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Con
una terza fase esplorativa si è finalmente raggiunto il
fondo del Pozzo del Merro.
Il 19 marzo
2002 il ROV "Prometeo" del Nucleo Sommozzatori dei
Vigili del Fuoco di Milano ha raggiunto la profondità
di -392 metri poggiandosi sul fondo della voragine. L'operazione,
frutto di una collaborazione tra il Corpo Nazionale dei
Vigili del Fuoco e l'Assessorato all'Ambiente della Provincia
di Roma, ha visto impegnati rappresentanti dei Vigili
del Fuoco di vari Comandi al fine di organizzare la complessa
logistica necessaria ad un tale intervento.
Con l'occasione il Dipartimento di Scienze Geologiche
dell'Università di Roma "Roma TRE" ha gentilmente
messo a disposizione una particolare sonda multiparametrica
che, trasportata dal ROV, ha consentito di acquisire dati
fisico-chimici della colonna d'acqua fino alla profondità
di -95 metri.
Dal confronto di questi dati con quelli registrati negli
anni precedenti dallo scrivente, nell'ambito della sua
Tesi di Laurea, sarà possibile delineare con maggior dettaglio
le caratteristiche idrochimiche delle acque presenti nella
cavità.
Le immagini trasmesse dal ROV permetteranno di implementare
il rilievo geomorfologico della parte più profonda. Già
da una prima interpretazione dei dati si può affermare
che lo stretto camino carsico si allarga alla base formando
una camera di circa 30 metri di diametro.
Sul fondo di questa vi è un marcato accumulo di sedimenti
limosi ed argillosi composti dal residuo insolubile delle
rocce calcaree nelle quali si apre la voragine.
La litologia sembra la medesima (Calcare Massiccio Liassico)
lungo tutta la struttura con evidenze di alterazione chimica
e corrosione carsica. Alcuni depositi lungo le pareti
potrebbero essere gesso. L'origine di questo minerale
(solfato di calcio idrato) sarebbe da ricercarsi nella
reazione tra il carbonato di calcio e i composti dello
zolfo presenti nelle acque. Per maggiori informazioni
si dovranno attendere i risultati delle analisi mineralogiche
su alcuni campioni di sedimento riportati in superficie
dal ROV e dallo scrivente nel corso di immersioni.
Nel futuro si prevede una collaborazione con un team di
ricercatori e speleosubacquei statunitensi impegnati in
ricerche analoghe nell'ambito dello studio di alcuni sinkholes
messicani.
In questo modo si avrebbe l'opportunità di confrontare
metodologie e risultati in un progetto di ricerca internazionale
di grande respiro e valenza scientifica.
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