Benvenuti nel Sito (temporaneo)

di Massimo Mongai

 

 

 

Serendipità:

istruzioni per l'uso.

 

 

di

 

 

Massimo Mongai

 

 

"...ma tu giri, giri, cammini, cammini...ma 'nd'andrai?"

(lo Sconosciuto al Camminatore)

Un inverno a Ladispoli

Goffredo Sarsina

 

"Ti prego, ti prego, ti prego,ti prego,

non essere crudele, ti prego, dammela,

devo farmela ora, subito,

subito, ti dico, non ne posso fare a meno,

lo sai! Oh Yasna, ti prego, dammela!

Morirò se non lo fai, lo sai!

Ma se non lo fai, morirai anche tu,

perchéio ti ammazzerò e nessuno

dico nessuno lo saprà mai!"

Andai a Serendip, ma volevo andare altrove

Anthenor Barberini

 

 

 

Una definizione.

 

Come si diceva un tempo, esordiamo in media res, quindi dalla cosa più importante e senza perder tempo; e quindi dalla definizione del termine. Definizione vuol dire l'atto del definire (cioè di porre dei limiti) ma anche spiegazione di un vocabolo e soprattutto risoluzione, decisione, ad esempio definizione di una controversia.

Le definizioni di serendipità non sono moltissime e differiscono per piccoli particolari, ma per comodità e per avere un chiodo a cui attaccare il quadro, con cornice e passepartout, ho pensato fosse meglio cominciare così, anche per soddisfare subito una eventuale curiosità (per chi lo sa già e per chi non ne sa niente) e tanto per avere qualche punto in comune.

 

 

"Serendipità ...1.Trovare una cosa non cercata ed imprevista mentre se ne cerca un'altra: la scoperta dell'America fu un caso di serendipità. 2. Nella scienza, il trovare nel corso di osservazioni empiriche, dati o risultati imprevisti da una teoria o contrastanti con essa, ma di importanza fondamentale"

 

Zingarelli-Zanichelli, Ed. 1981

 

 

Lo Zingarelli-Zanichelli accenna anche il fatto che il termine trae origine dall'inglese "serendipity"

 

"Serendipity...(coined by Horace Walpole (c.1754) after his tale The Three Princes of Serendip (i.e. Ceylon), who made such discoveries)...an apparent aptitude for making fortunate discoveries accidentally"

 

Webster Unabridged Dictionary, Ed.1988

 

Tradotta letteralmente, tale definizione vuol dire (la traduzione è mia):

 

"...(coniata da Orazio Walpole (circa nel 1754), dal suo racconto I tre principi di Serendip ( cioéCeylon), che fecero tali scoperte)...una apparente capacità di fare scoperte fortunate per caso"

 

Uno di questi testi contiene un errore clamoroso ed io ci ho messo anni a scoprire quale, per altro scoprendo che l'errore era noto a molti, ma non corretto quasi mai. Per dire...

 

Un indice ragionato

 

Ho cercato di scrivere questo libro nel modo più semplice possibile, ma al tempo stesso cercando di rendere intrigante il racconto e fruibile al massimo il testo in quanto tale, un vero e proprio manuale con istruzioni per l'uso. Lo so, è una bella pretesa! Fatto sta che, per raggiungere questo scopo, ho pensato di concepire e di stendere ogni capitolo in modo che fosse quanto più possibile fruibile anche in modo autonomo.

Questo perchécredo (ereticamente, ma non da solo; ad esempio Daniel Pennac; ma anche Cerami) che un libro si possa leggere anche cominciando direttamente dal centro, o anche dalla fine, soprattutto un libro come questo che parla di ricerca e di ricerca casuale e creativa ed altre cose un po' strane.

Insomma passate oltre, se vi va, direttamente alle conclusioni o ad un capitolo intermedio. Oltretutto può essere benissimo che ne sappiate già abbastanza di S. da volere informazioni più precise. Leggetevi l'indice per scegliere. Sempre se vi va.

Se preferite la strada dritta e normale, seguite l'indice, che in fondo è un menabò, parola lombarda per solco ("dove si meno i buoi"). E questa affermazione non è una esibizione ad effetto, ma un seme di serendipità: ad sempio, perchéè parola lombarda? Chiedetevelo...

 

Una definizione.

 

In cui si danno le definizioni pure e semplici. E' l'inizio e lo avete già passato.

 

Indice ragionato.

 

("voi siete qui")

 

Introduzione: "skip intro".

 

In cui si introduce brevemente il resto.

 

Una storia personale

 

In cui si parla della storia personale dell'autore e del suo rapporto con la parola Serendipità; del perchée del percome di questo e di altri libri sull'argomento; di una ricerca quasi disperata ed inutile ma che ha portato frutti serendipitosi; di di un CD che si chiamava Pico e di come dagli errori propri ed altrui si possa imparare molto di più che dalle cose ben fatte, proprie o altrui.

 

Il libro di Cristoforo Armeno, più un po' di Voltaire, Eco e qualcun altro

 

In cui si parla del libro che ha dato origine a tutto, anche se non è proprio del tutto vero, e di come molti facciano confusione fra una cosa ed un'altra; di quale sia la vera storia dei tre principi di Serendippo, di cosa disse e fece Zadig, di cosa scrisse Umberto Eco ed altri ancora; e di come tale libro sia stato scritto in Italiano e stampato a venezia nel 1574. E di chi lo ha in realtà preceduto.

 

Il libro di Pietro Dri

 

In cui si parla del libro del sunnominato autore che misteriosamente è scomparso dal mercato; di cosa vi sia detto e di quali siano le sue particolarità

 

Il libro di Robert K.Merton ed Elinor Barber e della storia della parola Serendipità nella lingua inglese

 

In cui si parla della strana storia del sunnominato libro; della storia della parola S. all'interno della lingua inglese e della S. in quanto tale nella scienza; ed altro ancora

 

Quali libri italiani ne parlano e dove sono?

 

In cui si parla di dove si trovino i libri sunnominati , in quali biblioteche pubbliche, affinchésia possibile accedervi senza esborso di denaro; di come ciò sia merito di ICCU, OPAC BNCR, SBN ed altro ancora

 

Quando è apparsa la parola nella lingua italiana?

 

In cui si parla della caccia ad una parola nelle giungle dei vocabolari; di quando la parola S. sia stata scritta per la prima volta nella lingua Italiana (forse...)

 

Una ricerca statistica

 

In cui si parla di una breve e non scientifica ricerca statistica su quanto la parola sia conosciuta o meno dagli italiani; di come la ricerca sia insufficiente ma illuminante pur nei suoi limiti

 

Alcune Interviste

 

In cui, a seguito della precedente ricerca, vengono raccolti alcuni commenti e interviste

 

 

I Rapporti della Serendipità con lo Zen

 

In cui si parla di una idea (forse e senza forse) peregrina dell'autore, di una sua fissa, lui dice di una intuizione, ma lui stesso non se ne fida poi troppo; di cosa sia lo Zen,ammesso che sia possibile definirlo (essendo esso per definizione ineffabile); di quali siano i suoi rapporti con la Serendipità. E' il capitolo più implausibile dell'intero libro.

 

 

Serendipità ed internet

 

In cui si parla del luogo che più di tutti oggi ospita la Serendipità dato che è in séstesso serendipitoso al massimo grado

 

 

Miscellanea

 

In cui si parla del film "Serendipity"; del film "Sliding doors"; della parola Serendipità nelle altre lingue; del Pensiero Laterale di Edward De Bono; di Max Weber e del suo libro "Il lavoro intellettrale come professione"; della Ubertà; del primo esperimento "scientifico" mai effettuato per creare una situazione di Serendipità; di alcune possibili regole per creare situazioni di S. sperimentale; della "Settimana Enigmistica"; della Serendipità. insegnata ai giovani; di alcune minuzie finali.

 

Una Conclusione

 

In cui l'autore prova a darne una plausibile

 

Bibliografia

 

Introduzione : "Skip intro..."

 

 

Evitando le battute facili, tipo il titolo di questa introduzione, secondo me potete benissimo "skipparla", saltarla davvero l'introduzione ed andare a leggere direttamente il capitolo che vi attira di più, sia che sappiate cos'è la S. sia che non ne abbiate la più pallida idea.

Anzi in questo secondo caso siete in una situazione assolutamente più serendipitosa.

Ma si sa, lo si dice, le introduzioni sono necessarie, non fosse altro per dovere di cortesia nei confronti di quei lettori che se le aspettano e ci tengono a leggerle; ed in fondo questo sono, una specie di atto dovuto di buona educazione, la qual cosa è già tanto rara che a rispettarne un po' non si fa un soldo di danno, anzi.

Ciò detto, tanto per fare un po' di melina, veniamo a noi.

Questo testo non vuole essere un testo fondamentale nella storia della parola S. nella lingua italiana, e men che meno nella evoluzione o nella diffusione della S. stessa in Italia o nel mondo.

Ma un piccolo contributo a riguardo lo vuole dare e credo che lo darà, non fosse altro perchénon c'è molto di scritto sull'argomento. Anzi, peggio: uno dei libri migliori sull'argomento (quello di Pietro Dri, cui è dedicato un capitolo ad hoc) non è più in commercio ed è difficilmente reperibile comunque. Per fortuna ci sono le biblioteche pubbliche (altro capitolo ad hoc).

Cosa vuol dire con esattezza S. lo dovreste aver già letto nella definizione che è in assoluto la prima cosa che ho scritto per questo libro; oppure già ne avevate una sia pur vaga idea, oppure sapete benissimo cos'è.

Come già detto nell'indice, ogni capitolo di questo testo è accessibile (vorrebbe esserlo) in modo autonomo: di nuovo vi invito a scegliere quello che vi ispira di più.

Perchéquesta è una delle chiavi di lettura di questo testo: la casualità. Sia pure una casualità aiutata, facilitata, leggermente sospinta dal refolo di una (mia...) intenzione.

La parola e l'essenza della S. sono a mio parere estremamente significative e foriere di cambiamenti costanti, significativi e di lungo periodo. Mi aspetto, sia pure in modo leggermente misticheggiante, grandi risultati da parte dell'applicazione della S. alla vita quotidiana di tutti noi. Non nell'immediato, certo, e non per questo libro, ma per la forza della cosa in sÈ.

Si vedrà, a lungo andare.

Unica ambizione originale di questo lavoro è un primo tentativo (almeno che io sappia) fatto su carta stampata, di fare la storia della parola nella lingua italiana. Quanto poi questo tentativo sia valido e riuscito non saprei dire, lascio il giudizio ai lettori; ma se non altro è un tentativo onesto ed in buona fede, il che non mi pare poco (fermo restando che tutti sappiamo di cosa è fatto il lastrico dell'inferno).

Inoltre , come dice il sottotitolo, il libro vorrebbe essere una specie di manualetto: contenere le istruzioni per l'uso.

Lo so, raramente i manuali contenenti le istruzioni per l'uso sono chiari, completi, semplici o ben scritti; quindi raramente sono utili. Ma lo sapete, sì?, che raramente sono anche letti davvero?

Il mondo, non solo il nostro pressappochistico paese, è pieno di persone che si lanciano nell'usare i meccanismi più disparati improvvisando, accendendo e spengendo, vedendo che succede se premo questo tasto, tanto quello dovrebbe essere, no?, e lasciando il manuale con le istruzioni da parte, negletto e intonso.

Lo so, mi sto ingavonando da solo su me stesso: e poi se le mie istruzioni non sono chiare? Glissiamo.

Casualità, leggerezza, onestà, luminosità, positività, buon senso, questi gli elementi che formano (almeno nelle intenzioni) la cornice ed il passe-partout del quadro formato da questo libro. Nientepopodimenoche.

Se considerate in linea di principio che questi elementi siano banalità, ovvietà, false o mezze verità, elementi comunque negativi o fuorvianti (come va di moda dire in molti ambienti oggi come oggi ma anche da un bel po' di tempo), me ne dispiaccio per voi. Io almeno ci sto provando.

Enfin, sperando di non annoiarvi e che i soldi che avete speso per questo libro siano giustificati, vi auguro

 

buon viaggio

 

Massimo Mongai

Roma, 20/10/2005

 

Una storia personale

 

 

 

C'è una considerazione che Robert Merton fa nel suo libro "Viaggi ed avventure della Serentipità" (di cui tratto in un capitolo apposito poco oltre) che mi ha colpito, perchél'ho trovata molto vera e molto corrispondente ad una mia personale esperienza.

Tutti quelli che parlano della serendipità ci tengono a raccontare come l'hanno scoperta loro. Indicano nei particolari il proprio percorso intellettuale e le circostanze ed i modi e le date della scoperta iniziale e delle successive illuminazioni, come se si trattasse di una vera e propria invenzione personale, come se la scoperta della S. fosse un atto creativo in sÈ, un merito, come se fosse unica: c'è un forte senso di proprietà che aleggia intorno alla parola, almeno nelle parole con cui viene spesso raccontata.

Anche per me è così, lo è stato in passato e lo è tuttora. Non poteva mancare quindi in questo testo anche la mia versione.

Io ho scoperto la parola ed il concetto durante il mio servizio militare, nel lontano 1974, a Bologna, leggendo una "Bustina della Minerva", la rubrica che da oltre trent'anni Umberto Eco tiene sull'Espresso.

Si intitolava "Che bell'errore!" ed in buona sostanza diceva il 90% di ciò che occorre sapere sulla S.: che esiste, cosa vuol dire, com'è nata, a cosa può portare: solo una pagina, per un totale forse di 5000 caratteri, quindi molto più breve non solo di questo testo ma anche di qualunque trattazione sull'argomento possiate mai trovare.

Fatto sta che quel 10% che manca è la parte forse più saporita ed io l'ho cercato per anni.

All'epoca avevo 24 anni, mi stavo per laureare in giurisprudenza, non sapevo che di lì a 6 anni avrei fatto il copywriter e lo scrittore (ed altro, ad esempio anche il bibliotecario ed il cuoco, ma vi risparmio la mia biografia) e mi reputavo non proprio un giovane intellettuale, ma insoma eravamo lÏ.

La paginetta di Eco (ammesso che Eco scriva "paginette"! E sia detto con tutto il timore reverenziale possibile ed immaginabile!) è rimasta fra le mie carte a tutt'oggi, non ostante traslochi, cambiamenti ideologici epocali e disastri vari. Mi era piaciuta, la sentivo come quel tal piccolo seme da qui nasce quella tale grande sequoia; e di fatto ho continuato a pensarci.

Nell'arco degli anni di tanto in tanto trovavo tracce della S., poche ma sufficienti a mantenere vivo l'interesse e soprattuto tali da confermare che la parola coniata da Horace Walpole, faceva riferimento ad una storia, ad un racconto dal titolo "I Tre Principi di Serendippo", nel quale succedevano cose eccezionali ai sunnominati tre principi.

Io avevo capito cos'era la S., ma volevo sapere cosa era successo a quei tre! Per curiosità, per desiderio di completezza, perchésì. Il semino cresceva, era ormai non più nemmeno un germoglio ma un imbarazzante cespuglione di quelli che ti trovi nel giardino e non sai chi ce li possa aver messi a parte il vento, e non sai se lasciarli vivere per vedere dove vogliono arrivare e che fiori faranno, oppure estriparli e non se ne parli più.

In una delle varie ricerche casuali che di tanto in tanto facevo scoprii, leggendo il Webster Dictionary, che Walpole aveva coniato la paorla partendo "dal suo racconto i Tre Principi di Serendip".

Se vi ho incuriosito con l'ultima frase delle definizioni, vi dico subito, tanto per risparmiarvi tempo e vista, che Walpole non ha mai scritto tale racconto e che quell'errore nella definizione, ha determinato successivi errori in moltissimi altri vocabolari inglesi ed italiani.

Ma io questo non lo sapevo ancora quando cominciai a cercare il racconto credendo di conoscerne finalmente l'autore.

Circa una dozzina anni fa, avendo tempo a disposizione decisi di fare una ricerca approfondita, sul serio quindi, non casuale e di tanto in tanto.

Battei con metodo tutte le biblioteche pubbliche dove potevo trovare opere di Walpole: i vari istituti di lingua inglese nelle varie facoltà universitarie di Roma, altre biblioteche pubbliche, qualche biblioteca di lingua inglese dal Britsh Council al Centro Studi Americani; ed infine, con metodo, presso la Biblioteca Nazionale Centrale "Vittorio Emanuele II" a Roma.

 

Permettetemi un brevissimo excursus. La BNCR (questa la sua sigla ufficiale) tornerà spesso nella mia storia per vari motivi; ma intanto va un minimo descritta.

E' sicuramente la più grande biblioteca pubblica italiana, con oltre 169.000 tessere rilasciate ad utenti di tutti i tipi nel momento in cui sto scrivendo. Avete letto bene: centosessantanovemila tessere.

Si trova a Viale Castro Pretorio esattamente alla omonima fermata della Metro Linea B; è ampia luminosa, recentemente ristrutturata, accettabilmente efficiente (non ostante i soliti luoghi comuni sulle biblioteche e le istituzioni italinae).

