inseguimento il giorno successivo.
Il grosso di Wurmser è ancora oltre il Mincio (2 VIII) mentre Liptay blocca Peschiera ed invia una colonna da Goito a Castiglione da dove il generale di brigata Valette ripiega senza combattere ed è quindi esonerato dal comando da Napoleone.
Despinoy procede da Rezzato a Paitone. Guieu prende il posto di comando di Sauret ferito e la divisione raggiunge Salò senza accorgersi che parallelamente in senso opposto Quasdanovic muove da Salò a Desenzano. Lo scontro attorno a Lonato (3 VIII) è favorevole ai francesi.
Napoleone lascia una brigata della divisione Sauret a controllare Quasdanovic (4 VIII) che si ritira per la Val Stabbia verso il Trentino. Il grosso dell'Armata d'Italia, per un totale di 30-34.000 uomini, converge contro Wurmser e lo sconfigge a Castiglione (5 VIII).
Nei giorni seguenti Massena incalza d'appresso Wurmser fino Rivoli (17 VIII), costringendolo a tornare in Tirolo.
Il cardinale Mattei arcivescovo di Ferrara, che ha esortato i suoi fedeli ad unirsi agli austriaci contro i francesi, è rinchiuso per tre mesi.
La manovra è chiamata “La Guerra dei Cinque Giorni”, perchè decisa dai combattimenti a Desenzano, due a Salò, Lonato e Castiglione.

Secondo Tentativo Austriaco di Sbloccare Mantova.
Napoleone riforma lo schieramento ad ombrello attorno a Mantova (fine VIII):

Gli austriaci dispongono di 11.000 uomini a Bassano (Maszaros), 9.000 uomini a Trento (Quasdanovich e Sebottendorf) e 21.000 uomini tra Riva, Ala e Rovereto (Dawidowich).
I francesi vogliono sfruttare la divisione delle forze avversarie:

I francesi respingono gli austriaci di Dawidowich (20.000 uomini) con duri combattimenti alle strette di Marco e di Calliano, in val Longarina (2-5 IX) ed entrano a Trento (5 IX).
Wurmster ha frattanto lasciato Trento (2 IX) con truppe di Quasdanovich e di Sebottendorf, diretto verso Bassano (Napoleone ne è informato).
Quasdanovich è cacciato oltre Dawidowich da Massena (5 IX) mentre Murat, che ha sostituito Dubois (ucciso il 4 IX), lo minaccia di aggiramento e lo costringe a ritirarsi velocemente su Egna. Intanto Meszaros avanza da Vicenza verso Verona senza attendere Wurmser.
Augereau per Vignolo Vattaro e Borgo, e Massena per Pergine e Levico, raggiungono la val Sugana e la discendono (6 IX) mentre Napoleone lascia 20.000 uomini a fronteggiare i 9.000 austriaci di Sebottendorf.
Napoleone e l’avanguardia di Augereau attaccano presso Primolano la retroguardia di Wurmser (7 IX), costretta ad arredersi, e giungono a Cismon, mentre Meszaros attacca invano Verona.
Il giorno seguente le divisioni Augereau e Massena attaccano i 7.000 austriaci rimasti a Wurmser schierati davanti Bassano (8 IX), in vantaggio numerico 3:1, li respingono in disordine catturano circa 3.500 uomini e tutti i cannoni. Quindi Massena muove su Vicenza e Augerai su Padova, per bloccare la ritirata austriaca.
Quasdanowich elude Augereau e raggiunge il Piave (10 IX) mentre Wurmser raduna gli avanzi della divisione Sebottendorf e la divisione Meszanos (intatta) disponendo così di 12.000 uomini. Un distaccamento di cavalleria è inviato oltre l’Adige ed il battaglione francese di guardia al ponte di Legnago abbandona la posizione. Augereau da Padova avanza per Este e Legnago; Seruiez blocca il ponte di Macaria; Massena avanza per Ronco e scende l’Adige per intercettare la strada Legnago-Mantova; la sua avanguardia si scontra a Cerea con Wurmser al completo (11 IX), che si apre la strada prima dell’arrivo del grosso e di Sahuguet dal ponte di Villimpenta. Wurmser arriva sotto Mantova ma l’arrivo delle due divisioni (Massena e Sahguet) lo costringe a ritirarsi in città (13 IX) portando il presidio a 24.000 uomini (9.000 malati e feriti).

