Nel mese di Agosto (98) abbiamo svolto una esplorazione spleleosubacquea nella risorgenza dell'Auso situata alla pendici del massiccio degli Alburni (Sa) e scoperta da gruppi speleo che da anni "battono" sistematicamente la zona particolarmente ricca di cavità di tipo. Non potendo contare sulla presenza di subacquei, gli speleologi hanno contattato Matteo Diana, sub romano di vecchia data e con all'attivo importanti operazioni in questo campo. Matteo a sua volta ci ha invitato ha partecipare all'organizzazione ed allo svolgimento di questa esplorazione.Abbiamo quindi preso parte all'iniziativa io (Riccardo Malatesta) e Giorgio Caramanna preparando con scrupolo il nostro intervento a partire dalla raccolta di quante più informazioni possibili sul territorio e sull'ambiente sotterraneo dalla zona, al fine di predisporre le attrezzature e stabilire le tecniche per l'avvicinamento al sito d'immersione.

Gran parte delle informazioni necessarie sono state fornite dallo stesso Matteo che aveva già operato in zona ed ara quindi a conoscenza dell'obiettivo. Si trattava di superare un sifone lungo circa cento metri e profondo un massimo di venti (la profondità massima è nel pezzo iniziale del sifone). Matteo ci aveva inoltre informati della presenza, a circa metà del sifone, di una apertura di forma triangolare e dimensioni molto ridotte rispetto agli ampi spazi della galleria principale.
Giunti sul posto troviamo, con piacere, un gruppo di speleologi già pronti ad occuparsi del trasporto, fino all'inizio della parte immersa, delle nostre attrezzature subacquee e preparati a predisporre l'armo con corde e scalette indispensabili per l'ingresso in acqua.
Tra noi e la superficie dell'acqua c'è un pozzo naturale di forma ovale profondo circa sette metri creato durante le piene del fiume sotterraneo.
Vista dall'alto questa "pozza" è davvero poco invitante. Ampi specchi d'acqua sono coperti da piume e liquami di piccioni ed altri pennuti della zona. In realtà dalle zone pulite si vedono i grossi massi posati sul fondo e si capisce che l'acqua sottostante ha una buona visibilità.
Ci vestiamo e finalmente iniziamo l'immersione...
Visto che non abbiamo programmato nessuna penetrazione profonda, abbiamo caricato i nostri bibombola con "semplice" aria compressa. A nostra disposizione abbiamo anche delle bombole di ossigeno puro da utilizzare nelle tappe meno profonde in caso di eventuale decompressione...
Una volta sotto il pelo dell'acqua ci rendiamo conto che la visibilità è effettivamente molto buona, a patto di non alzare il sedimento poggiato sulle rocce. Ci dirigiamo verso il fondo e ci avviciniamo, passando tra enormi massi accatastati, verso il tunnel (quattro metri d'altezza e circa cinque di larghezza) in direzione nord. Questa galleria prosegue mantenendo costanti le proprie dimensioni e risalendo fino nella zona post-sifone. Matteo Diana dopo la prima immersione ha proseguito l'esplorazione terrestre della grotta scoprendo che questa esaurisce il suo sviluppo dopo circa duecento metri. Noi ,invece, abbiamo studiato la conformazione della parte immersa della grotta effettuando anche dei rilevamenti per l'orientamento della galleria. Giorgio ha poi scattato delle fotografie molto utili per la documentazione sull'esplorazione.
La prima giornata di lavoro terminava rientrando al campo base insieme agli amici speleologi.
Il giorno successivo, nella seconda immersione, Matteo ha provveduto alla verifica della stabilità della sagola guida precedentemente sistemata. Io e Giorgio abbiamo esplorato un angusto budello, diramazione della galleria principale. Il cunicolo avente sezione circolare con diametro di 80/100 cm si sviluppa con notevole pendenza. Durante questa penetrazione ho superato anche un paio di gomiti verticali raggiungendo poi la profondità massima di trenta metri. Prima di rientrare ho osservato come il tunnel avanzava e posso affermare che prosegue ulteriormente aumentando anche di pendenza. L'acqua in questo tratto è molto più limpida e ha una temperatura di 11 gradi centigradi.
Le pareti calcaree ben levigate e la presenza di ghiaia e ciottoli bianchi sul fondo dello scalino pianeggiante a -30 sono elementi che lasciano supporre che questo sia un ramo della risorgenza e quindi il sifone soprastante e la zona post-sifone siano cavità di allagamento.
La scoperta di questo cunicolo inferiore ha dato molto entusiasmo agli speleo i quali dopo la deludente esplorazione del tratto post-sifone erano ormai rassegnati all'idea che questa risorgeza fosse di modeste dimensioni. Con molta probabilità il meglio deve ancora arrivare...
Per l'inizio del mese di ottobre stiamo organizzando una seconda esplorazione attraverso la quale tenteremo di aumentare la progressione in quello che in realtà era considerato un ramo "secondario".
Sono d'obbligo i ringraziamenti alle squadre di speleologi
che si sono alternate per il trasporto delle nostre pesanti
attrezzature subacquee al punto d'immersione. Speriamo
di poter gratificare la loro presenza ed il loro aiuto
con risultati di maggiore rilievo nel proseguimento dell'esplorazione.
Un ringraziamento particolare al "vecchio" Matteo che
per primo ha individuato l'accesso al sifone, lo ha superato
e ha poi proseguito l'esplorazione della parte asciutta
della galleria. Conoscendo il particolare sentimento di
gelosia proprio degli speleologi nei confronti delle "loro"
grotte, apprezziamo ulteriormente il suo invito.
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