D'altra parte una Biblioteca che contenie svariati milioni (oltre i 15, si dice) di volumi e che ha oltre 800 visitatori al giorno è difficile da gestire, troppo bene funziona!

Io ci vado a lavorare, dato che non riesco a scrivere a casa: mi serve una biblioteca, non fosse altro per fare, nei tempi morti del lavoro creativo, come faceva Snooy: "lumare le pupe" e la BNCR ne è piena; sono uno spettacolo gradevolissimo.

Mi sono detto: se c'è una copia di quel racconto deve essere qui. PerchÈ? Perchésì, diciamo: "intuito". Ed ho cercato; però con metodo.

E non l'ho trovato. Non potevo, ovviamente, dato che lo cercavo sotto la voce dell'autore, e non avendolo scritto lui (errore non mio) non lo potevo trovare.

A Roma (scusate la scivolata etnica) la tigna non è solo una malattia della pelle, un tempo diffusa e difficile da sconfiggere. E anche la tenace, dispettosa, caparbia, infantile, irritante voglia di fare una cosa. Ai romani, quando sono convinti di essere nel giusto, piace pensarsi tignosi. Ed io un po' tignoso sono.

Dopo un paio di settimane di ricerche costanti dentro la BNCR non avevo trovato nulla. Anzi, proprio perchénon avevo trovato nulla stavo cominciando a sospettare che ci fosse qualcosa che non quadrava.

Era possibile che il Webster Dictionary sbagliasse? Mi pareva altamente improbabile: questi errori marchiani li facciamo noi italiani, non gli americani, giusto? Ma come?!, in America nelle redazioni ci sono i famosi "verificatori dei fatti" che fanno le pulci agli articoli ed ai libri dei più famosi giornalisti e scrittori per essere sicuri che non scrivano cose sbagliate, e adesso proprio nella redazione del Webster Dictionary, uno dei più diffusi del mondo anglosassone, hanno preso una toppa così clamorosa?

E d'altra parte era mai possibile che di tutti i racconti di Walpole e di tutte le sue lettere (era un grafomane che corrispondeva con tutti gli intellettuali dell'epoca; ci sono raccolte di 1500 sue lettere a mezza Europa) proprio quel racconto non ci fosse?

En passant Walpole è noto anche per aver scritto "Il Castello di Otranto" considerato il primo racconto della letteratura gotica, ossia un misto di fantasy, horror e fiabesco (che normalmente è ambientato in castelli anglosassoni e di certo non nella solatia ed arabeggiante Puglia; ma chissà com'era la Puglia della metà del 1700?)

E poi mi ripetevo: perchénelle poche tracce che trovavo dell'esistenza della S. tutti dicevano che l'aveva inventata lui e che il racconto da cui aveva tratto ispirazione per inventarla l'aveva scritto lui? Nessuna traccia negli schedari cartacei, men che meno sui neoarrivati terminali.

Ero in un impasse; che in Francese vuol dire letterlamente "vicolo cieco".

E cosa si fa quando si è in un vicolo cieco, per uscire? Ci si gira e si torna indietro.

A questo punto, memore del mio lavoro di bibliotecario (ebbene sì, ho fatto anche questo, per tre anni e mezzo alla Biblioteca Centrale della Facoltà di Architettura, a Roma) vado da uno degli impiegati della Sala delle Bibliografie e gli chiedo dove è il soggettario della Biblioteca Nazionale di Firenze che è il punto di riferimento di tutti i bibliotecari italiani; mi dice dov'è, vado, consulto; ma niente: la voce S. non esiste, non è ancora inserita.

Ci penso un po' su e mi dico: oh, toh, ma ci fosse da qualche parte qui intorno un soggettario di una qualche necessaria biblioteca nazionale centrale inglese o qualcosa di simile?

Ovviamente c'era, mi dicono dov'è, altri volumoni, vado,vedo, consulto; ma c'è poco: c'è il soggetto, qualche indicazione in più, non ci faccio niente.

Torno dall'impiegato manifestando infatile irritazione per la vita e per l'inconcludenza delle mie ricerche e lui probabilmente per levarmisi di torno mi dice "Perchénon prova nella sala dei CD?"; di cui non sapevo assolutamente niente.

Mi spiega, vado, trovo la sala con dei computer, chiedo, mi spiegano più o meno e mi danno un CD da inserire in un computer in cui trovo tutto il soggettario della Biblioteca Nazionale Inglese ma soprattutto una discreta bibliografia relativa a quel soggettario; diciamo senza stare a scendere nei particolari che voce per voce trovo tutti i titoli che ci sono presso la Biblioteca Centrale Nazionale a Londra, non meno di una cinquantina di titoli!

E troppa grazia! Troppi titoli, (e sempre senza il racconto di Walpole) oltretutto da consultare uno per uno, dato che il titolo in séera allettante in almeno dieci, quindici casi, ma non mi diceva niente di nuovo ed io volevo trovare questo benedetto racconto; inoltre i titoli erano da richiedere in Inghilterra con il prestito inter-bibliotecario ( una cosa bellissima e civilissima, ma che richiede un paio di mesi, per non parlare delle spese tutte a mio carico!).

Ma si sa, la tigna ti fa insistere. Solo che a quel punto cosa potevo chiedere?

Chiesi se c'erano altri CD. Il che non c'entrava niente, ma è qui che entra in gioco la S.

Mi danno una lista completa dei CD consultabili e così scopro che fra gli altri c'è a disposizione del pubblico un CD che si chiama "Pico" (da Pico della Mirandola) e che raccoglie brevi schede bibliografiche con sinossi su oltre 700.000 articoli pubblicati dal 1989 ad oggi (nel senso dell'oggi dell'allora: il 1995) su quotidiani e riviste italiani e stranieri, organizzato con una videata di ricerca per campi di tutti i itpi (autore, anno, testata ecc) ed uno per parole chiave!

Chiedo "serendipità" e trovo tre articoli, pubblicati su quotidiani italiani, interessanti ma niente di che.

Allora mi fermo e lascio che la Serendipità mi pervada, o per lo meno questo è quel che credo...

E mi dico: queste schede, queste sinossi di articoli sono stati scritti da un bibliotecario o da un impiegato che ha soggettato gli articoli, ma poi le stesse schede sono state copiate su un computer da lui stesso o da un operatore; che alla millesima scheda forse era distratto, e si potrebbe essere sbagliato nel digitare, perchéno? E molto probabilmente digitava su un PC; e come sono le tastiere dei PC nel 90% dei casi? O meglio come erano allora, 10 anni fa? Per lo più con tastiera americana, senza le lettere accentate, da fare con la lettera ed un apostrofo o usando due o tre tasti insieme; motivo per cui quasi tutti gli addetti ai lavori usavano vocale e apostrofo, con buona pace della lingua italiana.

E mi sono ridetto: e se si è sbagliato? E se ha scritto qualcosa di diverso? Cosa può avere scritto ed io come faccio a indovinare l'errore? Ammesso che ci sia stato poi.

Salto a pie' pari il problema e chiedo al PC di cercare "serendipit" senza la a finale. E trovo quattro articoli, gli stessi tre di prima più un altro in cui era scritta la parola serendipit' , con l'apostrofo alla fine. Caso (o serendipità? O abduzione? e che cos'è l'abduzione?) vuole che proprio quello sia l'articolo che mi interessava: sul Supplemento Dei Libri de La Stampa di un qualche giorno (ho scordato, scusate) del 1994 è recensito un libro di un certo Pietro Dri, medico milanese, che ha scoperto presso la Biblioteca Trivulziana, a Milano, un libro del 1600 o giù di lì (dice la scheda un po' vaga) che si chiama "Serendippo, come nasce una scoperta: la fortuna nella scienza".

Cerco immediatamente il libro di Dri, proprio lì alla Nazionale, lo trovo subito fra le nuove accezioni, lo chiedo, me lo danno.

E' un libro molto interessante di cui si parla poco oltre al capitolo ad hoc. La notizia più importante che ne ricavo è che non è stato affatto Horace Walpole a scrivere il racconto dei Tre Principi! Quindi il Webster ha preso una colossale toppa! , dato che la storia originale l'ha scritta in Italiano un certo Pietro Armeno esattamente due secoli prima che Walpole ne leggesse una traduzione in francese.

Fra l'altro in seguito ho scoperto che questa era cosa che in ambiente anglosassone e fra appassionati di S. si sapeva. Ma che ciò non ostante quell'errore era molto diffuso sui vocabolari inglesi. Successivamente è stato corretto, ma in molte vecchie edizioni di quel vocablario così come in molte vecchie edizioni di altri vocabolari sia inglesi sia italiani l'errore è rimasto.

Scopro anche un'altra cosa estremamente interessante, e cioè che nella storia dei Tre Principi, apparentemente, non c'è assolutamente alcuna traccia di S.!

Vi riassumo brevemente la storia: tre principi figli di un re, vengono costretti dal padre a lasciare la reggia; se ne vanno in giro per Serendippo ed altrove e un giorno incontrano un cammelliere che gli chiede se hanno visto il suo cammello; e loro per prenderlo in giro gli dicono ma per caso il cammello era fatto così e così, ed anche questo e quello?Il cammelliere dice, sì, è così, lo avete visto allora? E loro dicono: non, non lo abbiamo visto.Il cammelliere crede che i tre lo stiano prendendo in giro e li denuncia al re locale che li mianccia di morte; i tre per evitare il peggio spiegano come abbiamo dedotto da una serie di segni che lungo la strada era passato un cammello con quel carico e con sopra quela persona eccetera, dimostrano di essere motloo osservatori e saggi e vengono premiati. Questo in estrema sintesi, intendiamoci, ma se volete documentarvi di più andate più avanti al capitolo dedicato al libro di Pietro Armeno; oppure direttamente nelle biblioteche che ospitano il sunnominato libro (vedi il capitolo ad hoc) o se avete soldi da spendere comprate la ristampa quasi anastatica del libro originale edita da Salerno Editore nel 2002.

Vi ricorda qualcosa questo modo di ragionare? Ma certo, Sherlock Holmes. E se per questo non solo: altri autori prima e dopo Cristoforo Armeno avevano raccontato storie simili. Si tratta non di deduzione ("...elementare Watson...", frase che Holmes in tutti i romanzi e racconti NON ha mai detto, lo sapevate? E' una frase inventata dagli sceneggiatori della serie cinematografica anni '30, quella con Basil Rathborne) ma di abduzione (vedi Peirce ed il capitolo ad hoc)

Non male, mi dico, non male. La soddisfazione di aver trovato tante risposte tutte insieme è grande.

Considerate oltretutto che oggi è molto più facile trovare queste risposte. Negli ultimi dieci anni la parola si è fatta strada come un verme dentro la mela! Sbuca dai dizionari ed esce e forse sta diventando farfalla! Insomma ci sono altri libri che ne parlano, oggi è facile trovare risposte; all'epoca , fossero pure solo due lustri fa, era difficile, quindi la soddisfazione è stata grande.

Come dicono i francesi, torniamo ai nostri montoni.

Domanda: io ho trovato il libro di Dri grazie alla S.?

No, l'ho trovato per tigna, per tenacia, sulla base di un ragionamento logico, sulla base della mia esperienza come bibliotecario, come frequentatore di biblioteche, come utilizzatore di computer, da internet ai tanti database che circolano da anni ed anni.

Io per S. ho trovato Pico.

Non ve l'ho ben descritto, forse. Pico è, o meglio era, un eccezionale strumento di ricerca. Permetteva una ricerca per autore testata ed altro, ma soprattutto per parole chiave su oltre 700.000 articoli di riveste e quotidiani di tutto il mondo.

Hanno smesso di produrlo nel 1998, dato che ormai Internet forniva le stesse informazioni o quasi, altrettanto efficientemente ma gratuitamente o quasi. Ma per quei tre anni (quando internet cominciava a diffondersi ma non era nécomune néeconomica) io l'ho usato per una infinità di velocissime ricerche. E non solo lui: nella sala delle bibliografie ce n'erano altri, non meno preziosi, ad esempio Alice, altro CD che permette di fare ricerche sui libri in commercio. Integrando i dati fra di loro sono riuscito a ricavarne una valanga di informazioni che fra l'altro mi sono servite professionalmente per scrivere diversi articoli sulle riviste per le quali ho scritto e scrivo.

Io non conoscevo Pico, néAlice, nésapevo che esistesse una sala alla Nazionale che mi metteva a disposizione quelli ed altri CD.

Ed ho trovato questo mentre stavo cercando altro.

Li avrei trovati comunque, prima o poi? Certo, è possibile, ma appunto, prima o poi.

Non li cercavo, non me lo aspettavo, ma li ho trovati.

Per tenacia ed abilità di ricercatore ho trovato il libro di Pietro Dri e quello di Cristoforo Armeno, per S. ho trovato lo strumento che mi ha permesso di trovarli, appunto Pico.

E nei successivi 3 anni Pico è stato quel che si dice una mano santa! Con i suoi 700.000 e passa articoli e relativi abstract era la fonte privilegiata di ricerche per quel che mi riguardava: trovavo al volo con una semplicissima ricerca le informazioni che volevo e soprattutto dove approfondirle, su quali articoli di quali riviste.

Due interessanti note a latere: la prima, Pico è morto! Nel senso che hanno smesso di venderlo nel 1998, ed è stato ucciso da Internet ovviamente: costava troppo, nessuno lo ordinava più, hanno smesso di produrlo. Però c'è ancora in qualche biblioteca e se cercate articoli dal 1989 al 1998 è meglio di internet, ma di molto.

Seconda nota a letere: dal 1995, data della mia prima ricerca il CD è stato aggiornato, gli errori sono stati eliminati e dentro non c'è più traccia dell'articoletto che riguarda il libro di Pietro Dri...

Non commento, non ce la faccio.

 

Il libro di Cristoforo Armeno, più un po' di Voltaire, Eco e qualcun altro

 

 

 

 

 

 

 

Poco oltre troverete la lista di tutte le biblioteche nelle quali potrete trovare una riedizione del testo originale del 1557 e per fortuna che lo hanno ristampato! Chiedere una "cinquecentina" in qualunque biblioteca italiana (ma forse in qualunque biblioteca del mondo) significa quasi dover passare attraverso un rito misterico! Del testo si tratta sempre di volumi preziosi e rari, che vengono danneggiati anche solo ad essere toccati, una certa qual prudenza serve, e pazienza. Bene quindi ha fatto, anzi benissimo, l'Editore Salerno a ristamparlo.

Quando l'ho avuto per le mani mi sono anche un po' sorpreso ed emozionato: si tratta di un picciol tomo, di un volume piccolo, di più o meno 10 centimetri per 15 per un paio di spessore.

Un libretto, antico e vetusto, proveniente a detta di uno dei bibliotecari cui ho chiesto se mi poteva indicare l'origine o la storia del libro, dalla biblioteca della "casa professa" dei Gesuiti.

Quando sia arrivato nella biblioteca dei Gesuiti che aveva sede nel Palazzo del Collegio Romano (attualmente occupato in parte dal Liceo Classico Statale "Ennio Quirino Visconti", in parte dal Ministero dei Beni Culturali) non è dato sapere.

Di certo c'è (e lì resta) nel 1870 quando dopo la Breccia di Porta Pia la Biblioteca dei Gesuiti diventa il nucleo iniziale della BNCR che vanta con questa eredità e successive acquisizioni uno dei maggiori centri di cinquecentine, secentine e manoscritti di tutta Europa.

Beh, sebbene poi abbia scoperto (ma non le ho ancora cercate a fondo) che si sono tracce anche più antiche di storie simili (tutte basate però sui meccanismi della abduzione) è da questo libro che parte la storia della S. dato che è la traduzione di questo che Horace Walpole ha letto nel 1754.

Questo è il seme della sua idea, dato che proprio sua è stata, non c'è dubbio: a Walpole è piaciuta la storia dei Tre Principi, ma la sua scoperta è stata quella delle S. in sÈ, tant'è vero che ha coniato il termine. E lui non parlava affatto dell'abduzione, del meccanismo mentale, ma proprio di questa strana capacità di scoprire cose inaspettate.

Sua l'idea dato che nella storia non c'è n'è traccia, dato che S. è , ripeto per l'ennesima ma non ultima volta, cosa diversa dall'abduzione.

Formatevene un parere da soli, leggendo non tutto il testo, ma una parte saliente, quella di cui vi ho già raccontato una estrema sintesi. Il testo è un po' faticoso da leggere: l'italiano della fine del 1500 è abbastanza lontano dal nostro. Per fortuna la parte che ci interessa di più è abbastanza breve.

E' quella che segue.

 

"Ö(i tre principi)...intese la volontà del padre, incontanente postisi in peregrinaggio, usciti del regno di lui, nello stato d'uno grande, e potente Imperadore, Beramo nominato, arrivarono; quivi nel camino non guari lontano dalla città imperiale, abbattutisi un giorno in uno gambelliere, a cui era fuggito uno gambello, furono da lui dimandati, se peraventura quello nel camino veduto avessero; e perciò che essi haveano nella via l'orme, e pedate di tal animale vedute; s'imaginarono di dirgli, che l'haveano nella strada ritrovato; e a fine che egli di ciò havesse a prestar lor fede, come erano prudenti, e saggi, havendo del perduto gambello molti indicij veduti, gli disse incontanente il maggiore.