Terzo Tentativo Austriaco di Sbloccare Mantova.
Napoleone dispone di 25-30.000 uomini, più 9.000 guidati da Kilmaine sotto Mantova, 19.000 promessi dal Direttorio (ma ne arrivano solo 1.500) e 6.000 volontari italiani inquadrati in Legioni (la I è istituita il 7 X).
La situazione sfavorevole in Germania sconsiglia la marcia su Vienna e Napoleone riprende la disposizione ad ombrello attorno Mantova:

In Ottobre truppe austriache sono segnalate in val d’Adige, giunte dalla Germania (Dawidowich, 18.500 uomini che Napoleone stima meno di 14.000) ed in Friuli oltre il Piave (generale Alvinczy, 35.000 uomini che Napolone stima 25.000). Altre cronache riportano in tutto 60.000 austriaci.
Vabois avanza verso Avisio contro Quasdanowich che procede in senso inverso (30 X) e dopo una serie di scontri (1-3 XI) grazie al vantaggio numerico minaccia di avvolgimento Vaubois e lo costringe a ripiegare a Calliano (3 XI).
Alvinczy avanza in due colonne su Bassano e Fontaniva (3 XI).
Joubert con 3.000 uomini (distaccato da Marcquard) è inviato a Rivoli con l’ordine di tenere ad oltranza mentre su Vicenza convergono Massena, Augereau, Dumas ed i 2.500 uomini rimasti a Marcquard (per un totale di 15.000 uomini).
Massena avanza per Bassano e Augereau per Fontanariva, ed incontrano presso Marostica e Ospitale di Brenta gli austriaci (6 XI) che resistono tenacemente. I francesi subiscono gravi perdite e ricevono da Napoleone l’ordine di ritirarsi a Vicenza. Gli austriaci seguono la Sarca fino a Mori.
I francesi da Vicenza ripiegano a Verona. Napoleone giunge a Rivoli (7-8 XI) e trova Vaubois, che si è dovuto ritirare velocemente da Calliano, e Joubert (8.500 uomini in tutto).
Alvinczy giunge sull’Alpone (11 XI) con avanguardie a Caldiero e Colognola. A ovest si trovano Villanova ed Albarero che limitano la sacca dei Monti Lesini dove ci sono Augereau (5.000 uomini) e Massena (18.000 uomini). Marquard (2.600 uomini) è a Verona.
Massena ed Augereau attaccano le avanguardie di Alvinczy (12 XI) ma l’arrivo del grosso causa loro gravi perdite e li costringe a ripiegare.
Napoleone scrive al Direttorio che teme di perdere l’Italia (13 XI), sottrae forze a Vaubois ed a Kilmaine (sotto Mantova) riportando Massena ed Augerau a 19.000 uomini con i quali passa sulla destra dell’Adige a Verona (14 XI) e marcia verso il ponte di Villanova e gli acquitrini della destra dell’Alpone per colpire le spalle di Alvinczy. In giornata è gettato un ponte sull’Adige a Ronco, frattanto Alvinczy spinge l’avanguardia presso Verona mentre i carriaggi passano l’Alpone a Villanova. Dai combattimenti ad esito alterno attorno Arcole (15-17 XI) esce vincitore Napoleone, che costringe gli austriaci a ripiegare oltre il Brenta.
Dawidowich nel frattempo ha respinto Vaubois dalla corona di Rivoli, poi a Castelnuovo dietro il Mincio (oltre Peschiera), ma saputo della sconfitta di Arcole ripiega a Rivoli (19 XI), poi ad Ala e Riva (20 XI).
Wurmser tenta una sortita da Mantova ma è respinto (23 XI).

Quarto Tentativo Austriaco di Sbloccare Mantova.
L’Austria rigetta le trattative di pace avanzate del Direttorio e prosegue la guerra. In Italia dispone di 42.000 uomini (Alvinczy) più 24.000 bloccati dentro Mantova (Wurmser) ed un contingente pontificio (Colli). In mano austriaca sono rimaste Ala, Rovereto e Trento.
Napoleone dispone di 47.000 uomini, compresi pochi rinforzi, mentre altri 40.000 in arrivo dalla Francia non giungono in tempo per entrare in azione. I pezzi dei battaglioni sono aboliti mentre le batterie divisionali sono portate a due (invece che una sola). La disposizione delle forze è ancora una volta quella ad ombrello:

