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Il pozzo del Merro
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Immersioni al Pozzo del Merro

MSTD - Riccardo Malatesta, technical diverNon è stato facile trasportare le nostre attrezzature sul fondo della voragine, abbiamo impiegato circa due ore per discendere il ripido sentiero di scale e calare con un paranco le bombole ed i  sacchi nell'ultimo tratto della discesa. Ora siamo in equilibrio precario sulle ripide sponde del laghetto rese viscide dal fango che immediatamente si amalgama alle nostre attrezzature. Finalmente pronti ci togliamo con grande piacere da quella scomoda situazione scivolando in acqua.  Appena sotto il manto verde la luce naturale è quasi totalmente assente per cui è necessario accendere gli illuminatori, grazie ai quali possiamo notare le sponde che fino ad una profondità di 6 metri degradano sotto forma di franata con massi incastonati nel fango argilloso; oltre tale profondità le bianche pareti calcaree del condotto diventano verticali.  

MSTD - Immersione al Merro



La visibilità è buona e migliora con l'aumentare della profondità, mentre la temperatura dell'acqua si mantiene costante a 16°. Durante la discesa notiamo numerose aperture nelle pareti che originano diramazioni di dimensioni variabili ed aventi tutte una sezione circolare seguendo un andamento quasi sempre verticale. Alcune di queste creano dei veri e propri camini paralleli al condotto principale nei quali è possibile entrare ed uscire a diverse quote. Di tanto in tanto appaiono incastrati nelle fessure della roccia o in equilibrio su speroni di calcare, assi e pali di legno residui evidenti del cantiere realizzato anni addietro. La galleria verticale ha un diametro massimo di 9 metri e, a -50 varia il suo andamento inclinandosi verso ovest cosicché a -55 la superficie non è più a vista. Proseguendo ci si rende conto di trovarsi in ambiente chiuso, è pertanto necessario utilizzare tecniche previste per progressioni speleosubacquee. 

La nostra ricognizione termina a 72 metri di profondità dove notiamo un sensibile restringimento limitato a quella profondità, subito dopo infatti i nostri fari mostrano ancora ambienti ampi ed andamento verticale. Torneremo presto...

Immersioni profonde (trimix):
I successivi due anni ci vedono impegnati oltre che nella raccolta di fondamentali dati per lo studio, anche nell'esplorazione subacquea di questo sinkhole svolta con attrezzature e tecniche prettamente speleosubacquee. 

L'ambiente severo e insidioso rende il nostro lavoro estremamente faticoso e le operazioni quotidiane per il trasporto delle attrezzature subacquee e scientifiche vengono effettuate in condizioni di sforzo prolungato e rischi calcolati; in questi momenti ci è di fondamentale aiuto l'opera di amici che non si risparmiano nelle lunghe giornate al Pozzo del Merro. 

Nella primavera del 99 Giorgio ed io, dopo settimane di preparativi ed allenamenti, siamo pronti per effettuare l'immersione di punta a -100 metri con l'obiettivo di prelevare campioni di acqua, rocce e sedimento, rilevare la temperatura e realizzare il rilievo del condotto. 

La pianificazione viene studiata con scrupolo ed insieme a Simone utilizziamo diversi software per lo sviluppo delle tabelle deco; il profilo dell'immersione prevede una rapida discesa respirando nitrox al 36% fino a -33, una miscela heliair 11/45 che ci darà alla massima quota prevista di -105, un equivalente narcotico in aria di -54, ancora l'EAN36 in risalita dai -33 ed ossigeno al 100% a 6 e 3 metri il tutto per una deco massima di 60 minuti.  

Simone sarà il nostro "facchino angelo custode"; inizialmente depositerà a diverse quote lungo una cima bombole di backup caricate con aria, nitrox ed ossigeno, e durante la risalita ci aspetterà a -60 per assisterci durante tutta la decompressione. Grazie agli amici "sherpa" che ci hanno trasportato tutte le attrezzature fino alle sponde, iniziamo la nostra discesa in condizioni fisiche e mentali ottimali; si parte e in due minuti arriviamo al frazionamento finale della cima al quale collego il capo della sagola che svolgerò dal reel (rocchetti). 

Raggiunta la quota  dei -70 metri e dopo un parziale restringimento le pareti di fronte a noi si perdono nel nero lontane dai fasci bianchi dei nostri illuminatori, il pozzo continua verticale ed è veramente suggestivo precipitarci dentro osservando il muro di bianco calcare sfrecciare veloce verso l'alto. Giorgio è sopra e mi segue senza mai lasciare la sagola. -100.  

Riesco a trovare un vecchio trave di legno in equilibrio precario su spuntoni di roccia al quale immediatamente lego la sagola per poi assistere Giorgio durante le operazioni previste a quella quota; il tempo di annotare orientamento, inclinazione e dimensioni del condotto e già è ora di risalire. Ripetiamo il tutto durante la risalita fin quando intravediamo le luci del nostro safety-diver puntuale all'appuntamento. Vorrei raccontargli subito ciò che abbiamo visto ma riesco solo a fargli capire che il Merro non finisce lì sotto...

MSTD - Merro, la sagola

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Last Modified: oct 2002