Dimmi, fratello il gambello, che tu hai perduto, non è egli cieco d'un'occhio? alche havendo il gambelliere risposto, che cosi era, seguitò il secondo, e disse. Deh dimmi, oltre l'essere cieco, non gli manca anche uno dente in bocca? Il che havendo affirmato il gambelliere, gli fu dal terzo soggionto. Sarebbe egli anco peraventura zoppo? Et ciò anco havendo confirmato il gambelliere.

Questo gambello, habbiamo (dissero eglino) di certezza, non ha molto, incontrato nel camino, et l'habbiamo lasciato buon pezzo a dietro, onde il gambelliere tutto lieto, ringratiati i tre fratelli, postosi per la strada da loro mostratagli a cercare il suo gambello, caminò ben venti miglia, ne quello mai potè ritrovare, onde stanco; et doloroso ritornando, ritrovò il seguente giorno i giovani non guari lontano dal luogo, dove lasciati gli havea, i quali d'uno chiaro fonte assetati, s'erano posti a magiare, quivi con esso loro lamentandosi di non havere il gambello ritrovato, lor disse. Io ho bene venti miglia caminato per la strada, che da voi m'è stata mostra, ma indarno ho fatto tal fatica; percioche non ho saputo mai l'animale ritrovare, et come che da voi io habbia havuto grandissimi segni, nondimeno, non posso credere che mi habbiate beffato, in risposta di che li disse il maggiore fratello.

Dal segno che noi ti habbiamo dato, tu puoi ben considerare, se noi ti habbiamo beffato, ò nò; ma a fine che tu non habbia sinistra opinione di noi, io ti do quest'altro segno, che'l tuo gambello era carico, et dall'un canto era la soma di butiro, dall'altra di mele. Et io, soggiunse il secondo, di coti, che sopra il tuo gambello vi era una donna, e questa donna, disse il terzo, acciò che tu conosca, che noi il vero ti diciamo, ti affermo essere gravida. Udite queste parole, il gambelliere, e facendosi à credere, che i giovani per i molti, e veri indicij, che dati gli haveano gl'havessero il gambello rubbato, il quale egli nel camino da loro dimostratogli non havea potuto ritrovare, deliberò d'andare alla ragione, e accusare i giovani, che il suo gambello nella via rubbato gl'havessero.

Onde, dinanzi al giudice comparso, e i tre fratelli del commesso latrocinio gravemente accusando, furono posti in prigione; questo fatto pervenuto all'orecchie dell'Imperadore, gli diede alcuna noia, facendo egli massimamente usare ogni diligenza, à fine, che per lo regno suo sicuramente e senza timore dè malandrini si potesse caminare, onde tutto turbato, fatti il seguente giorno condurre i giovani alla presenza sua, et chiamato anco il gambelliere, volle da lui, presenti i giovani, di tutto l'successo essere informato, il quale pienamente dal gambelliere inteso con certi indicij à lui del perduto gambello da giovani dati, tutto turbato à loro rivolto, disse tai parole.

Voi havete intesa l'oppositione hora fattavi dal gambelliere, e perche per segni da voi datigli io ho per cosa certa, che voi gl'habbiate il suo animale rubbato, non l'havendo massimamente per grande diligenza, ch'ei fatta s'habbia nel camino da voi mostratogli, potuto ritrovare, come che giustamente, per cotal misfatto deverei à morte condennarvi, nondimeno essend'io naturalmente piu tosto alla clemenza, che alla severità rivolto, ho deliberato, prima che farvi morire, che incontanente il rubbato gambello habbiate à ritrovare, il che ove da voi non sia senza alcuna dimora fatto, farovvi dimane per tempo di morte, à malandrini richiesta, vituperosamente morire; i giovani udite le parole, e deliberatione dell'Imperadore che di cotal successo fussero alquanto dolorosi, nondimeno dalla conscienza, e innocenza sua racconsolati, in cotal guisa gli risposero.

Noi Sire, siamo tre viandanti, i quali andiamo in peregrinaggio, e per niuna altra causa, che per vedere diversi paesi, e le meraviglie, ch'in questo mondo si ritrovano, ci siamo à cotale impresa posti, onde capitati nel regno vostro ci incontrammo non guari luntano da questa città nel presente gambelliere, il quale dimandatici, se avevamo per aventura uno gambello, che egli perduto havea nel camino ritrovato, come che noi non l'havessimo altrimenti veduto, nondimeno havendo nel camino del perduto gambello molti indicij veduti, gli rispondemo burlando, che l'havevamo incontrato; e à fine, che egli alle parole nostre avesse à prestar fede, del suo gambello gli dessimo què segnali, che da esso gambelliere vi furono detti, i quali essendo à caso riusciti veri, ne havendo egli per lo camino da noi mostratogli il suo gambello potuto ritrovare, ingiustamente incolpatici, che noi gl'habbiamo l'animale suo rub

bato, ci ha condotti alla presenza vostra, e ingiuriati, come voi vedete. questo, che noi vi dicemo, è la verità; che quando altrimenti si ritrovi, ci contentiamo, che di qualunque aspra, e crudel morte, che à voi piaccia, ci facciate morire.

Udite l'Imperadore le parole de giovani, non si potendo persuadere, che i sei segnali al gambelliere dati potesser'à caso esser tutti riusciti veri, lor disse. Io non penso gia che voi siate tre profeti, mà si bene tre stradaiuoli, che andate assassinando le persone, che nel camino ritrovate; e per ciò lo cred'io, che pure in uno dè sei indicij del perduto gambello, quali voi avete al gambelliere dati, non avete errato, e cosi fattili nella carcere ricondurre, avenne fra quel mezzo, che uno vicino del gambelliere andando per suoi affari ritrovò per la strada il perduto animale, e riconosciutolo, e presolo, nel ritorno al padrone, che gl'era vicino, lo consigliò. onde il gambelliere dell'errore suo avedutosi, considerando inquanto gran pericolo per sua cagione i giovani si ritrovassero, corse incontanente all'Imperadore, e fattogli intendere, come egli avesse il suo gambello ritrovato, humilmente, e con grand'istanza supplicollo, che gli innocenti giovani avesse di prigione à rilassare. inteso l'Imperadore cotal successo, doloroso molto d'haver i miseri giovani incarcerati, non havendo essi massimamente delitto alcuno commesso, diede ordine, che incontanente fussero tratti di prigione, e alla presenza sua condotti. il che senza alcuna dimora da ministri essequito, primieramente s'iscusò con loro d'haverli per l'ingiusta oppositione del gambelliere fatti incarcerare, poscia disideroso d'intendere come avessero saputo gl'indicij del perduto animale indovinare, fece lor molta instanza, che gl'havessero ciò a palesare; onde volendo ad ogni modo in ciò i giovani all'Imperadore soddisfare, gli disse il maggiore.

A ciò mi accorsi io, Sire, che l'perduto gambello d'un'occhio cieco si ritrovava, che caminando noi per la strada, d'onde egli passato era, vidi da l'un canto di quella, che l'herba, che era peggiore assai di quella, che dall'altra parte si ritrovava, era tutta roduta, e mangiata, e dall'altro canto era intiera, e sana, ond'io mi feci à credere, che egli di quell'occhio cieco fusse, con che sopra la parte, dove la buon'herba giacea, non potea vedere; percioche non harebbe mai la buona per la malvagia lasciata. seguitò il secondo, e disse, Sire, che l'gambello senza uno dente fusse à ciò m'avidi, che nel camino ritrovai quasi ogni passo bocconi d'herba masticata di tal misura, che potevano per quanto tiene lo spatio d'uno dente di tal animale passare: Et io Sire, disse il terzo, che l'perduto gambello fusse zoppo giudicai, percioche l'orme di tre piedi dell'animale chiaramente scorgendo, del quarto m'accorsi, per quanto potevo per i segnali considerare che dietro se lo strascinava.

Dell'ingegno, e prudenza de giovani rimase l'Imperadore molto stupefatto, e desideroso d'intendere, come gl'altri tre segnali avessero saputo indovinare, caramente pregolli, che anco quelli gli raccontassero. onde per compiutamente alle domande di lui sodisfare, l'uno de giovani disse. Sire, che la soma dell'animale fusse dall'un canto di butiro e dall'altro di mele, à ciò mi accorsi, che per lo spatio bene d'un miglio dall'una parte della strada io vidi un'infinita moltitudine di formiche, che l'grasso appetiscono, dall'altra incredibile numero di mosche, che il mele tanto amano à pascolare. Et che una donna vi fusse sopra, disse il secondo, per ciò io giudicai, che veduto l'orme dove il gambello inginocchiato s'era, scorsi anco la forma di uno piede humano, il quale come che à me di donna esser paresse, nondimeno, perciò che anco di fanciullo esser potea, di ciò in questa maniera m'accertai, che veduto, che presso la forma del pede era stato orinato, posi nell'orina le dita, e la volli odorare, onde incontanente fui assalito dalla concupiscenza carnale, e di qui è, che quel piede di donna esser credei. Il terzo disse, che questa donna poi fusse pregna, m'avid'io dall'orme delle mani, che in terra si vedeano, havendo ella per il carico del corpo colle mani dopo orinato aitata se stessa à levare in piedi.

Infinita ammiratione diedero al Re le prole dè giovani, de quali egli facendo per il loro ingengno stima incredibile, deliberò in ogni maniera di accarezzarli, e honorarli in quella guisa, che al singolare loro valore era richiesto, e una ricca stanza nel proprio palagio suo fatta preparare, quelli caramente pregò, che alcun tempo con esso lui fussero contenti di dimorare, accertandoli il meglio che pote, della molta stima, che egli del pronto, e alto loro ingegno facea. onde vedutisi i giovani si fattamente da uno tanto Principe honorare, resegli infinite gratie della molta sua cortesia, si dimostrarono prontissimi ad ogni suo disiderio di sodisfareÖ"

 

E tutto chiaro? I tre se ne vano per i fatti loro e notano delle cose; se ne fanno un'idea e ne parlano: la capacità che gli permette di scoprire che c'era un "gambello" eccetera è l'abduzione e non la deduzione.

Essersi trovati in quelle circostanze forse è S., ma non è detto.Questa storia con la S. ci ha a che fare solo perchédalla sua lettura Walpole ha coniato il termine, facendo riferimento a tutt'altro.

 

Una altro esempio è necessario: un breve testo tratto da Zadig di Voltaire.

 

Zadig ebbe dunque la prova che il primo mese del matrimonio, come sta scritto nel libro dello Zend, è la luna di miele e che il secondo mese è della luna d'assenzio. Poco dopo fu costretto a ripudiare Azora che s'era resa insopportabile, e cercò soddisfazione nello studio della natura. "Non c'è più grande soddisfazione, - diceva &endash; di quelle d'un filosofo che legga il grande libro posto da Dio sotto i nostri occhi. Sono sue le verità ch'egli scopre, nutre ed eleva l'anima propria, vive tranquillo, non ha da temere gli uomini, néla sposa tenerella che gli venga a mozzare il naso."

Immerso in queste idee, si rifugiò in una casa di campagna, sulla riva dell'Eufrate. Là non si affanna a calcolare quanti pollici d'acqua al secondo passino sotto gli archi d'un ponte, nése nel mese del sorcio cade un centoquarantesimo quarto di un pollice d'acqua di meno che nel mese del montone. Non si metteva in testa di ottenere della seta con le tele di ragno, nédella porcellana con i cocci delle bottiglie; ma si applicò allo studio degli animali e delle piante, e non tardò a scoprire sagacemente mille e mille differenze in luogo della uniformità veduta dagli altri.

Un giorno, mentre passeggiava presso un boschetto, vide arrivare un eunuco della regina, seguito da parecchi ufficiali che sembravano molto inquieti e si sparpagliavano qua e là come uomini turbati alla ricerca di qualche perduta preziosissima cosa.

- Giovanotto, - gli chiese il Primo eunuco, - avete per caso veduto il cane della regina?

Zadig con garbo rispose: - E' una cagna, non un cane.

- E' vero, - ammise il Primo eunuco.

- E' una cagna piccolina, di razza spagnuola, - aggiunse Zadig. &endash; Ha da poco avuto i piccoli, zoppica della gamba anteriore sinistra, e ha orecchie lunghissime.

- L'avete dunque vista? &endash; disse il Primo eunuco tutto ansante.

- No, - rispose Zadig &endash; non l'ho vista mai, non ho mai saputo se la regina possiede una cagna.

Proprio allora, per una delle solite bizzarrie della sorte, il cavallo più bello delle scuderie reali era fuggito alla custodia d'un palafreniere nella pianura intorno a Babilonia. Il Grande cacciatore e tutti gli altri ufficiali lo inseguivano con la stessa ansietà del Primo eunuco che cercava la cagna. Il Grande cacciatore si rivolse a Zadig domandandogli se aveva veduto passare quel cavallo del re.

Zadig rispose: - E' il cavallo più bravo di tutti al galoppo, alto cinque piedi, di zoccoli molto piccoli; ha una coda lunga tre piedi e mezzo; le due borchie del suo morso sono d'oro a ventitrè carati, i ferri d'argento di duecentosessantaquattro grani.

- Che direzione ha preso? Dov'è andato? &endash; domandò il Grande cacciatore.

- Non l'ho mica visto, - rispose Zadig, - non ne ho mai sentito parlare.

Il Grande cacciatore e il Primo eunuco pensarono, senz'alcun dubbio, che Zadig aveva sottratto il cavallo del re e la cagna della regina; lo fecero trascinare davanti all'assemblea del Grande Desterm che lo condannò a essere frustato con lo knut e a finire i suoi giorni in Siberia. Era appena pubblicata la sentenza che cavallo e cagna furono ritrovati. I giudici dovettero rincresciosamente ma necessariamente modificare la sentenza: ma condannarono Zadig a pagare quattrocento once d'oro perchéaveva dichiarato di non aver visto ciò che aveva visto. Prima di tutto fu giocoforza pagare la multa; poi fu concesso a Zadig di difendersi davanti al Consiglio del Grande Desteram. Parlò nei termini seguenti: "O stelle di giustizia, abissi di scienza, specchi di verità, che avete il peso del piombo, la durezza del ferro, la lucentezza del diamante e molta affinità con l'oro! Poichémi è concesso di parlare al cospetto di così illustre assemblea, vi giuro per Orosmada che non ho mai visto la rispettabile cagna della regina e nemmeno il sacro cavallo del re dei re.

"Udite quanto è successo. Andavo a spasso verso quel boschetto dove poi incontrai il venerando Eunuco e l'illustrissimo Gran cacciatore. Vidi sulla sabbia le impronte d'un animale e capii facilmente che erano le orme d'un piccolo cane. Dai solchi lunghi e leggieri rimasti impressi sui minimi rilievi della sabbia proprio tra le tracce lasciate dalle zampe

compresi che si trattava d'una cagna con le mammelle penzoloni per aver essa figliato da pochi giorni. Altri segni tracciati in senso diverso ma anche sulla superficie sabbiosa, lateralmente alle orme delle zampe anteriori, mi dimostrarono che la cagna aveva molto lunghe le orecchie, e poichéosservai che una delle orme delle zampe sulla sabbia risultava più lieve delle altre, capii che la cagna della nostra augusta regina zoppicava un poco, se ciò mi è permesso dire. Per quanto riguarda il cavallo del re dei re, sappiate che nella mia passeggiata nei cammini del bosco m'accorsi delle impronte dei ferri d'un cavallo: erano tutti equidistanti. "Ecco, mi dissi, un cavallo dal galoppo perfetto". Il polline caduto dagli alberi, in una viottola larga soltanto sette piedi, a sinistra e a destra, a tre piedi e mezzo dal centro, era un pochetto sollevato. "Questo cavallo, mi dissi, ha una coda lunga tre piedi e mezzo, che nella sua altalena ora a destra ora a sinistra scopò il polline". Vidi pure, sotto gli alberi che con i loro rami formavano una galleria alta cinque piedi, delle foglie cadute da poco, e capii che il cavallo aveva sfiorato quelle alte fronde, avendo appunto una statura di cinque piedi. E perchéil morso dev'essere d'oro a ventitrè carati? Perchécon le borchie del morso rasentò una pietra di paragone e io potei farne il saggio. Dalle tracce, poi, che i ferri del cavallo lasciarono su sassi di altra specie mi risultò che i ferri stessi erano d'argento di duecentosessantaquattro grani".