Gli austriaci perseverano nell’errore di avanzare con le forze divise tra la pianura e le valli alpine.
Provera caccia Augereau da Bevilacqua ed avanza su Legnago (8 I 1797) mentre Bajalicz con una colonna scende da Bassano a Villanova, verso Verona (9 I).
Napoleone a Bologna è informato dell’avanzata austriaca (10 I), lascia la Legione Lombarda e raggiunge il quartier generale Roverbella (ore 23:00). Frattanto Lannes avanza su Rovigo, sull’Adige gli austriaci sono respinti da Badia Polesine mentre Rey e Joubert sono tranquilli ed Argereau ha raccolto il grosso della divisione a Ronco.
Al mattino del giorno seguente Bajalicz attacca a San Martino Massena (12 I) che impiegando la divisione al completo lo sconfigge e lo respinge su Villanava.
Rey lascia la brigata Murat presso Salò ed avanza su Valeggio mentre Dogua raggiunge Legnago e Lannes con 3.000 uomini muove sul basso Adige. Questi movimenti permettono a Napoleone si concentrare contro Provera 26.000 uomini. Joubert ricaccia gli austriaci da Corona ed Augereau segnala la presenza in pianura di 12.000 austriaci.
Gli austriaci attaccano in massa Joubert (13 I) minacciandolo di avvolgimento e lo costringono a ritirarsi a Rivoli, dove chiede ordini a Napoleone dichiarandosi pronto a ripiegare il giorno seguente su Castelnuovo.
Napoleone sospende l’ammassamento contro Provera e concentra le forze a Rivoli inviando:

Napoleone sconfigge duramente gli austriaci presso Rivoli (14 I).

La Resa di Mantova.
Provera frattanto ha passato l’Adige (sera del 13 I) ed avanza verso Nogara, sul Mincio (14 I) tentando di forzare il blocco di Mantova a Porto San Giorgio (15 I) ma è respinto dalle truppe di Sérurier. Contro di lui si rivolge il grosso dei francesi:

Provera effettua un secondo tentativo di forzare il blocco di Mantova a La Favorita (16 I), contemporaneo ad una sortita di Wurmser presso Sant’Antonio che però è respinta dalla 57esima mezza brigata guidata dal generale Victor. Provera è avvolto disordinatamente a San Giorgio, perde 3 cannoni, subisce la perdita degli ussari di Herdendy ed è costretto ad arrendersi con i suoi 5-6.000 uomini (compresi i volontari d Vienna) e 20 cannoni.
In quattro giornate i prigionieri totali sono quindi 25.000, compresi un luogotenente generale, due generali, 12-15 colonnelli, 20 bandiere e 60 cannoni oltre ai 6.000 tra feriti e caduti austriaci.
Bajalicz è incalzato fino a Treviso e gran parte del Veneto è occupato dai francesi.
Wurmser (con l’aiutante maggiore Klenau) è infine costretto ad arrendersi con 16.000 uomini (2 II) ed ottiene di essere lasciato libero.

La Pace con lo Stato Pontificio.
Napoleone torna a Bologna con la divisione Victor (8.600 uomini) che comprende 4.000 uomini delle Legioni Cisalpina e Transpadana guidati dal milanese Pietro Teulié (1 II). Teulié caccia le truppe mercenarie pontificie dalle posizioni sul fiume Senio a cavallo della via Emilia, cattura 14 cannoni, 8 bandiere ed un migliaio di uomini (6 II). Victor occupa Ancona (7 II).
Lo Stato Pontificio è costretto ad accettare la pace di Tolentino (19 II) con la quale cede alla Francia Avignone, le Legazioni (con Bologna e Ferrara), Ancona, versa 30.000.000 di indennità di guerra e consegna numerose opere d’arte.

La Spagna a fianco della Francia.
Carlo IV di Borbone re di Spagna firma una convenzione con la Francia (19 VIII 1796), ratificata a Parigi (12 IX): ciascuno si impegna a mettere a disposizione 15 vascelli e 10 tra fregate e corvette. L'Inghilterra dichiara l'embargo dei vascelli spagnoli nei suoi porti (15 IX) e la Spagna le dichiara guerra.
L'Inghilterra possiede 108 vascelli, 400 bastimenti e 120.000 marinai. La Spagna possiede 76 vascelli, 51 fregate, 184 tra corvette, brigantini e navi minori ma gli equipaggi sono insufficenti (66.000 effettivi sui 104.000 necessari) ed indisciplinati.
Il contingente navale spagnolo si unisce alla flotta francese a Tolone costringendo gli inglesi a rinunciare al blocco (14 navi).
I franco-spagnoli sbarcano in Corsica, a Capo Corso (18 X 1796) ed entrano a Bastia (20 X) evaquata da Nelson. La flotta inglese lascia le acque della Corisica (2 IX) e ripara a Gibilterra (2 XI 1796). Nelson evacqua il materiale di marina da Porto Ferraio (26 XII) e raggiunge a sua volta Gibilterra (2 II 1797).

