|
Durante
l'autunno del 1997 avevo sentito parlare di una zona nei
pressi di Roma dove esisteva un pozzo naturale allagato
di profondità non conosciuta. La notizia mi interessava
particolarmente perché da molto tempo ero alla ricerca
di luoghi di immersione con caratteristiche particolari
e profondità rilevanti. Tutto questo al fine di consentire
l'addestramento alle immersioni profonde in acque confinate
e ambienti ristretti utilizzando anche miscele trimix.
Ho pensato quindi di sentire un conosciuto speleo-sub
romano, Matteo Diana, per sapere se aveva mai sentito
parlare di questo pozzo. Per combinazione Matteo circa
vent'anni prima collaborò con tecnici dell'ACEA S.p.A.
al monitoraggio delle acque all'interno di un pozzo carsico
limitrofo denominato pozzo "Sventatore".
In quella circostanza conobbe il Pozzo del Merro. L'ACEA
infatti negli anni 70 realizzò una centrale d'adescamento
delle acque da questo complesso idrogeologico con l'intento
di convogliarle in un acquedotto già esistente, ma per
motivi oscuri furono svolte ricerche sulla natura e sulla
portata della risorgenza che si rivelarono inesatte tanto
che l'impianto dopo pochi mesi dalla costruzione fu smantellato.
Oggi rimangono sul posto una costruzione in cemento, una
rotaia sospesa su tralicci (utilizzata per il trasporto
durante i lavori) che porta dal piano campagna al fondo
della dolina (profonda circa 70 metri.) alla base della
quale ristagna lo specchio d'acqua. Inoltre nell'ultimo
tratto della gran voragine, prima di giungere sulle sponde
del bacino, giace una grossa condotta lunga più di 10
mt.. Il Merro si trova a circa 20 Km.
A nord di Roma e si tratta di un profondo condotto verticale
che da informazioni raccolte presso il Dipartimento di
Scienze della Terra dell'Università La Sapienza, sembrava
essere profondo poco più di 90 mt...
Lo specchio d'acqua di forma ovale (massima larghezza
27 mt) affiora alla base di una dolina le cui pareti in
parte scoscese sono ricoperte da una rigogliosa vegetazione.
Il versante Nord è una parete di roccia calcarea liscia
e verticale, caratteristiche queste che oltre a rendere
particolarmente suggestivo l'ambiente ne impedirebbero
l'accesso se non fosse per un camminamento scalettato
ricavato nella pietra durante i lavori dell'ACEA.
L'ultimo tratto del percorso è caratterizzato da un passaggio
obbligato attraverso una scala verticale in ferro alta
8 mt. ed ancorata ad un costone di roccia ai piedi del
quale rimangono ancora 30 mt, di dislivello su un piano
fortemente inclinato, viscido e fangoso prima di poter
giungere all'acqua. Il piccolo laghetto non mostra le
sponde che lo delimitano in quanto la vegetazione sempre
più fissa precipita fino a lambirne la superficie che
appare verde, totalmente coperta da un tappeto di minuscole
piantine lacustri chiamate "Lemna".
La sera stessa ne parlo a Giorgio Caramanna amico
e compagno d'immersione, laureando in Geologia al quale
descrivo con entusiasmo le particolari e suggestive caratteristiche
geomorologiche del sito proponendogli una immersione ricognitiva
nei prossimi giorni. Al termine della prima esplorazione
subacquea effettuata insieme al nostro compagno fidato
Simone Formica, e dopo attente osservazioni del complesso,
Giorgio decide di inserire lo studio di questa complessa
struttura calcarea come argomento principale nella sua
Tesi di Laurea in Idrogeologia presso il Dipartimento
di Scienze della Terra dell'Università di Roma "La Sapienza".
|