Tutti i giudici ammirarono il profondo e sottile discernimento di Zadig; la cosa fu riferita persino al re e alla regina. Nelle anticamere, nei camera regia, nel gabinetto non si parlava d'altri che di Zadig; e sebbene parecchi magi pensassero che lo si dovesse bruciare come stregone, il re diede ordine di restituirgli la multa di quattrocento once d'oro cui era stato condannato. Cancellieri, usceri, procuratori andarono i gran pompa da lui per ridargli le quattrocento once d'oro; ne trattennero solo trecentonovantotto per le spese del tribunale; e i servitori pretesero la loro mercede. Zadig s'accorse di quanto pericolo potesse essere il troppo sapere, e giurò che alla prossima occasione non avrebbe detto più nulla di quanto veduto. L'occasione capitò presto. Un prigioniero politico fuggì e passò proprio sotto le finestre della casa di Zadig. Zadig, interrogato, non disse verbo, ma gli dimostrarono ch'egli aveva guardato dalle finestre. Per questa colpa fu condannato alla multa di cinquecento once d'oro, e ringraziò i giudici della loro clemenza, seguendo così l'usanza di Babilonia. "Gran Dio, diss'egli fra sÈ, come si dev'essere compatiti quando ci succede di andar a spasso in un bosco dove siano passati la cagna della regina e il cavallo del re! E com'è pericoloso l'affacciarsi alla finestra! Com'è difficile la felicità in questa vita!"

 

Vi risparmio il testo di Umberto Eco all'inizio de "Il nome della rosa" quando Guglielmo di Baskerville scopre le impronte di Brunello il cavallo dell'abate: sono perfettamente e manieristicamente scritte sulla falsa riga di quanto finora esposto e si tratta non di una copia ovviamente ma di una citazione; ed il richiamo a Sherlock Holmes è dichiarato non fosse altro dai nomi: Guglielmo viene da Baskerville (dov'è di casa il famoso "Mastino di...") ed il suo accompagnatore è Adso (e l'assonanza con Watson è evidente).Vi consiglio però di dare un'occhiata a "Il segno dei tre, Holmes dupin e Peirce" a cura di Umberto Eco e Thomas Sebeok.

 

Di cosa parlano questi testi? Sempre delle capacita "abduttive" dei personaggi principali, non della loro maggiore o minore capacità di S.

In realtà poi si tratta di storie costruite a tavolino. Applicare il metodo abduttivo di Sherlock Holmes nei modi in cui lui fa alle indagini reali è quasi impossibile. Anche se d'altro canto è vero che spesso e volentieri dall'incrocio di dati reperiti sulla scena di un crimine, ed elaborati dalla polizia scientifica, con altri dati di diversa provenienza (dagli schedari ai cellulari dalle confidenze dei confidenti al caso) il metodo che si usa per arrivare alle conclusioni è esattamente l'abduzione.

Ma non così, come schioccando le dita, in pochi secondi!

Ci riescono di più forse i medici, che dai sintomi abducono la malattia, ma anche qui serve l'occhio esperto del medico e serve anche molto intuito e a riguardo vedi il libro di Dri.

 

Non ho ancora trovato il testo di Giovanni Sercambi (1348-1424) di cui Carlo Ginzburg dice essere la prima comparsa in occidente, che sarebbe praticamente identico a quello di Armeno. E' divertente come l'ho trovato pero!

Il testo di Ginzburg si intitola "Spie. Radici di un paradigma indiziario" ed è contenuto in "Il segno dei tre, Holmes dupin e Peirce" ed è un testo ben noto, che avevo a suo tempo già "compulsato"; non dico letto perchégli avevo dato solo un'occhiata veloce. Stavolta avendolo letto con più accuratezza, e per altro con ancora approfondito, per fortuna o per S. ho trovato subito a pagina 124 dell'edizione italiana di Bompiani del 2000 l'informazione relativa a Sercambi, per altro personaggio molto interessante: speziale, politico, commerciante, scrittore, storico, insomma il solito toscano tuttofare a cavallo fra medioevo e rinascimento. Approfondirò poi...

Il libro di Pietro Dri

 

 

 

 

 

Per serendipità ho trovato il CD Pico, per metodo, capacità, tenacia (...tigna) ho trovato il libro di Dri. Considerate oltretutto che l'ho trovato un solo anno dopo che era uscito! Ed è stato un bene dato che non è più in commercio. Lo troverete in una delle biblitoeche pubbliche indicate oltre in un capitolo ad hoc.

Di cosa parla il libro? Ovviamente di S. Ma anche d'altro. I titoli delle quattro parti di cui è composto sono: "Scorpire per caso", Parola di Ceylon", "Serendippo in laboratorio", "Da Zadig alla medicina"; in più l'introduzione "Verso l'abduzione e la serendipità".

Anche lui cita Zadig, Armeno, Holmes, Dupin ed altri.

E racconta di alcuni casi molto interessanti di scoperte serendipitose.

La S. è una capacità ma anche un fenomeno. Una causa di eventi, una cornice della ricerca o forse il quadro che dalla ricerca è incorniciato. A volerla definire davvero non è facile, ma questo probabilmente lo avrete capito già.

Fenomeno vuol dire con esattezza "tutto ciò che può essere osservato e studiato attraverso una conoscenza diretta" ed anche "un fatot o un insieme di fatti che si distinguono per caratteristiche particolari e che sono oggetto di analisi, di discussioni ecc".

E nella realtà dell'esperienza personale di un caso di S. o per lo meno nella percezione che ognuno ne ha si tratta di qualcosa di più, di meglio, di importante, ma appena se ne tenta una definizione più esaustiva che spieghi veramente tutto, ci si ferma: è come mettere il sale sulla coda al famoso passero.

Vi sono però una serie di casi famosi in cui la S. è apparsa, ha influenzato la ricerca scientifica, quella medica in particolar modo e Dri ne parla diffusamente.

Non a caso del resto anche in Italia sono sempre stati i medici i più appassionati al tema, dato che loro da alcuni segni esteriori, i sintomi del paziente, devono capire la malattia, la causa di quei sintomi. E' la cosiddetta semeiotica medica, ma è anche la capacità di osservare e non a caso Conan Doyle per ideare il metodo di Sherlock Holmes (abduzione, non deduzione, vedi altrove in questo testo) si era ispirato ad un noto medico scozzese.

 

Casi famosi, dicevamo ed il più famoso o per lo meno quello più citato è quello della scoperta della pennicilina da parte di Alexander Fleming.

 

Prima tappa, 1922.

Alexander Fleming ha 41 anni e lavora come ricercatore nel laboratorio di un famoso microbiologo, Sir Almroth Wright, dove conduceva studi sui batteri. Era raffreddato e così decise di raccogliere un po' delle sue secrezioni nasali e di mettere sul classico vetrino da laboratorio per studiare eventualievoluzioni di batteri.Detto così sembra un classico scherzo o gioco da studente, ed invece la scienza è piena di esperimenti così, spesso casuali, frutto di una idea improvvisa. I batteri sono dappertutto, erano già nel muco nasale, altri nell'aria, fatto sta che nel vetrino crescono; e qualche tempo dopo mentre li osservava inavvertitamente una lacrima cade dall'occhio di fleming nel vetrino con i batteri.Fleming non ci fa caso.

Ma ci fa caso il giorno dopo quando nel punto in cui era caduta la lacrima scopre che non c'era stata crescita e che c'era un'area leggermente circolare priva di batteri. Fleming pensò che quella mancata crescita dovesse essere causata da una qualche sostanza battericida naturale, fece ricerche e la trovò e la battezzò "lisozima" perchéuccideva per "lisi" i batteri; si trattava di un enziama che però per vari motivi non poteva essere usato come un vero e proprio antibiotico. E qui finisce la prima tappa, questa è solo una premessa serenpitosa per la seconda parte della scoperta della pennicillina!

Seconda tappa, sei anni dopo 1928.

Nel corso di una ricerca analoga Fleming scopre che in una delle piastre da coltura che sta utlizzando, i batteri non sono cresciuti, ma anche che stavolta c'è una strana muffa del genere "penicillum".Di nuovo gioca la S. ma stavolta in seocnda battuta. Fleming ricorda il caso di sei anni prima e decide di sviluppare la riceca in questo senso.

E tuttavia non sarebbe bastato. Fu necessario l'interveto successivo di altri due scienziati Howard Florey e Ernest Boris Chain,c he partendo dalle sue ricerche trovarono il modo di concentrare la pennicilina e di renderla più efficienze.Per questa ricerca gli furono compagni al Premio Nobel.

Ma anche altri casi sono ben noti.

Protossido d'azoto, scoperto nel 1772, ed usato quasi esclusivamente come "gas esilarante", in occasione di fiere, mostre, spettacoli, anche in case private, fu poi utilizzato come anestetico grazie ad una scoperta causale di tale sua proprietà.

L'uso del chinino risale ad una scoperta degli effetti benefici antifrebbrili dell'albero "quina-quina" avvenuta per caso da parte di un indio, febbricitante di malaria, e ripresa dai gesuiti nella seconda metà del 1600.

I più famosi doclificanti (saccarina, sodio ciclmato ed aspartame) sono stati tutti e tre scoperti "per caso" nel corso di esperimenti chimici diretti ad altri scopi.

Nel corso della prima guerra del Golfo (quella del 1991) in alcuni soldati intossicati per caso dall'iprite, venne scoperto un calo dei globuli bianchi: ne sono state ricavate, per ricerca successiva, farmaci antieleucemici e anti cancro (le mostarde azotate).

L'insulita fu scoperta da Frederick Grant Banting, che notò come le moshe si concentrassero sulle urine di un cane cui per esperimento era stato sottratto il pancreas: le urine erano piene di zucchero e da lì la ricerca portò alla scoperta dell'insulina.

Il litio come antidepressivo, l'LSD come farmaco dapprima e droga poi sono stati scoperti per caso, ma sempre per un caso occorso nel corso di esperimenti o di ricerche mirate ad altro.

Il miloxidil, un farmaco concepito e studiato per risolvere problemi di pressione del sangue troppo alta si è rivelato un farmaco anti caduta dei capelli!

In realtà i casi di scoperte scientifiche legati alla mescolanza fra caso e S. sono talmente tanti che raccontarli tutti e nei particolari richiederebbe tempo e spazio; ripeto, cercate il libro di Dri nelle biblioteche indicate oltre.

Il libro di Robert K.Merton ed Elinor G. Barber e della storia della parola Serendipità nella lingua inglese

 

 

 

 

 

 

 

Qui siamo perchéqui dovevamo arrivare.

Il libro è un ottimo anzi il miglior libro sulla S. che sia mai stato scritto, probabilmente, e senza dubbio il migliore che abbia letto io.

Ed è un libro strano...

Ad esempio perchéè stato scritto nel 1958 e poi messo in un cassetto, dove è restato per quasi 45 anni finchénon è stato tirato fuori e tradotto in Italiano e stampato per la prima volta in Italia a cura de "Il Mulino" nel 2002.

Per uno dei libri più importanti su una importante e strana parola inglese non è male...

L'anno successivo gli americani se ne sono accorti e l'hanno a loro volta stampato, buoni secondi.

Merton è un famosissimo sociologo contemporaneo, "...autore di alcuni dei testi fondamentali della teoria sociologica...E' stato insignito della National Medal of Science - massima onorificenza scientifica statunitense - per aver fondato la Sociologia della Scienza e per ilsuo fondamentale contributo alla studio della vita sociale".

Eleanor G. Barber (1924-1999) ha conseguito il dottorato in storia della Harvard University ed ha pubblicato uno studio su "Bourgeoisie in 18th Century France" (Princeton ,1955) e per molti anni è stata co-rettore della Columbia University.

Solo per dire che non stiamo parlando dei due soliti opinionisti tuttologi.

Il libro è troppo complesso per riassumerlo e non lo farò.E' chiaro elineare, diversamente da altri libri di semiologi che paralno a volte di S. ed altre di abduzione o deduzione o induzione o euresi o ubertà o chi più ne ha ne metta.

Ciò non ostante è un po' "un mattoncino": 450 pagine fitte di note ed impegnative per la lettura.Ma se volete sapere tutto sulla S. è senza dubbio il migliore, meglio anche di questo che avete in mano, con l'unica eccezione forse delle note relative alla storia della parola nella lingua italiana e quelle relative alle mie personali interpretazioni; le quali a loro volta hanno da un lato il difetto di non essere perfette, ultraprecise, superaccademiche, equindi è facile contraddirle e contraddirmi,ma anche il vantaggio di lasciarmi più libero nel mio ruolo di battitore, per cui se non altro , commettendo errori, posso anche commettere dei "begli errori".Sto dicendo esattamente che è lo sbagliare che può portare a scoperte serendipitose.Lo so , ne sono convinto, ne sono sicuro, so che altri la pensano come me;

Ma dopo questa excusatio non petita, torniamo al libro di Merton;

Vasto e per documentato eccetera.

Riferisco alcune fra le cose più salienti che mi hanno colpito, per il resto non c'è alternativa, dovete leggerlo; se non altro non dovete comprarlo: nel capitolo su dove trovare i libri citati vedrete che lo hanno nientepopodimeno che 64 biblioteche sparse in tutta Italia. Per altro è uno di quei libri che vale la pena di comprare.

 

Allora:

Prima di tutto una ottima definizione di S., data per altro dall'autore dell'introduzione, James L.Shulman:

"...la definizione della parola è un compito che devo lasciare agli auotri, poichéla sua resistenza ad una precisa interpretazione rappresenza un aspetto cruciale della sua storia. Serendipity può significare trovare qualcosa di prezioso mentre si cerca qualcosa di completamente diverso oppure trovare qualcosa che si andava cercando, ma in un luogo o in un modo del tutto inaspettati.La parola implica sempre una scoperta e sempre quello che Walpole ha chiamato "caso fortunato"; ma l'esatta miscela di sagacia e di fortuna - e la glossa omiletica a ciascun racconto di scoperta serendipitosa - varia con il variare dei contesti in cui la parola vine usata".

 

Non credo esista una defginizione migliore e più completa della parola S. ed è molto buffo che questa definizione venga data immediatamente dopo aver detto che l'incarico viene lasciato agli autori!

Attiro la vostra attenzione su alcuni elementi di queste righe:

-è verissimo che la parola S. fa una forte io direi resistenza ad una sua precisa interpretazione; è obiettivamente difficile definirle, racocntarla, interpretarla,; peggio: ognuno pensa di saperne tutto e di saperne di più degli altri e scattano spesso reazioni di gelosia quando ci si incontra fra due esperti o pretesi tali di S..E' argento vivo, fumo, aria, un fillide vogliosa ed un presagio lontano come un tuono in una giornata di sole.

-il fatto che la parola impliche sempr euna scoperta, vuol dire che implica sempre una ricerca: non si danno casi di serendipità a persone che non stanno cercando qualcosa, questa quindi è la condizione essenziale per trovarsi in una situazione serendipitosa

-è vero che la glossa omiletica cambia a seconda del contesto, del variare dei contesti in cui viene usata: tempo, luogo, ambiente influenzano molto la glossa stessa

-"cosa cavolo è una glossa omiletica?" mi sono chiesto quando ho letto la prima volta la frase ed ho trovato che omiletico vuol dire relativo all'omelia, quindi una glossa omiletica è un commento a mo' di predica, che il raccontatore fa quando parla di un dato argomento, la S. nel nostro caso.A dire che in effetti a vlte è difficile esser chiari, dato che glossa olimetica è ricercato ma preciso, colto e raffinato ma anche leggermente supponente ed infine a dire che questa è la mia glossa omiletica.

 

Altra interessantissima notizia: la parola è stata coniata (bella parola, fra l'altro indica un conio, quindi una moneta e una parola come moneta sonante...) esattamente il 28 gennaio 1754 (subito sotto vedrete dove e come) ma il bello è che non è stata scritta per altri 78 ???????? anni, o per lo meno non ce n'è traccia.E mi viene da dire che uno come Merton non avrebbe scritto questa cosa se non fosse stato strasicuro di quello che diceva.Ma ci pensate? Una parola inventata a tavolino che è rimasta così, nell'aria, come foss euno di quei semi trasportati dal vento sui tetti delle case per 78 ??????? anni e poi ha messo radici ben solide non solo in inglese.C'è qualcosa di magico in questo fatterello.

 

Arriviamo al nostro HW.

In data 28 gennaio 1754 HW scrive a Horace Mann un suo lontano cugino raccontandogli di aver fatto una cera scoperta decisiva circa lo stemma dei Capello in un antico libro di emblemi veneziani.

 

Cito:

 

"Questa scoperta l'ho fatta grazie ad un talismano, che Mr Chute chiama sortes Walpolianae, con il quale trovo tutto ciò che desidero, à pointe nommÈe, ovunque io affondi la mano. Questa scoperta in verità, è quasi di quel genere che io chiamo Serendipity, una parola molto espressiva che, giacchénon ho niente di meglio da raccontarti, cercherò di spiegarti: la capirai meglio per derivazione che per definizione. Una volta lessi una sciocca favoletta intitolata The Three Princes of Serendip: nel corso dei lor viaggi, le loro Altezze scoprivano, conrtinuamente, per caso e per sagacia, cose che non andavano cercando: ad esempio uno di loro scoprì che un mulo cieco dall'occhio destro era passato per la loro stessa strada di recente, perchél'erba era mangiata solo sul lato sinistro, dove era più brutta che sul destro- ora capisci cos'éla Serenipity? Uno degli esempi più notevoli di questa sagacia accidentale (perchédevi notare che nessuna scoperta di una cosa che stai cercando rientra in questa descirzione) si deve a Lord Shaftsbury, che essnedo ospirte a cena del Lord Cancelliere Clarendon, scoprì il segreto del matrimonio tra il duca di York e Mrs Hyde dal rispetto con cui la madre di quest'ultima la trattava a tavola."

