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Il pozzo del Merro
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Raggiunti i -392 al pozzo del Merro
Dr. Giorgio Caramanna

MSTD - Dr. Giorgio CaramannaCon una terza fase esplorativa si è finalmente raggiunto il fondo del Pozzo del Merro. 
Il 19 marzo 2002 il ROV "Prometeo" del Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Milano ha raggiunto la profondità di -392 metri poggiandosi sul fondo della voragine. L'operazione, frutto di una collaborazione tra il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e l'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Roma, ha visto impegnati rappresentanti dei Vigili del Fuoco di vari Comandi al fine di organizzare la complessa logistica necessaria ad un tale intervento.

Con l'occasione il Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università di Roma "Roma TRE" ha gentilmente messo a disposizione una particolare sonda multiparametrica che, trasportata dal ROV, ha consentito di acquisire dati fisico-chimici della colonna d'acqua fino alla profondità di -95 metri. 

Dal confronto di questi dati con quelli registrati negli anni precedenti dallo scrivente, nell'ambito della sua Tesi di Laurea, sarà possibile delineare con maggior dettaglio le caratteristiche idrochimiche delle acque presenti nella cavità.

Le immagini trasmesse dal ROV permetteranno di implementare il rilievo geomorfologico della parte più profonda. Già da una prima interpretazione dei dati si può affermare che lo stretto camino carsico si allarga alla base formando una camera di circa 30 metri di diametro. 

Sul fondo di questa vi è un marcato accumulo di sedimenti limosi ed argillosi composti dal residuo insolubile delle rocce calcaree nelle quali si apre la voragine. 

La litologia sembra la medesima (Calcare Massiccio Liassico) lungo tutta la struttura con evidenze di alterazione chimica e corrosione carsica. Alcuni depositi lungo le pareti potrebbero essere gesso. L'origine di questo minerale (solfato di calcio idrato) sarebbe da ricercarsi nella reazione tra il carbonato di calcio e i composti dello zolfo presenti nelle acque. Per maggiori informazioni si dovranno attendere i risultati delle analisi mineralogiche su alcuni campioni di sedimento riportati in superficie dal ROV e dallo scrivente nel corso di immersioni.

Nel futuro si prevede una collaborazione con un team di ricercatori e speleosubacquei statunitensi impegnati in ricerche analoghe nell'ambito dello studio di alcuni sinkholes messicani. 

In questo modo si avrebbe l'opportunità di confrontare metodologie e risultati in un progetto di ricerca internazionale di grande respiro e valenza scientifica.

 

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Last Modified: oct 2002