La Battaglia di Capo san Vincenzo.
L’ammiraglio José di Cordova con 25 vascelli ed 11 fregate spagnole parte da Cartagena (1 II 1797) diretto in Atlantico ma presso Capo San Vincenzo è intercettato e sconfitto da 15 vascelli, 4 fregate e 2 corvette inglesi dell’ammiraglio John Jervis, con il commodoro Nelson (14 II). Gli spagnoli restano con 21 vascelli e riparano nel porto di Cadige dove sono bloccati per due anni. Cordova è destituito assime ad altri 7 ufficiali. Jervis è premiato con la nomina a conte di Saint Vincent, due ufficiali sono nominati baronetti, Nelson ha catturato due vascelli e riceve l'ordine del Bagno.
Gli equipaggi della squadra di lord Birdport a Spithead si ribellano, rifiutano di salpare (15 IV 1797) e mandano al parlamento una petizione chiedendo un aumento della paga, un'equa ripartizione delle prede, alcuni modesti vantaggi per i feriti ed i malati, cibo migliore e permessi per le visite ai familiari. Dopo un mese di trattative le richieste sono accettate ma uno dei comandanti, Richard Parker, è giustiziato (VI 1797).

La Marcia su Vienna.
Il Direttorio porta le forze in Italia a 79.000 inviando a Napoleone le divisioni di Charles Bernadotte e Delmas dal fronte renano, dove a Moreau ne restano 130.000 (Armata della Sambre e della Mosa, Armata del Reno e della Mosella).
In marzo Napoleone dispone di una divisione di cavalleria (Dugua) e 7 divisioni di fanteria per un totale di 63.000 uomini, più le guarnigioni che ammontano a 16.000 francesi, 10.000 piemontesi (dell’alleato Carlo Emanuele IV di Savoia re di Sardegna) ed altri 8.000 italiani. Ogni divisione di fanteria comprende un reggimento di fanteria leggera, due brigate di fanteria di linea (su due reggimenti), una brigata di cavalleria (su due reggimenti) ed una batteria.
L’Austria destina al fronte italiano 90.000 uomini (10.000 di milizia locale):