 

Questo è: tutto qui. E ditemi se non è un seme piiiiiiicolo piiiiiiiicolo...

HW non ha detto altro, o meglio non ha scritto altro e per 78 anni nessuno a più scritto quella parola.

Certo, dalla lettera è evidente che lui questa parola la doveva usare spesso ed evidentemente qualcuno oltre a lui deve aver cominciato ad usarla.Ma basta davvero così poco ad inventare un concetto? E' chiaro che no, è il concetto che in qualche modo si è imposto ed ha dato una tale forza alla parola che da semino è diventata sequoia, frondosa assai.

Non solo.

Questa citazione, questa lettera, questa presentazione della S. è piena di errori!

Non era un mulo, ma un cammello, tanto per cominciare.E passi.

Ma soprattutto i principi NON TROVANO NIENTE! Si imbattono in alcuni segni intorno alloro e ne scoprono la causa.Non hanno avuto una particolare fortuna, solo il caso li ha messi li; certo, molta sagacia, ma niente di più.

Ma tutti ciloro che raccontano questa storia (almeno quelli che ho conosicuto io o di cui ho letto brevi articoli qua e la) poi aggiungono "...e nel corso della storia ognuno dei principi trovò qualcosa idprezioso che non stava cercando: l'maore, il potere, la saggezza" eccetera.

Sapete perchéHW era tanto contento della parola e del conetto e perché"trovava ciò cje voleva"? Perchéera un collezionista maniaco: collezionava di tutto, oggeti più omenopreziosi, libri, ricordini, aveva una collezione che dopo la sua morte fu venduta all'asta dioltre 200.000 pezzi! Eccoperchécercava, cercava,cercava; e trovava oviamente e trovando trovando si è imbattuto nella S., anzi l'ha inventata lui.

Intendiamoci: il procedimento mentale con cui i tre Pricnipi, Zadic, Dupin, Homes ma anche molti altri prima e dopo di loro scoprono una qualche verità è l'abdzuione e non la S.; e non è stato HW a scoprire o inventare o codificare l"abduzione: questa esistevaprima ed il termine è codificato da Charles Peirce all'inizio del 1900.

HW conia il termine S. alludendo ad una capacità, ad un talismano, una sagacia accidentale dicui ha però ben chiaro che quel che scopri non lo stai cercando.

Non è nemmeno un seme, è un'idea di un seme! Eppure ne è nata una sequoia.

 

Il libro di Merton è pieno di moltissimi casi di scoperte serendipitose, di cui è piena la scienza e di cui è pieno anche il libro di Dri.Vale la pena di leggersele.

Altre due notazioni molto interessanti:

-la parola secondo Merton affascina coloro che ne vengono a contatto: tutti rraccontano di questa sorta di esotismo intrinseco in quelle poche sillabe; fors eper l'assonanza con serendità, forse per un effetto mistico magico

-Merton cita Pasteur "la fortuna non aiuta altor che le menti preparate"; a dire che non basta la fortuna er fare grandi scoperte ma occorre una specifica e forte preparazione.E' vero, è quel che dice anche Max Weber a proposito della creatività e della professionalità (vedi Miscellanea) ma è anche vero che il modo accademico difende séstesso e resta vero che non c'è preparazione che possa bastare di fronte alla mancanza di creatività: cento lampi creativi possono andare a vuoto se cadono nella stessa mente non preparata; ma cento lauree non daranno mai un solo lampo creativo ad una mente senza talento.

 

Quali libri scritti in italiano parlano di Serendipità? E/o di abduzione? E soprattutto dove sono?

 

 

 

Dato che è bene credere ma dubitare un po' è meglio, sarebbe il caso, forse, se vi pare, di verificare quanto vi ho detto finora, soprattutto per quelc he riguarda deduzione, abduzione ed altri particolari sia della storia di Cristoforo Armeno sia degli episodi di S. e insomma di tutti e quattro i libri citati, che mi pare siano i migliori ed esaustivi della tematica.

E dove si trovano i libri sin qui citati? In libreria? Sì, certo, ma non tutti, e poi nelle librerie hanno questa strana abiutdine di non dare i libri se non in cambio di vil denaro.

Ecco perchéin questo capitolo troverete una lista dettagliata delle biblioteche pubbliche in cui è possibile trovare i sunnominati libri.

In più (serendipicamente?) trovate anche alcune infrmazioni che forse non cercavate o che non conoscevate, quelle relative a SBN, OPAC e ICCU.

 

Se siete frequentatori di biblioteche non vi dirò nulla di nuovo ma dato che è possibile che così non sia, voilà.

 

SBN vuol dire Servizo Bibliotecario Nazionale...

 

OPAC vuoldire Open Pubblic Access Catalog...

 

ICCI vuol dire Istituto Centrale per il Catalogo Unico...

 

 

In altre parole tutto ciò vuol dire semplicemente l'accesso tramite internet alle biblioteche che hanno un sito e mettono on-line l'elenco (il catalogo, appunto) dei loro libri. E' per il tramite di questi siti che è stata redatta la lista delle librerie sottocitate.

Della serie: non è detto che abbiate soldi e tempo, e nemmeno internet.

 

Attenzione! Questa lista non comprende TUTTE le librerie che esistono in Italia , per cui può essere benissimo che abbiate sotto casa una biblioteca di quartiere o scolastica o che, nella quale invece c'è il libro che vi interessa fra quelli citati ma che non figura in SBN perché detta biblioteca non è collegata in rete. L'unico modo per essere sicuri ( e se le altre sono troppo lontane) è andarci di persona e verificare.

Ma intanto è un bell'aiuto!

Anzi io la trovo una cosa letteralmente entusiasmante! Certo io sono un topo di biblioteca e sono entrato per la prima volta alla BNCR quando ancora era nella sua plurisecolare sede del Collegio Romano ed io avevo diciassette anni (ve l'ho detto: topo di biblioteca).

Ormai grazie ai cataloghi informatici, Internet e le integrazioni fra tutto ciò è possibile da casa propria fare una ricerca sulle biblioteche più disparate in giro per il mondo, tanto per dirne una la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che quando l'ho visitata io nel 1988 vantava di avere, più o meno (e per forza: più o meno!) 120.000.000 di oggetti bilbiografici censiti. Avete letto bene:centoventimilioni nel 1988, oggi non so e credo nemmeno loro.

Ma se non avete un computer in casa...madamine e signorini il catalogo è questo.

 

Intendiamoci la realtà è in continua evoluzione e anche da noi le novità non mancano.

Ad esempio a Roma le ormai 28 biblitoteche comunali non solo sono collegate ad Internet, per cui è possibile fare una ricerca su almeno metà dei loro libri (oltre 500.000!), ma in molte biblioteche è possibile accedere gratuitamente almeno due ore a settimana proprio a Internet, semplicemente con la propria tessera. La tessera delle biblioteche romane è gratis; se volete la tessera che permette accesso a Internet ed altri servizi (ad esempio sconti presso alcune librerie ed altro) costa 5 euro e vale per due anni; direi che conviene.

 

Attenzione di nuovo! Non fidatevi incondizionatamente dei computer! E non vi suoni come un attacco di misoneismo da parte mia. Il fatto è che anche le biblioteche di cui stiamo parlando, quelle informatizzate, sono molto più vecchie se non antiche dei computer e in realtà il grosso dei loro cataloghi è ancora su schede di carta nelle cassette all'ingresso o prima delle sale. Ad esempio alla BNCR i cataloghi arrivano a ritroso fino al 1988 e solo una minima parte dei libri pubblicati o arrivati in epoca precedente a questa data sono stati inseriti; il che vuol dire letteralmente milioni di volumi. La ricerca molto approfondita va fatta ancora di persona e sugli schedari vecchio stile; ma è il tipo di ricerca che fa uno studente che sta facendo la tesi o un ricercatore, in genere.

 

C'entra tutto questo con la S.? Eccome se c'entra! Libri e biblioteche nel caso non l'aveste capito sono luoghi serendipitosi per eccellenza, provare per credere.

 

 

Lista delle biblioteche italiane che ospitano i libri sin qui citati

 

 

Pietro Dri

"Serendippo : come nasce una scoperta: la fortuna nella scienza"

Editori Riuniti, 1994

ISBN - 88-359-3861-9

 

Sistema bibliotecario urbano di Bergamo - Bergamo - BG

Biblioteca del Dipartimento di filosofia e scienze umane dell'Universita' degli studi di Macerata - Macerata - MC

Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano - MI

Biblioteca Trivulziana - Archivio storico civico - Milano - MI

Biblioteca del Dipartimento di scienza e tecnologie dell'ambiente costruito-BEST- del Politecnico di Milano - Milano - MI

Biblioteca comunale - Carpi - MO

Biblioteca comunale - Mirandola - MO

Biblioteca comunale Augusta - Perugia - PG

Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - RM

Biblioteca universitaria Alessandrina - Roma - RM

Biblioteca civica Gambalunga - Rimini - RN

Biblioteca comunale - Riese Pio X - TV

Biblioteca del Centro informativo Giovanni Astengo dell'Istituto universitario di architettura di Venezia - Venezia - VE

Biblioteca civica Bertoliana - Vicenza - VI

 

 

Christoforo Armeno (ma anche: Cristoforo)

Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo / a cura di a cura di Renzo Bragantini

Editore: Salerno, 2000

 

Biblioteca civica - Alessandria - AL

Biblioteca comunale Luciano Benincasa - Ancona - AN

Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi - L'Aquila - AQ

Biblioteca della Facolta' di lettere e filosofia dell'Università degli studi di L'Aquila - L'Aquila - AQ

Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montevergine - Mercogliano - AV

Biblioteca civica Angelo Mai - Bergamo - BG

Biblioteca universitaria di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna - BO

Biblioteca di Discipline umanistiche dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca Sala Borsa - Bologna - BO

Biblioteca centrale dell'Universita' degli studi del Molise - Campobasso - CB

Biblioteca statale - Cremona - CR

Biblioteca regionale universitaria - Catania - CT

Biblioteca comunale Malatestiana - Cesena - FC

Biblioteca comunale Aurelio Saffi - Forli' - FC

Biblioteca della Facoltà di lettere e filosofia Amleto Bassi dell'Università degli studi di Ferrara - Ferrara - FE

Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI

Biblioteca di lettere e filosofia dell'Universita' degli studi di Firenze - Firenze - FI

Biblioteca Universitaria - Genova - GE

Biblioteca regionale universitaria - Messina - ME

Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano - MI

Biblioteca nazionale Braidense - Milano - MI

Biblioteca del Dipartimento di filologia moderna dell'Università degli studi di Milano - Milano - MI

Biblioteca comunale Roberto Ardigo' - Mantova - MN

Biblioteca comunale - Carpi - MO

Biblioteca Estense Universitaria - Modena - MO

Biblioteca comunale Francesco Selmi - Vignola - MO

Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III - Napoli - NA

Biblioteca dell'Istituto italiano per gli studi storici Benedetto Croce - Napoli - NA

Biblioteca universitaria di Padova - Padova - PD

Biblioteca del Centro interdipartimentale di servizi di Palazzo Maldura dell'Universita' degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca comunale Sperelliana - Gubbio - PG

Biblioteca comunale Augusta - Perugia - PG

Biblioteca comunale Giosue' Carducci - Spoleto - PG

Biblionet - Biblioteca multimediale comunale di Ponte San Giovanni - Perugia - PG

Biblioteca universitaria - Pisa - PI

Servizio biblioteca di lettere dell'Universita' degli studi di Parma - Parma - PR

Biblioteca Palatina - Parma - PR

Biblioteca universitaria - Pavia - PV

Biblioteca interdipartimentale unificata Francesco Petrarca dell'Università degli studi di Pavia - Pavia - PV

Biblioteca comunale Classense - Ravenna - RA

Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - RM

Biblioteca universitaria Alessandrina - Roma - RM

Biblioteca Angelica - Roma - RM

Biblioteca statale del Monumento nazionale S. Scolastica - Subiaco - RM

Biblioteca del Dipartimento di studi orientali dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza - Roma - RM

Biblioteca nazionale universitaria - Torino - TO

Biblioteca del Dipartimento di scienze letterarie e filologiche dell'Universita' degli studi di Torino - Torino - TO

Biblioteca statale di Trieste - Trieste - TS

Biblioteca comunale - Treviso - TV

Biblioteca Querini Stampalia - Venezia - VE

Biblioteca nazionale Marciana - Venezia - VE

Biblioteca civica Bertoliana - Vicenza - VI

 

 

Merton, Robert K.

Viaggi e avventure della serendipity : saggio di semantica sociologica e sociologia della scienza

di Robert K. Merton ed Elinor G. Barber

Editore : Il mulino, 2002

 

Biblioteca della Facolta' di scienze politiche dell'Universita' degli studi del Piemonte orientale Amedeo Avogadro. Sede di Alessandria - Alessandria - AL

Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti-Volpi - Bari - BA

Biblioteca universitaria di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca comunale - Imola - BO

Biblioteca di Discipline umanistiche dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca del Dipartimento di Discipline Economico-aziendali dell'Universita' degli Studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca del Dipartimento di Filosofia dell'Universita' degli Studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca-videoteca Mario Gattullo del Dipartimento di scienze dell'educazione dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca del Dipartimento di sociologia dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca Walter Bigiavi dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca Sala Borsa - Bologna - BO

Biblioteca universitaria di Cagliari - Cagliari - CA

Biblioteca civica - Cuneo - CN

Biblioteca del Polo di Como del Politecnico di Milano - Como - CO

Biblioteca comunale Malatestiana - Cesena - FC

Biblioteca comunale Aurelio Saffi - Forli' - FC

Biblioteca centralizzata Roberto Ruffilli dell'Università degli studi di Bologna - Forli' - FC

Biblioteca comunale Ariostea - Ferrara - FE

Biblioteca del Dipartimento di scienze giuridiche dell'Universita' degli studi di Ferrara - Ferrara - FE

Biblioteca comunale Giorgio Bassani - Ferrara - FE

Biblioteca della Facoltà di lettere e filosofia Amleto Bassi dell'Università degli studi di Ferrara - Ferrara - FE

Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI

Biblioteca di scienze della formazione dell'Universita' degli studi di Firenze - Firenze - FI

Biblioteca del Dipartimento di urbanistica e pianificazione del territorio eCentro di documentazione cartografica dell'Universita' degli studi di Firen - Firenze - FI

Biblioteca Universitaria - Genova - GE

Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi. Sezione dei Bottini dell'olio - Livorno - LI

Biblioteca nazionale Braidense - Milano - MI

Biblioteca delle facoltà di Giurisprudenza e Lettere e filosofia dell'Università degli studi di Milano - Milano - MI

Biblioteca dell'Istituto di filosofia e sociologia del diritto della Facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Milano - Milano - MI

Biblioteca del Dipartimento di storia della società e delle istituzioni dell'Università degli studi di Milano - Milano - MI

Biblioteca comunale - Castelfranco Emilia - MO

Biblioteca comunale - Mirandola - MO

Biblioteca S. Carlo - Modena - MO

Biblioteca comunale Francesco Selmi - Vignola - MO

Biblioteca civica Antonio Delfini - Modena - MO

Biblioteca universitaria - Napoli - NA

Biblioteca comunale - Palermo - PA

Biblioteca centrale della Regione siciliana - Palermo - PA

Biblioteca universitaria di Padova - Padova - PD

Biblioteca generale della Facoltà di scienze politiche Ettore Anchieri dell'Università degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca comunale Federiciana - Fano - PU

Biblioteca Battiferri - Economia, Sociologia, Centro di documentazione europea dell'Università degli studi di Urbino - Urbino - PU

Biblioteca della Facoltà di scienze politiche dell'Università degli studi di Pavia - Pavia - PV

Biblioteca universitaria - Pavia - PV

Biblioteca comunale Manfrediana - Faenza - RA

Biblioteca comunale Classense - Ravenna - RA

Biblioteca dell'Istituto Luigi Sturzo - Roma - RM

Biblioteca di storia moderna e contemporanea - Roma - RM - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - Biblioteca comunale - Tivoli - RM

Biblioteca del Dipartimento di scienze demografiche dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza - Roma - RM

Biblioteca della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza - Roma - RM

Biblioteca del Dipartimento di sociologia dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza - Roma - RM

Biblioteca comunale Giovanni Antonio Battarra - Coriano - RN

Biblioteca civica Gambalunga - Rimini - RN

Biblioteca del Consorzio universitario di Rovigo - Rovigo - RO

Biblioteca universitaria di Sassari - Sassari - SS

Biblioteca civica centrale - Torino - TO

Biblioteca nazionale universitaria - Torino - TO

Biblioteca del Dipartimento di scienze dell'educazione dell'Universita' degli studi di Torino - Torino - TO

Biblioteca interdipartimentale Gioele Solari dell'Universita' degli studi diTorino - Torino - TO

Biblioteca del Dipartimento socio-politico dell'Universita' degli studi di Trieste - Trieste - TS

Biblioteca comunale - Treviso - TV

Biblioteca Querini Stampalia - Venezia - VE

Biblioteca civica Bertoliana - Vicenza - VI

Biblioteca comunale - Soriano nel Cimino - VT

 

Umbero Eco e Thomas A.Sebeok ( cura di)

Il segno dei tre: Holmes, Dupin, Peirce

Ediotre: Bompiani (1983-2000)

 

 

Biblioteca della Facolta' di scienze della formazione dell'Università degli studi di L'Aquila - L'Aquila - AQ

Sistema bibliotecario urbano di Bergamo - Bergamo - BG

Biblioteca Natalia Ginzburg del Quartiere Savena/Mazzini - Bologna - BO

Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna - BO

Biblioteca centralizzata della Facolta' di agraria dell'Universita' degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca di Discipline umanistiche dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca del Dipartimento di Filosofia dell'Universita' degli Studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca-videoteca Mario Gattullo del Dipartimento di scienze dell'educazione dell'Università degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca dell'Istituto di Discpline della Comunicazione della Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' degli Studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca del Dipartimento di economia e ingegneria agrarie dell'Universita' degli studi di Bologna - Bologna - BO

Biblioteca Sala Borsa - Bologna - BO

Biblioteca provinciale - Cagliari - CA

Biblioteca universitaria di Cagliari - Cagliari - CA

Biblioteca civica - Cuneo - CN

Biblioteca civica - Mondovi' - CN

Biblioteca centralizzata Roberto Ruffilli dell'Università degli studi di Bologna - Forli' - FC

Biblioteca comunale F. Leopoldo Bertoldi - Argenta - FE

Biblioteca del Dipartimento di scienze giuridiche dell'Universita' degli studi di Ferrara - Ferrara - FE

Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI

Biblioteca di giurisprudenza dell'Universita' degli studi di Firenze - Firenze - FI

Biblioteca comunale - Sora - FR

Biblioteca comunale Uberto Pozzoli - Lecco - LC

Biblioteca comunale - Cecina - LI

Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi. Sezione dei Bottini dell'olio - Livorno - LI

Biblioteca statale - Lucca - LU

Biblioteca del Dipartimento di filosofia e scienze umane dell'Universita' degli studi di Macerata - Macerata - MC

Biblioteca del Dipartimento di lingue e letterature moderne dell'Universita'degli studi di Macerata - Macerata - MC

Biblioteca dell'Istituto di diritto e procedura penale della Facolta' di giurisprudenza dell'Universita' degli studi di Macerata - Macerata - MC

Biblioteca regionale universitaria - Messina - ME

Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano - MI

Biblioteca centrale della Facolta' di architettura del Politecnico di Milano - Milano - MI

Biblioteca nazionale Braidense - Milano - MI

Sistema bibliotecario urbano - Milano - MI

Biblioteca di filosofia dell'Università degli studi di Milano - Milano - MI

Biblioteca comunale Roberto Ardigo' - Mantova - MN

Biblioteca comunale - Carpi - MO

Biblioteca comunale Daria Bertolani Marchetti - Formigine - MO

Biblioteca S. Carlo - Modena - MO

Biblioteca Estense Universitaria - Modena - MO

Biblioteca comunale Francesco Selmi - Vignola - MO

Biblioteca civica Antonio Delfini - Modena - MO

Biblioteca universitaria - Napoli - NA

Biblioteca pubblica e casa della cultura - Fondazione Achille Marazza - Borgomanero - NO

Biblioteca comunale - Oristano - OR

Biblioteca del Dipartimento di filosofia dell'Universita' degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca generale della Facoltà di scienze politiche Ettore Anchieri dell'Università degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca interdipartimentale di psicologia Fabio Metelli dell'Universita' degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca del Centro interdipartimentale di servizi di Palazzo Maldura dell'Universita' degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteche del Dipartimento di storia e filosofia del diritto e diritto canonico dell'Università degli studi di Padova - Padova - PD

Biblioteca comunale Augusta - Perugia - PG

Biblioteca comunale - Pordenone - PN

Biblioteca comunale Federiciana - Fano - PU

Biblioteca di Area umanistica dell'Università degli studi di Urbino - Urbino - PU

Biblioteca della Facoltà di economia dell'Università degli studi di Pavia - Pavia - PV

Biblioteca universitaria - Pavia - PV

Biblioteca nazionale di Potenza - Potenza - PZ

Biblioteca comunale Manfrediana - Faenza - RA

Biblioteca comunale Classense - Ravenna - RA

Biblioteca dell'Istituto Luigi Sturzo - Roma - RM

Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - RM

Biblioteca universitaria Alessandrina - Roma - RM

Biblioteca comunale - Tivoli - RM

Biblioteca comunale Pigneto - Roma - RM

Biblioteca comunale Elsa Morante - Roma - RM

Biblioteca comunale Colli Portuensi - Roma - RM

Biblioteca comunale Bruno - Roma - RM

Biblioteca del Dipartimento di sociologia dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza - Roma - RM

Biblioteca comunale - Cattolica - RN

Biblioteca comunale Giovanni Antonio Battarra - Coriano - RN

Biblioteca civica Gambalunga - Rimini - RN

Biblioteca civica Alberto Geisser - Torino - TO

Biblioteca civica centrale - Torino - TO

Biblioteca nazionale universitaria - Torino - TO

Biblioteca civica Villa Amoretti - Parco Rignon - Torino - TO

Biblioteca Francesco Ruffini del Dipartimento di scienze giuridiche dell'Universita' degli studi di Torino - Torino - TO

Biblioteca civica Francesco Cognasso - Torino - TO

Biblioteca civica Luigi Carluccio - Pozzo Strada - Torino - TO

Biblioteca civica Regio Parco - Torino - TO

Biblioteca del Dipartimento di filosofia e di ermeneutica filosofica e tecniche dell'interpretazione dell'Universita' degli studi di Torino - Torino - TO

Biblioteca medica dell'USSL 24 - Collegno - TO

Biblioteca civica Attilio Hortis - Trieste - TS

Biblioteca del Dipartimento di italianistica linguistica comunicazione spettacolo dell'Universita' degli studi di Trieste - Trieste - TS

Biblioteca nazionale Marciana - Venezia - VE

Biblioteca civica Bertoliana - Vicenza - VI

 

Quando è apparsa la parola Serendipità nella lingua italiana?

 

 

 

 

 

 

E' molto probabile che Umberto Eco sia molto più adatto di me a dare una risposta a questa domanda e probabilmente anche molti altri. Oltretutto io sono uno scrittore sì, ma scrivo romanzi, non saggi; e la mia preparazione in materia linguistica è ben misera, per non parlare della mia pigrizia e della mia totale mancanza di metodo accademico, figurarsi!

Ma me mi muove la curiosità, ed anche quella tale famose tigna...

Fe la faccio breve.

La ricrca per essere seria dovrebbe essere impostata con un gruppo di ricercatori e/o con molto tempo a disposizone andando in giro ad intervistare esperti di molti settori (dalla lignusitica in sensdo stratto alla semiotica medica, dato che non a casa i medici sono molto addentro al termine serendipità, così come, in relatà e non lo sanno alla abdzusione della malattia dai sintomni) dovrebbe essere approfondita e basata su documenti: carta, roba scritta, forse anche testimonianze di qualcuno che l'ha sentoita dire, ma testimonianze a far valere dslla data in cui sono state scritte.Per essere scientifici si fa così;

Io mi sono guardato interoto ed ho preso il mio Zngarelli Zanichelli, edizione 1981, e la parola c'era.Lo sapevo che c'era, ma volevo proprio visualizzare l'inizio della ricerca con un gesto.

Ne ho un'altra copia, nel 1961, l'ho aperto e non ho trovato la paorla;

E mi sono detto: condurrò la ricerca sui vocabolari. E' evidente cheuna parola finisce su un vocabolario quando è invalsa nell'uso già da un po', ma se non altro è un "pezzo di carta scritto".

In casa avevo due copie di anni diversi (1936 e 1940) del vecchio Melzi, ho cercato e non ho trovato;

Mi sono recato nella sala di filologia della BNCR è ho "compulsato" diversi vocabolari, enciclopedie e dizionari enciclopedici

 

Il Lessico Universale Italiano di lingua lettere arti scienza e tecnica, pubblicato dall' Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1978, ancra non riporta il termine, e viene citata esclusivamente la

 

Serendibite, s.f. (dall'antico nome arabo di Ceylon, Serendib).- Minerale di colore azzurro, silicato di calcio e magnesio contenente alluminio e boro, triclino. In cristalli a geminazione polisintetica o in granuli e lamine, ritrova nell'isola di Ceylon e negli S.U.A. (stato di New York). (tanto per amore della citazione)

 

 

Il Vocabolario della lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana , 1994, riporta:

 

"Serendipità, s.f. (dall'inglese Serendipity coniato nel 1754 dallo scrittore inglese Horace Walpole che lo trasse dal titolo della fiaba The three prices of Serendip: era questo l'antico nome dell'isola di Ceylon, l'odierna Sri-Lanka), letter.- La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta cercando altro.

 

Il DEVOTO-OLI (Giacomo Devoto, Gian Carlo Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, Felice Le Monnier, 1967) non contiene il termine nétermini con la medesima radice.

 

E così via molti altri vocabolari.All'attopratico quasi tutti quelli stampati alla fine degli anni 80 riportano la parola, tutti gli altri, stampati prima del 1981 non la riportano.

Infine, buon ultimo trovo "......." della UTET stampato nel 1996 che dà la solita buona definizione di S. ma in parentesi quadra indica un anno: 1974.

controllo cosa vuol dire quella parentesi quadra nei fogli all'inizio delprimo volume e confermano la mia impressione: fra parentesi quadra è indicata la data della prima accezione della parola in lingua italina (questo evidentemente quando si tratti di neologismi).

Cerco l'indirizzo della UTET su Alice CD, lo trovo, chiamo dal teleofno del'atrio, spiego genericamente il problema e mi dicono che probabilmente dovrei parlare con Tizio. Richiamo più tardi e lo trovo. Tizio, gentilmente dice che sì qualcosa ci dovrebbe essere e che mi farà sapere. Tornato a cas agli spedisco una mail perchéabbia la mia e dopo due giorni cortesemente mirispnde e mi dice in buona sostanza che l'unico riferimento trovato è il "Millevoci" di Luciano Satta.

si tratta non diun vero e proprio vocabolario ma di una raccolta di neologismiin uso all'inizio degli anni 70.

lo cerco sul catalogo informatico e non lo trovo.Mi ricordo che sono un vecchio topo di biblioteca e lo cerco sullo schedario cartaceo dove lo trovo!

Lo chiedo e dopo un'oretta ce l'ho in mano. Cerco e trovo questa definizione.

 

 

"Serendipità: strano termine , introvabile nei dizionari: "Sta ad indicare - usiamo le parole di un illustre clinico - la capacità di un ricercatore di rilevare e interpretare correttamente un fenomeno occorso in modo del tutto casuale". E si cita l'esempio di Fleming e della penicillina. Insomma il fare una scoperta quando le ricerche non sono orientate verso quella scopertta. Curiosa anche la nascita del vocabolo: esso fu coniato da Horace Walpole quando nel 1754 scrisse "The Three princes of Serendip"; i protagonisti del libro facevano scoperte del tipo che abbiamo detto. Serendip (o Serendib) è l'antico nome di Ceylon; gli fu dato dai geografi arabi medioevali"

 

tratto da "Il Millevoci, le parole e le accezioni che non tutti conoscono" a cura di Luciano Satta, Casa editrici G.D'Anna, Messina Firenze, 1974.

 

 

Una nota da bibliofilo sul libro appena citato

 

L'edizione da me consultata presso la BNCR è un volumetto molto particolare: non porta ISBN e passi: non era ancora d'uso diffuso; non porta un vero colophon e passi, succede anche a buoni libri e buoni editori; nella seconda pagina indica una data, 1974; ma in ultima pagina, riporta la dizione: "Edizione in un numero limitato di copie" ed il prezzo di copertina recita: "1 gennaio 1974. Prezzo una lira"!

Devo dedurre che si tratta di una edizione particolare e fuori commerico, il che è possibile perché per altro, non ce n'è traccia altrove: non su SBN, non su Alice CD néaltrove io sia potuto arrivare partendo da una console.

 

Il libro è molto interessante per vari motivi , in particolar modo perchécontiene parole "nuove" (straniere o derivate o italiane ma con nuove accezioni) entrate realmente nell'uso quali background, creativo; count down, catamarano, scatola nera e molte altre.

Ma anche parole che saranno anche apparse all'epoca e usate anche da qualcuno; ma che nessuno usa più, ammesso e non concesso che fossero realmente usate: divaletto (divano letto) dentierifricio (dentifricio adatto per dentiere), custodialismo (tenere ricoverata una persona, con l'intento più di segregarla che di curarla) cecchinaro (neologismo romanesco, colui che compie il check-in!), monokini (costume da bagno ad un pezzo solo), naftalizzazione (presenza di nafta nei fiumi e nei mari a casua inquinamento), riprografia (ottenere documenti e simili per riproduzione, il settore delle macchien fotocopiatrici), rurbano (società mezzo agricola e mezzo urbana) scannocrate (alto burocrate che occupa uno scanno); e molti altri.

Tanto per dire come si evolve la lingua e che forse non bisogna aver troppa paura dei neologismi: se non valgono qualocsa, se non hanon un senso, scompaiono nel nulla.

 

di un certo interesse il fatto che la spiegazione viene attribuita ad un "ilustre clinico", ulteriore dimostrazione che in Italia la S. ha o ha avuto i suoi fan fra i medici.

Ma la cosa di maggior interesse per la mia ricerca è che se il libro è stato stampato con na data del 1mo Gennaio 1974 evidentemente è stato dato alle stampe realmente prima, cioè nel 1973, anno in cui oltretutto deve essere stato concepito e scritto.

Così, dato che per ora altre tracce non ne ho trovate ed ammessi i limiti di questa mia ricerca, io direi che la parola S. entra nell'uso nella lingua italiana nel 1973.

 

 

Una ricerca statistica

 

 

 

 

 

 

Non ho resistito alle tentazione di effettuare una ricerca statistica su quanto e come la S. sia termine conosciuto in Italia. E' stata una tentazione, appunto, quindi qualcosa cui avrei dovuto resistere, ma come diceva Oscar Wilde "...so resistere a tutto tranne alle tentazioni".

Perchéresistere? Perchéquesta ricerca non ha (e non avrebbe mai potuto avere) nessuna attendibilità scientifica in senso proprio.

Prima di tutto perchéil numero degli intervistati non è così alto da permettere una vera valutazione del fenomeno in Italia. Avrei dovuto intervistare almeno 3.000 persone per avere un dato valido a livello nazionale ed era cosa al di sopra delle mie forze, dei miei tempi, delle mie velleità.

Ed in secondo luogo perchéper condurre una ricerca appunto scientificamente e statisticamente valida avrei dovuto rivolgermi a professionisti del settore, concordare le modalità della ricerca e condurla nei modi specifici concordati.

di nuovo era cosa al di sopra delle mie forze.

D'altro canto, lo sto dichiarando: non ho alcuna pretesa di scientificità e di completezza. E' stata per lo più una curiosità da soddisfare.

All'atto pratico: tramite amici e conoscenti mi sono rivolto via telefono, via internet e di persona, ad altri amici e conoscenti e così via creando una piccolissima catena di Sant'Antonio.

Ho racolto così molte risposte, via mail, via telefono e per contatto personale.

Ponevo e chiedevo di porre alcune semplicissime domande:

-conosci la parola serendipità? SI o NO

-se la risposta era no, l'intervista finiva lì ed il dato relativo ad età e sesso veniva registrato

-se la risposta era sì, chiedevo/chiedevamo cosa vuol dire? e la risposta veniva più o meno trascritta; alla fine abbiamo trascritto le più interessanti

-poi la domanda era QUANDO/DOVE/COME l'hai conosciuta.

Tutto qui.

Per la ricerca statistica in senso stretto (ammeso che eccetera) ho diviso i dati per età e sesso, tralasciando altri dati che sarebbero stati utilissimi ad inquadrare il fenomeno, ad esempio titolo di studio e lavoro; cosa che ho fatto per alcune delleinterviste.

In un capitolo a parte, ho riportato alcune risposte più ampie, frutto evidentemente di una conoscenza del termine.

 

I dati della ricerca sono presto detti:

 

216 persone sono state intervistate

 

90 uomini, 126 donne

 

204 hanno detto di non cosnoscere il termine

 

12 persone ( di cui 11 uomini dicono di sapere di che si tratta e danno una definizione ed una piccola storia personale)

 

Questi dati non valgono molto, l'ho già detto. Per una serie di motivi le persone che sono state intervistate appartengono ad un entourage fattodipersone abbastanza colte, un po' al di sopra della media che sarebbe rappresentata da un diploma di scuolamedia superioe malconseguito (che mi pare essere la media culturale degli italiani oggi come oggi).