Massena avanza (11 III) per Bassano, Feltre, Belluno e cattura presso Longarone parte della colonna Lusignan (14 III) i cui resti sono inseguiti per la val di Piave. Frattanto Napoleone con il grosso avanza per Conegliano, Sacile e Pordenone.
L’arciduca Carlo schiera il grosso a Codroipo (15 III) e distende il resto delle truppe sul Tagliamento (in magra) tra Osoppo e Latisana. Napoleone lo fronteggia tra Valvasone, Casarsa e San Vito mentre Massena da Longarone dovrebbe scendere per Monte Cavallo ad Aviano ma ne è impedito dalla neve, quindi per Fadalto raggiunge Vittorio Veneto.
Napoleone consiglia Joubert in Germania di iniziare la marcia su Vienna ed attacca gli austriaci sul Tagliamento: All’ala sinistra avanza a divisione Guieu, al centro la divisione Sérurier, all’ala destra la divisione Bernadotte. Le ali sono appoggiate da due batterie di 12 pezzi. Dopo un duello d’artiglieria ed alcune schermaglie tra cavalleggeri, i francesi eseguono una finta ritirata attirando gli austriaci. I combattimenti tra cavalleria e fanti leggeri proseguono per due ore, dopo di che i francesi attaccano schierando ogni reggimento in ordine misto (Il primo e terzo battaglione in colonna ed il secondo spiegato). L’avanguardia (Bernadotte) comprende il 27esimo leggeri (Duphot) ed il 15esimo (Murat).
L’arciduca si disimpegna e ripiega sulle fortezze di Palamanova e Gradisca, inviando Bajalicz con 5.000 uomini per Udine, Cividale, Caporetto, Predil a Tarvisio.
Guieu insegue la colonna Bajalicz e l’attacca sull’alto Natisone. Napoleone con Sérier, Bernadotte e Dugua insegue l’arciduca Carlo e sollecita l’intervento di Massena verso Tarvisio, passando il fiume a San Daniele.
Sérurier passa l’Isonzo a sud di Gradisca e minaccia di avvolgimento l’arciduca Carlo che ripiega da Gradisca per Postumia verso Lubiana. Gradisca è occupata da Bernadotte (19 III) e Gorizia da Napoleone (21 III).
Massena respinge Ocksay con 2.000 austriaci, occupa Pontebba (21 III) e Tarvisio (22 III), ricacciando Bajalicz oltre Predil, da dove per Ratace e Wurzen raggiunge l’arciduca Carlo. Insieme riprendono Tarvisio (23 III) ma Massena li ricaccia su Villach e torna e Predil dove Bajalicz, minacciato alle spalle da Guieu a Plezzo, è costretto ad arrendersi.
Frattanto si apre il fronte in Tirolo. Joubert attacca Dawidowich in val Cembra (20 III), lo respinge ed occupa Bolzano (22 III), dove lascia la divisione Baraguay a fronteggiare il campo austriaco di Merano (presidiato da Laudon). Quindi prosegue su Bressanone resistendo agli attacchi di Kerpen che è costretto a ripiegare oltre Mezzaselva verso il Brennero. Ai primi di aprile Joubert è padrone della val Pusteria.
Dugua occupa Trieste (23 III) ed avanza su Fiume mentre Bernadotte avanza a Vipacco e Prevallo. Napoleone organizza il passaggio delle Alpi istituendo a Palamanova una “piazza di deposito” dove accumula munizioni, materiali ed istituisce un ospedale, poi con Sérurier raggiunge Guie e Massena tra Treviso e Villach ed avanza con 25.000 uomini occupando Klagenfurt (29 III) dove istituisce un’altra “piazza di deposito”, richiama Bernadotte (che lascia una brigata a Prevallo) e Victor (dalle Romagne).
L’arciduca Carlo si trova a nord, sulla strada di Neumarkt, con i corpi di Dawidowich, Ocksay, i 30.000 austriaci provenienti dal Reno e nuove truppe, più il corpo di Kerpen in arrivo da Innsbruck per un totale di 50.000 uomini (ne ha persi 15.000 nella ritirata).
Napoleone invia all’arciduca una proposta di trattative di pace (31 III), azzarda un’avanzata da Klagenfurt a Michelsdorf, dove la sua avanguardia (Massena) respinge un distaccamento austriaco, rifiuta di concedere un armistizio, occupa Neunarckt (2 IV) ed entra nella valle della Mur (3 IV). Una brigata è inviata fino a S. Micael a fronteggiare Kerpen, costretto ad un lungo giro per la valle dell’Ens per unirsi all’arciduca.
Alle spalle francesi scoppiano rivolte in Tirolo e nelle Venezie. Baranguay deve abbandonare Bolzano e si unisce a Joubert a Bressanone. Trieste è sgombrata. Victor seda la rivolta nelle Venezie ma deve fronteggiare Laudon sceso da Merano a Bolzano. Hoche passa il Reno a Düsseldorf.
Napoleone spinge parte delle sue truppe fino al Semmering (7 IV), a due tappe da Vienna, e lo stesso giorno è firmato l’armistizio di Judenburg.
Baraguay e Joubert per la valle della Drava raggiungono Villach (8 IV) con 7.000 prigionieri.
Nei preliminari di pace (Leoben, 18 IV), Napoleone offre Venezia, il Friuli e la Dalmazia (non suoi) in cambio della cessione della Lombardia, dei Paesi Bassi Austriaci e dei territori oltre il Reno.
La Repubblica Cispadana è ingrandita con la Lombardia e cambia nome in Repubblica Cisalpina (12 IV 1797).

Le Pasque Veronesi.
Alcuni sudditi veneziani (tra i quali i fratelli Lecchi) insorgono a Bergamo (16 III) e Brescia (18 III). I francesi occupano la cittadella di Bergamo. Si ribellano anche Crema e Salò. I veneziani ribelli formano alcuni battaglioni, squadroni ed una compagnia di cannonieri.
Le relazioni diplomatiche tra Napoleone e Venezia sono interrotte (9 IV).
A Verona scoppia una rivolta anti-francese (17 IV - 25 IV): 3-400 francesi sono uccisi negli ospedali ed il generale Ballard è costretto a chiudersi nel castello. La rivolta è repressa da truppe francesi ed italiane.
La nave "Liberatore d'Italia" forza il lido veneziano ma è saccheggiata da una galeotta di Cattaro (20 IV); il capitano Laugier è tra i caduti.
I francesi creano governi rivoluzionari a Vicenza e Padova. Venezia firma un'armistizio con le truppe francesi.

La Spedizione contro Teneriffe.
Gli inglesi riportano un'altra vittoria sulla flotta spagnola nei Caribi ed occupano Trinidad.
Nelson con 4 vascelli, 3 fregate ed un cutter lascia il blocco di Cadige (5 III 1797) e attacca l'isola di Teneriffe (21 VII), difesa da 8.000 spagnoli guidati da Juan Gutierrer. Troubridge sbarca con 1.100 marinai e fanti di marina ma trova accanita resistenza e deve reimbarcarsi.
Nelson forza l'entrata del porto (notte del 25 VII) ma il cutter affonda con 97 uomini. Gli inglesi catturano ed inchiodano i cannoni sul molo. Nelson è ferito al gomito destro ed il braccio deve essere amputato. Troubridge, Samuel Hood e Miller sono bloccati in città ma minacciano di incendiarla ed ottengono una tregua, il permesso di reimbarcarsi e lo scambio dei prigionieri.
La flotta inglese lascia l'isola (27 VII) e torna al blocco di Cadige (18 VIII).

La Pace di Campoformido.
Napoleone nel ritorno si ferma a Trieste (29 IV) con Marat, Bernadotte e Desaix (la città è evaquata dai francesi il 24 V).
A Palmanova Napoleone pubblica un manifesto contro Venezia, che equivale ad una dichiarazione di guerra (1 V), ed occupa Treviso (2 V).
A Venezia i filo-francesi si riuniscono in consulta (9 V), chiedono l'apertura delle prigioni, la libertà di stampa, l'erezione di un albero della libertà, il licenziamento delle truppe schiavone e l'elezione di un governo democratico. In città è accolto Baranguay d'Hilliers con 3.000 francesi.
Il senato, presenti solo 537 senatori (il numero legale è 600), sancisce l'occupazione francese con due clausule, il mantenimento delle feste religiose e la concessione ad un vitalizio ai patrizi che perdono il posto in senato (512 voti favorevoli, 30 contrari, 5 astenuti). La folla nel pomeriggio assale le case ed i negozi dei giacobini, compreso il palazzo dei Carmini.
Venezia e Napoleone firmano un trattato di pace a Milano (16 V), con la quale la prima chiede ufficialmente l'invio di truppe francesi ed accetta cinque articoli segreti: lo scambio dei territori, il versamento di una grossa indennità, la consegna del materiale cantieristico, di 3 vascelli di linea, 2 fregate e di 20 quadri e 500 manoscritti sceltri da Napoleone.
Una legione francese ed una italiana, guidata dal generale Gentili, occupano Corfù (28 V), Cefalonia e Zante. La guarnigione di Zara (generale Antonio Stratico e 170 ufficiali schiavoni) si congeda con una cerimonia solenne (1 VI).
Il comissario imperiale conte Raimondo della Torre occupa i territori veneziani in Istria con il pretesto di proteggerli (10 VI).
Venezia, Bergamo e Brescia sono annessi alla Repubblica Cisalpina (20 VI).
La pace è firmata a Villa Manin di Passariano (17 X 1797); il trattato è detto trattato "di Campoformido", luogo dove sono iniziati i negoziati.
Seurier con 10.000 uomini è acquartierato a Mestre. La municipalità veneziana vota all'unanimità l'annessione alla Cisalpina (28 X) mentre un plebiscito determina di combattere (12.725 voti contro 10.843), ma non ha seguito.
I francesi asportano i celebri Quattro Cavalli ed il Leone Sasanide (frutto del sacco di Bisanzio), tutti i cannoni ed il materiale dell'arsenale. Le navi sono affondate.
Brueys con 6 vascelli ed alcune fregate occupa le isole Ionie e cattura la flotta veneziana a Corfù.
Dopo l’assassinio del generale Duphot a Trastevere, il generale Victor con 9.000 uomini (molti italiani) occupa anche lo Stato Pontificio che diviene Repubblica Romana.
L’Inghilterra rimane sola in guerra contro la Francia. Fulton illustra inutilmente a Napoleone i suoi proggetti per la costruzione di sottomarini "Nautilus" e di torpedini (1797).
Jevis soffoca la ribellione degli "Irlandesi Riuniti" (1798).



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