Quindi l'idea che ci sia un 5% di italinai che conosce la parola mi sembra anche troppo alta.

Del resto molti deglialtri intervistati dicono in seconda battuta, qualcosa del tipo "ma c'entra qualcosa il film?" (vedi in Miscellanea) che, se l'hanno visto ricordano vagamente; o non l'hanno visto ma la parola gli è rimasta impressa..

 

Uno dei dati più significativi della ricerca in quanto tale è comunque stato l'interesse suscitato dal termine stesso, soprattuto in coloro che non ne sapevano niente. Come già sottolienato da Merton nel suo libro la parola in séstessa ha un suo fascino esotico. Sarà per la sua assonanza con serenità, sarà per qualche traccia anamnestica lasciata dal Caso, fatto sta che quasi tutti gli intervistati hanno chiesto cosa voleva dire la parola e si sono molto interessati al concetto.

Pareri ed interviste

 

Una parte della ricerca statistica effettuata ha fruttato delle vere e proprie interviste, pur brevi. Le abbiamo raccolte e ve le diamo così come sono venute con interventi minimi di editing redazionale.

 

 

R.C., impiegato, 36 anni

 

Non ricordo quando ne ho sentito palrar eper la prima volta, creod al liceo,da un professore supplente, di questi giovani che vengono e straparlano.Mi sembra di capire che ormai vada anche di moda.Secondo me è un clamoroso bluff.

 

 

Marco S., artigiano, 44 anni

 

Io faccio scarpe a mano. Non sono un ciabattino, non le riparo, o meglio riparo solo le mie; io faccio proprio una scarpa dall'inizio alla fine e ovviamente su misura.

I modelli sono quelli classici, scarpe eleganti, di stile, da uomo e da donna, e non vario molto i modelli dato che un cliente che vuole una scapra su misura tendenzialmente sceglie appunto un modello classico; ma a volte mi piace introdurre elementi decorativi sulla scarpa, delle incisioni ad esempio o dei particolari d'altro tipo come fibbie particolari o lacci o altro.

Per cui raccolgo regolarmente libri sulle scarpe, ne ho una collezione ricchissima e molti librai che mi riforniscono. Un giorno un librario mi chiama e mi dice che ha una edizione di un libro fotografico anni 50, un catalogo di una vecchia casa di produzione di accessori in pelle, mi interessa? Dico di sì e vado. Mentre sono lì trovo una bellissima donna che sta discutendo con lui: il libro lo aveva ordinato lei tre mesi prima,ma non lo aveva ritirato; era venuta quella mattina con questa intenzione ma il libraio gli stava dicendo che ormai l'aveva promesso a me. Continuando a discutere, a tre, non siamo riusciti a trovare la soluzione. Ci siamo riusciti continuando la discussione a due e (sia pure non subito) abbiamo scoperto che l'unica soluzione possibile era sposarci. Cosa che abbiamo fatto un anno e mezzo dopo, tre anni fa. La nostra bambina si chiama Serena, solo perchè chiamarla Serendipità ci sembrava troppo...

 

 

Massimo Longhi, pensionato 67 anni

 

Da quando sono in pensione ovviamente ho molto più tempo libero, quindi leggo di più. Leggere e di tutto, è sempre stata la passione della mia vita, ma da quando ho molto tempo sto davvero esagerando! Passo moltissimo tempo nelle biblioteche della mia città e proprio per capire come sono fatte, cosa c'è dentro, consulto i cataloghi, i vari soggettari, le bibliografie; nelle sale in cui sono esposti i libri, gli scaffali me li ripasso con metodo: senza cercare qualocs ain particolare, ma cercando e basta. In questo modo scopro facilmente libri inaspettati, idee inaspettate. Conoscevo già la parola S. anche se non avevo mai approfondito il concetto. E mi è venuto da constatare che con questo metodo di ricerca non posso non trovare cose interessanti, che non mi aspetto assolutamente. Ad esempio, conoscevo l'arte iperrealista americana e quella del realismo socialista, ma non sapevo che esistesse una forma d'arte simile definita iporealismo nazista, a quelle collegata solo formalmente; oppure non sapevo nulla di Keith Haring. Non so se questa sia una forma programmata di serendipità, ma mi pare di sì.

 

 

Martino De Paolis, studente, 23 anni

 

Ho visto il film "Serendipity" e non sapevo niente della S. in séstessa. Però il concetto mi aveva colpito. Ne ho parlato con altri amici e sono arrivato alla conclusione che c'era altro da scoprire e che anzi il film con la S. c'entrava poco e niente. Così ho cominciato a cercare, di tanto in tanto. Non ne so ancora molto.Ma mi interessa e non so perchÈ.

 

M.M., bibliotecario, 33 anni

 

Durante il servizio militare ho conosciuto un ragazzo della mia città.Abbiamo fatto quasi tutto il militare assieme.Dopo la naja l'hoperso di vista ma sei mesi dopo l'ho chiamato.Ci siamo rivisti con piacere e lui mi ha detto che stava per fare un concorso come impiegato presso l'università della nostra città.C'era anche un concorso per bibliotecario, perchénon lo facevo? Io mi sono informato ed ho fatot tutti e due i concorsi.Sono riusltato vincente a quello da impiegato! Ed il mio amico no. Per una serie di circostanze che non vi statò a raccontare, due anni dopo diventavo a mia volta bibliotecario. Dal giorno in cui l'ho vinto però, la mia vita è camibata radicamente, anche perchénelle more dell'avvio al lavoro per così dire, mentre aspettavamo nell'ufficio del personale ho stretto amicizia con una ragazza che aveva vinto come me il concorso.Abbiamo cominciato ad uscire insieme ed iniziato una breve storia d'amore, rapidamente conclusa e mantenendo l'amicizia.Un mese dopo, ho incontrato un'altra donna, una collega con la quale ho iniziato una tempestosa storia d'amore, finita male dopo seimesi.Per consolarmi , una sera ho telefonato ad una amica che non vedevo da tempo e soloperchéquella sera nessuno dei miei amici era idsponibile.Mi sono autoinvitato a cena a casa sua e quella sera stesso ho conosciuto quella che sarebbe diventata mia moglie.Siamo felicmente sposati da 6 anni. Se non avessi telefonato a quel mio ex-commilitone ( che da allora non ho più visto) non avrei il mio lavor, non avrei conosciuto la prima donna (mia ottima amica tuttora) némia moglie. Quando ho scoperto la parola S., leggendo un articolo su un giornale, ho pensato che tutto ciò mi era successo appunto perchéero incappato proprio in lei.

 

 

Luciano S., giornalista, 36 anni

 

Un ginalista trova spesso le notizie migliori e le fonti migliori per caso. Le trova anche per metodo professionale, perchécoltiva contatti e conoscenze. Un collega anziano mi ha parlato della S. anni or sono, lui la conosceva perchéera stato molto negli Stati Uniti e da allora ne parlava spesso. Ho dovuto constatare che le notizie spesso e volentieri si trovano per S., perchési sta cercando comunque qualcosa. Io non butto mai via niente: una notizia da poco trovata oggi mi può essere essenziale fra uno o ciqnue anni.

 

 

Carlo Palmieri, musicista, 36 anni

 

Non c'è spazio per la S. nella musica.Forse nella vita, ma non nella musica.Nella musica ci può essere improvvisazione, speicalmentete nel jazz. Ma S. no.

 

Carlo Manfredi, imprenditore edile, 35 anni

 

Una delle cose più impegnative di un lavoro edile è quando si scava per le fondamenta, soprattuto in campagna.In italia può succedere di tutto, dal trovare una falda acquifera che sballa costi e tempi al trovare una villa romana con la tentazione di non avvertire nessuno. Tutti son capaci di gettare le fondamenta quando un altro ha fatto il buco.E spesso si deve anche decidere al volo e al meglio. Mi è capitato una volta, appunto, lavorando da dipendente di trovare dei ruderi, e per fortuna era solo un casolare di 100,150 anni fa, niente di importante. Con me c'era un architetto che ha cominciato a parlare appunto di S. Nel frattempo io cercavo di mettermi in proprio e cercavo fianziamenti e soci, senza trovare risposte. Due anni dopo l'episodio del casolare, a me è capitato di trovare un grosso cavo; ho fermato tutto, sono andato al comune vicino a chiedere informazioni e lì ho scoperto che la regione aveva stanziato dei fondi di provenienza europea per un progetto di restauro di una casa colonica vecchia di 200 anni. Non era proprio un appalto truccato, ma insomma non ne avevano poi troppo in giro. Quel giorno stesso ho presentato un progetto, mi hanno dato l'appalto e mi sono messo in proprio. E' serendipità, questa?

 

 

Carlo D.A.,impiegato esperto di software, 40 anni

 

In ambiente scientifico la parola S. è molto conosciuta ed usata. Nel mio settore in particolar modo (un tempo scrivevo programmi, oggi gestisco sitemi) ho scoperto che quando creo un database per un cliente è bene dirgli che io creo il sistema e lui ci mette dentro i suoi dati, ma che se sta attento e di tanto in tanto cerca un po' a caso, incorciando i dati stessi, può trovare dentro il database un sacco di dati che non sapeva di averci messo.Questo vale per qualunque data base.E' l'incorcio fra i vari campi che può dare soprese e perfino scoperte quasi creative. Un esempio? Beh, è un esempio stupido ma è successo davvero: un mio cliente con un grosos databse per il personale, dietor mio suggerimento, ha scoperto che il 20 dei suoi dipententi sono del segno dello scoprione e il 25% del Leone.Io non credo affatto alll'astrologia, intendiamoci, ma vorrà dire qualcosa che quasi il 50% dei dipendenti di quella società appartine a solo il 24% dei segni zodiacali? Ed il rimanente 50% al restante 76% dello zodiaco? Una ricerca di questo tipo la fai per puro caso e per divertimento, ma il risultato, orospcopi a parte, non lo trovi forse per serendipità?

 

Vladimiro M.,pensionato, 59 anni

 

L'ho trovata sulla settimana enigmistica in uno dei cruciverba più difficili che abbia mai fatto.Ero arrivato alla fine e la definizione diceva "la fortuna di Horace Walpole".Alla fine ho trovato la porala perchého finito il crucivberba, nel senso tutte le altre definizioni.E quando l'ho letta sono andato a cercare sul vocabolario e non l'ho nemmeno trovata subito.Sono andasto a casa di mio figlio e lì sul suo vocabolario più nuovo del mio ho scoperto il significato.Poi ho visto il film.Ma non ho ancora ben capito cosa vuol dire, onestamente

 

G.T.,libraio, 46 anni

 

Credo che tutti i librai o i bibliotecari conoscano la parola e il concetto. A me capita in continuazione di verificare come i miei clienti siano sorpresi da certi libri che trovano sugli scaffali, libri che tutti conoscono o che sono noti, ma di cui loro non hanno mai sentito parlare.Li vedono, si incuriosiscono, li sfogliano, sene entusiasmano e quando me lo dicono io gli dico (se mi stanno simpatici) che si tratta di un colpo di serendipità.Ripeto: capita spesso a chi ama i libri.Non ricordo assolutamente quando l'ho scoperta per la prima volta! Mi sembra di conoscerla da sempre.

 

Paola M.,studentessa, 26 anni

 

Della parola mi aveva parlato per la prima volta mio padre, quando avevo sedici anni; non avevo dato molto peso alla cosa.Con il passare degli anni mi sono trovata ad incontrarla di nuovo, ma sempre senza particolari illuminazioni. Poi, a ridosso degli ultimi esami, quando ero ancora incerta su quale tesi di laurea chiedere ed in quale materia, parlando con una amica è rivenuta fuori la parola e le ho detto quel poco che ne sapevo.Lei si è entusiasmata e mi ha detto che ne voleva sapere di più.Siamo andate insieme in biblioteca a fare una ricerca ed ho approfondito la cosa, scoprendo fra l'altro il libro di Robert Merton. Quindi ne sapevo molto più di prima. Di lì a qualche mese, scelta la tesi e tutto, vado all'università per parlare con un professore che mi avrebbe dovuto passare una tesi di dottorato che riguardava l'argomento della mia tesi, cosa che avevo saputo un po' per caso ed un po' per serendipità.L'ho detto al professore, e lui è rimasto colpito dal temrine che non consoceva.Gliene ho parlato diffusamente per due ore! Ed ovviamente ci ho fatto un figurone, molto aldilà di quanto non avrei mai potuto aspettarmi

Due settimane dopo mi ha telefonato una casa editrice per offrirmi un lavoro su suggerimento del professore stesso.Ho cominciato a lavorare in casa editrice come stagista prima di laurearmi e mi hanno assunta due mesi dopo la laurea.

Non ho mai pensato che sia stata semplice fortuna.

 

I rapporti fra Serendipità e lo Zen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono stato a lungo in dubbio se inserire questa tematica nel libro, dato che si tratta di una intuizione personale e assolutamente non verificabile.

Però appunto di una intuizione. Mi è sempre piaciuto definire l'intuito come una forma di raginamento perfettamente logico ma fulmineo: avete presente quei gomitoli di filo che ci sono a volte nelle scatole di aghi, fili e bottoni? Quelle normali, disordinate, che sono in ogni casa? Se prendete una sigaretta di filo e ne tirate fuori un filo e lo tendete, ecco, quello è il ragionamento perfettamente logico: dritto, teso, visibile, regolare, con un inizio ed una fine.

Il gomitolino piccolo, confuso ed inutilizzabile invece è l'intuito: se ti metti a dipanarlo con pazienza alla fine sempre un filo dirtto e teso avrai.

Non so nemmeno bene se questa definizione l'ho sentita almeno in parte da qualcuno o l'ho elaborata completamente da solo, fatto sta che ci credo e la spendo in continuazione.

L'intuito è veloce e fulmineo, ti dice che cosa devi fare senza che tu sappia perché ed è la cosa giusta da fare. Non è l'istinto, che è cosa altra, profonda, diversa, quasi biologica.

E d'intuito spesso si prendono le decisioni importanti della vita, soprattutto quando occorre decidere velocemente.

Io sento che la S. ha qualcosa ha che vedere con lo Zen.

Il quale a sua volte è decisamente ineffabile. Lo zen che si può raccontare non è vero zen, recita un motto, appunto zen.

Ciò che si può dire correttamente dello zen è che è una forma di disciplina mentale che nasce e si sviluppa in ambiente buddista in Asia. Il termine zen è giapponese ed è la evoluzione del termine e della relativa disciplina cinese detta chan.

Esemplificando al massimo un discepolo zen impara direttamente e necessariamente da un maestro alcune cose fondamentali, coerentemente con la filosofia buddista.

Impara che:

-le passioni sono fonte di dolore

-le reincarnazioni anche ( che comunque ci sono le reincarnazioni, per tutti: si muore e si rinasce, sempre, ed in condizioni peggiori se nella vita precedenti si è stati cattivi; se incontri un verme, probabilmete è Hitler o Stalin, se si comporta bene come verme qunado verrà mangiato da un uccello si reincarnerà in un altro uccello e così via fino a tornare umano e poi forse un Bodhisatva, cioè uno che ha capito tutto; più o meno)

-che per smettere di soffrire occorre uscire dalla ruota della vita e perdersi nel Nirvana (che è il tutto ed il nulla) diventando appunto un bodhisatva, un altro Budda.

-che per arrivare a tanto occorre avere una illuminazione (detta satori)

-nel corso della quale si comprende la natura profonda della cose ed in particolare che tutto è yama, illusione

-un concetto zen dice che prima del satori le montagne sono montagne ed il lago è il lago, durante il satori si comprende come non sia così, e dopo il satori le montagne sono tornate ad essere montagne ed il lago, lago.

-per arrivare al satori il discepolo riceva dal maestro un koan, ossia una psecie di indovinello, storia, parabola, pensiero, sul quale deve meditare finchénon avrà avuto la sua illuminazione

-i koan sono frasi, descrizioni indovinelli eccetera che all'apparenza e al giudizio di un occidentale sono assurdi o senza senso: l'esempio tipico più citato è "qual'è il rumore di un applauso di una mano sola?"

Mi voglia perdonare chi è più esperto di me di zen e di discipline filosofiche orientali affini o meno. Ho intenzionalmente esemplificato e citato a memoria perchévolevo raccontare velocemente quello che ho capito io dello zen. Il che è esattamente il mio zen.

Uno dei concetti zen che mi è sempre piaciuto e che più mi sembra a tutta evidenza lapalissiano è: "Se incontri il Budda, uccidilo"

Mi sembra lapalissiano, anche se non saprei dire perchÈ. Per altro io non lo farei, intendo dire: uccidere il Budda, perchéin realtà, per quanto trovi affascinante lo zen non solo non credo nelle reincarnazioni, ma se ci credessi mi sembrerebbe una gran bella cosa: reincarnarsi di vita in vita all'infinito mi sembra un modo certo per soffrire, ma anche per godere, una serie ininterrotta di vite mi sembra una bella prospettiva. Mi è stato detto che questo potrebbe indicare il fatto che io sia un'anima giovane il che mi gratidfica ovviamente, ma peraltro non mi convince granchÈ.

Fatto sta che io ho questa intuizione relativa al fatto che la S. è correlata o crrelabile allo zen. Me la porto appresso come un fastido, un prurito, un porro sul collo.

Ad esempio perchéla S. mi sembra un metodo non-metodo. Di nuovo per intuito. E lo zen è pieno di frasi contraddittorie fra di loro.

Io ho l'impressione che la S. possa essere usata come metodo di ricerca, dai campi scientifici a quelli culturali in senso lato, da quelli creativi in senso stretto a quelli esistenziali: per avere un'idea per scrivere un romanzo o per incontrare persone gradevoli.

Però è anche particolarmente vero che la S. è come un passero al quale è difficilissimo mettere il sale sulla coda.La componente della xasualità e della fortuna sono forti.

Altri elementi in comune fra Z. e S. sono la sensazione di stupore: forse ogni intuizione, ogni scoperta serendipitosa, con quella sorpresa di cui parlava Horace, non è altro che un piccolissimo satori.

Nel satori mi dicono (...) ci sia esattamente questo, lo stupore dinnanzi alla comprensione profonda di come tutto sia illusione, di come l'esistenza stessa non si altro che una finzione, che tutto è yama. E nella S. quando essa si manfesta in una scoperta (che sempre è così, questo è uno degli elementi essenziali della S.: si scopre qualcosa) ad essa si accompagna sempre la sospresa per il modo se non altro.

Lo zen sembra essere estremamente leggero, e la S. o è leggera o non è.

Lo zen è una metodologia intellettuale od uno stile di vita. La S. anche, almeno volendolo. Senza dubbio è una metodologia intellettuale, e può diventare una forma dell'essere se non quotidiano, almeno presente nella vita di chi ne è cosciente.

Mi accorgo di star misticheggiando un po' troppo, e l'istinto (o forse l'intuito) mi dice che la S. con il misticismo ha poco a che vedere. D'altra parte anche lo Z. è così, altrimenti non raccomanderebbe di uccidere il Budda. Del resto il Buddismo non è una religone: come il taoismo, è una metodologia intellettuale, una filosofia di vita ma anche di descrizione del mondo come è, prescindendo da qualunque dio: non negandolo, ma prescindendone sì. Naturalmente il modo in cui le varie popolazioni asiatiche si vivono la realtà del buddismo è esattmaente quella della religone popolare: con statue, santini, reliquie del budda sparse in tutta l'asia, e via banalizzando.

 

Non so cos'altro dire a riguardo.

 

Serendipità ed Internet

 

 

Se cercate la parola S. su un qualunque motore di ricerca su Internet troverete un numero letteralmente enorme di siti che ne parlano. Ovviamente. Ma, lo saprete senza dubbio, questo accade anche se cercate una qualunque parola porno. Tendenzialmente su Internet si trova di tutto e di più, ed in numeri così sproporzionati da creare un vero e proprio rumore di fondo, ossia una tale massa di dati che fanno confusione ed in mezzo ai quali c'è senza dubbio il dato importante di cui avete bisogno ma appnto nascosto dalla confusione.

Non so chi abbia detto per primo che la Rete non è altro che un enorme "Manuale delle Giovani Marmotte", ma di quelli delle storie di Carl Barks, in cui i nipotini di Paperino trovavano sempre la risposta a qualunque domanda si facessero nel corso delle loro avventure; però è vero.

Il fatto vero è che la Rete dele Reti è in sée per séuno dei luoghi più serendipitosi che esistano.

Ma attenzione: solo (o soprattutto) le prime volte che uno ci fa un po' di web-surfing.

E' possibilissimo e facile trovare su Internet delle cose che non si stanno cercando ed è anche abbastanza facile trovarci qualcosa di meglio, ma come minimo qualcosa di molto diverso da ciò che si sta cercando.

Però se si impara ad usare bene i motori di ricerca e se si usa la Rete per trovare (più che cercare) qualcosa di specifico, a questo punto la S. gioca un ruolo minore.

In altre parole Internet, più la si conosce e la si pratica, più diventa utile. E meno facilmente diventa serendipitosa.

Le prime volte che ci si mette a cercare si commettono errori, non si capisce bene come funziona, si va per tentativi. Ad ogni buon conto si cerca per cercare, non si ha un progetto. E più facile così trovare cose inaspettate.

Per lo meno questa era la situazione in cui ci si trovava all'inizio della diffusione di internet!

Ormai la Rete è in milioni di case italiane, si impara ad usarla ed a conoscerla da giovani, da adolescenti che bazzicano sui computer da sempre, anzi spesso e volentieri i figli adolescenti ne sanno molto di più dei genitori.

Accessi pubblici e gratuiti alla rete in Italia ormai sono frequenti: ad esempio a Roma praticamente tutte le biblioteche comunali hanno un accesso di questo tipo e la maggior parte delle altre biblioteche (in tutt'Italia) ha i propri cataloghi on-line e terminali di accesso al proprio interno per la consultazione abituale dei cataloghi stessi.

Certo, nel paesino sperduto sulla Sila o nel Gennargentu la cosa è meno comune, ma questo è un altro discorso.

Ma dieci anni fa, nell'estate del 1995, quando a livello mondiale esplose il fenomeno Internet come consumo di massa, nessuno ne sapeva gran che.

In quell'anno, in quell'estate, in una libreria del centro di Roma effettuai per la prima volta un accesso alla Rete. Passai l'autunno a praticare il web-surfing, più fine a séstesso, facendo molte scoperte serendipitose.

Ad esempio, lo sapevate che gli Stati Uniti hanno avuto un imperatore? E' vissuto nella prima metà dell'ottocento, si chiamava Norton I e visse e morì a San Francisco. Non vi starò a raccontare la storia (è troppo lunga e vi lascio il piacere di scoprirla da soli) ma tanto per dire è una delle mie scoperte serendipitose sulla Rete.

Cercando il mio cognome sempre su Google ho fatto un sacco di scoperte più o meno divertenti sui commenti su di me da parte degli appassionati di fantascienza, ma ho anche scoperto che mongai in giapponese vuol dire "la porta segreta" e che è un tipico cognome Sikh.

Cosa ci faccino con queste nozioni? Assolutamente nulla! Per ora,però.Inoltre non è detto che la S. porti sempre alla scoperta dell'America o della pennicilina.Può anche portare, anzi più facilmente prota a piccole cose come queste.Ma intanto uno si allena!

 

Di tanto in tanto ci riprovo. Mi metto al computer apro Google e cerco di cercare a caso.

Oppure, nel corso di una ricerca vera e propria, quando nella lista dei siti trovati, più o meno tutti coerenti con il tema della mia ricerca, ne vedo uno che non c'entra evidentemente niente e allora mi fermo e vado a vedere proprio perchénon c'entra niente con la mia ricerca..

 

Ovviamente voglio arrivare da qualche parte, anche se onestamente non sono ben sicuro di dove e cosa.

Per essere persone capaci di S. non bisogna, meglio, è meglio non essere troppo esperti. In generale.

Tenere la porta aperta all'errore.O almeno socchiusa, e sapendo bene cosa si sta facendo, sempre.

... ...

DA ULTIMARE!!!!

 

Abbiamo condotto una ricerca specifica su I. usando Google, la ricerca è stata effettuata in data

 

...All'atto pratico su Internet alla voce S.y appaiono...

 

numero di siti...

i più significativi...

 

Alla ricerca dell aparola S., in italinao gli analoghi dati sono...

 

numero di siti...

i più significativi...

 

Miscellanea

 

 

 

 

 

 

Miscellanea vuol dire esattamente: "...mescolanza di cose diverse...insieme di articoli, saggi e sim. relativi ad uno o più argomenti, scritti da uno o più autori, raccOlti in un unico volume..."

O contenitore, aggiungerei, dato che a volte si tratta di una vera e propria cartella che, nelle biblioteche raccoglie appunto delle cose diverse e sparse, che da sole non meriterebbero néuna collocazione specifica néuno spazio specifico tutto e solo per loro.

In qualche modo le miscellanee sono una ammissione di una pigriza o di una sconfitta da parte di un classificatore (inteso come essere umano). Fatto sta che spesso e volentieri si tratta di un insieme di cose appunto eterogenee ma interessanti, o almeno alcune fra di loro. E sono luogo serendipitoso per definizione, perchéa me può anche capitare di cercare il saggio del tale autore, piccolo e poco importante, inserito appunto in una miscellanea; e quando mi danno l'intero conteniotre, le altre cose che ci trovo, che di sicuro NON stavo cercando possono essere interessanti al limite più di ciò che ho trovato perchélo stavo cercando.

Ma questo, ve lo concedo è, vezzo da topo di biblioteca.

Come che sia, in questa miscellanea troverete appunto materiali eterogenei che fanno riferimento alla S., anche se non del tutto appropriatamente.

La miscellanea ha anche una altro vantaggio: ci si può mettere quello che non si è riusciti per pigrizia o per incapacità ad inserire coerentemente altrove o a sviluppare in modo più completo ed organico.Lo so, è una ammissione appunto di pigrizia o peggio, ma che volete, sono lazzarone ma abbastanza onesto.

In compenso però qui potreste trovare il meglio del libro...

 

 

Una delle maggiori scoperte serendipitose della mia vita di topo di biblioteca e non solo

Una vexata quaestio per i fan di Nero wolfe è il fatto che i due si parlano usando il "voi". E fin qui poco male dato che si trattava evidentemente di una imposizione da parte del Minculpop (per chi non lo sapesse: Ministero della Cultura Popolare, e non sto scherzando).

Ma Archie Goodwin lo chiama "signor Wolfe" e Wolfe ricambia con "Archie", il che vuol dire che il primo gli dà del lei ed il secondo del tu.

Dato che in molti romanzi, soprattutto i primi e fino agli anni '60 si arriva al punto che perfino Lily Rowan, l'eterna fidanzata di Archie, dopo anni di storia insieme e dopo che stanno addirittura organizzando un viaggio di un mese in Norvegia ancora si danno del voi, beh, era un po' ridicolo;

Nuove traduzione più recenti hanno sistemato i rapporti fra Archie e Lily e con altri personaggi, ma non fra i due investigatori.

Per curiosità voglio leggere i primi romanzi pubblicati in Italiano (hai visto mai che l'uso del tu e del lei fosse diverso?) e vado alla Nazionale di Firenze dove ero sicuro ce ne fossero alcune copie (per altro trovate tramite la rete LAN di Internet dentro la BNCR.

A parte, per altre letture, avevo scoperto il nome del traduttore originale, del primo traduttore dei romanzi di Nero Wolfe, tale Alfredo Pitta.

Vado a Firenze, faccio la ricerca, trovo il libro, me lo faccio dare e fin dal 1938 scopro che i due si danno del voi.

E fin qui poco male e niente di eclatante, me lo aspettavo; ci sarebbero cose interessanti da dire sui traduttori-traditori ma ve le risparmio.

Decido di vedere se questo tale Pitta ha tradotto altro e lo cerco come autore, dato che secondo i sistemi di soggettazione in uso in italia, il traduttore figura (per altro giustamente) fra gli autori.

E scopro che dal 1931 al 1941 Alfredo Pitta figura come traduttore/autore di oltre 250 libri, di cui una ventina suoi romanzi gialli e d'avventura e per il resto traduzioni!

Questo signore traducento e tradendo (in un caso almeno ha praticamente cambiato il finale di un romanzo di Wolfe, anche se con una evidente scusa d'epoca, c'era di mezzo un suicidio improponibile per gli anni trenta) dato che le sue traduzioni sono state usate fino a tutti gli anni '70, ha impostato a modo suo (o forse per ordini dall'alto) l'immaginario collettivo degli italiani riguardo al giallo per oltre 40 anni, traducendo autori notissimi, al ritmo di 2 romanzi al mese, uno ogni due settimane, fra traduzioni e romanzi suoi!

Molte sue traduzioni circolano ancora e continuano a fare danno.

La trovo una notizia eccezionale, per chi ama la tematica certo, ed io non sapevo nulla di Alfredo Pitta.E sto scoprendo che praticamente nessuno ne sa niente...

 

 

E nelle altre lingue?

Ricavo le informazioni a riguardo direttamente dal libro di Merton che ne fa uno specchietto molto esaustivo.

In tutto le lingue indicate sono 26! E la cosa più interessante che per tutte tranne una non c'è una unica parola ma una perifrasi.

Quell'unica è lo spagnolo ne riporta ben due: "serendipismo" e "serendipÏa".

A lato della indicazione nazionale c'è la fonte (un dizionario inglese-lingua scelta), poi la data, poi "il termine tradotto o assimilato e/o definizione"

In italiano porta una perifrasi! Datata 1977 che dice "la capacità di fare felici scoperte, di trovare tesori per caso", il che forse non era corretto dato che in realtà "serendipità" in italiano risale al 1974.

Le lingue indicate, anche scritte nei caratteri orignali, sono : arabo, cinese, ceco, danese, olandese, francese, tedesco, ebraico, indonesiano, islandese, italiano, giapponese, persiano, polacco, portoghese, russo (che forse però ha una parola quasi identica; ma non leggo i caratteri cirillici!), serbocroato, spagnolo, swahili, tamil, turco, urdu, gallese (serendipedd, però sempre Regno Unito sono...).

 

Pensiero Laterale

Io credo che la S. abbia poco a vedere con il pensiero creativo direttamente. E' possibile essere creativi o talentuosi o geniali anche senza incontrare mai situazioni di serendipità.

Ma di fatto molti abbinano la S. al pensiero creativo, o alle scoperte scientifiche e quindi alle metodologie di ricerca e di pensiero scientifico e come abbiamo visto anche all'abduzione.

Chiariamo un po' i termini, e tanto per dare qualche altra etichetta:

-le capacità creative le abbiamo tutti: in quando esseri umani (ma perfino molti animali le hanno e credetemi e basta, non voglio entrare nel merito dei confronti etologico-esistenzial-mistico-animalistici!) sono come un muscolo e lo possiamo addestrare, sviluppare; chiunque è in grado di imparare ad usare le tecniche dell'acquarello o dell'olio per fare dei bei paesaggi o quelle della lingua italiana e delle tecniche di scrittura e scrivere dei romanzi o dei saggi professionali, vendibili, pubblicabili.

-il talendo è un altro paio di maniche: uno o ce l'ha o non se lo può dare da solo; e nessuno te lo da se non ce l'hai: il talento, soprattutto quello artistico, è un dono degli dei, ci si nasce e prima o poi lo si scopre e lo si sfrutta; è poi evidente che se Mozart fosse nato in Ruanda oggi, molto difficilmente avrebbe composto qualcosa al clavicembalo a otto anni; ma Mozart aveva senza dubbio un grande talento.

-addestrare bene le proprie capacità può dare una accettabile imitazione del talento, se non altro lo si può usare a livello professionale: ci si pagano bollette e ciliege, rose e pane

-la capacità di capire chi è l'assassino, di risolvere risolvere quel rebus, la capacità di giocare a bridge, di giocare a scacchi o di risolvere gli astrusi indovinelli che vanno tanto di moda nel mondo anglosassone, capire uno scioglilingua, fare 140 all'esame del Quoziente d'Intelligenza eccetera, non ha a che vedere con le capacità creative, anzi, con la creatività tutto ciò non ha nulla ma proprio nulla a che vedere: significa decodificare un codice creato da altri, per altro secondo schemi quasi sempre a loro volta già codificati da milleni; è senza dubbio una forma di intelligenza, è senza dubbio una o una serie di capacità intellettuali di rango superiore, ma la creatività o il talento non c'entrano niente; talento e creatività di faranno inventare un nuovo gioco, non impararne uno vecchio; avere 140 di QI non significa niente rispetto all'imparare a dipingere ed essere o non essere portati alla musica, nel senso della tecnica, dell'avere orecchio non influenzerà più di tanto la capacità di comporre un brano nuovo; ci sono pittori che sono abilissimi a copiare lo stile di chiunque, ma non sarebbeormai capaci di averne uno proprio.

Arriviamo al pensiero laterale.

E' il titolo di un libro pubblicato nel 1967 per la prima volta eed in Italia nel 1969 e da allora ripubblicato costantemente.Autore un medico maltese, Edward De Bono.

In buona sostanza De Bono ritiene che il pensiero razionale, ossia il pensiero"verticale" come lo chiama lui, essendo basato sul "massimo delle probabilita, abbia il rilevante difetto di non cercare nuove interpretazioni della realtà e quindi di non propiziare l'invenzione, ma solo l'elaborazione successiva di una invenzione già fatta".

Una sua frase: "Da Aristotele in poi la logica viene esaltatacome l'unico strumento in grado di trar buon frutto dall'intelletto.Cionostante l'imprevidibilita stessa delle idee nuove sta ad indicareche esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici... Il presente volume si propone di esaminare questo procedimento, e dimostrarecome differisca radicalmente dal metodo logico e sia, spesso, più fecondo diidee nuove."

E' utile invece sviluppar e "il pensiero laterale", che terrebbe ocnto anche della molteplicità dei punti di vista dai quali partire nel considerare un problema.

Sulla scia di questo libro ne sono stati pubblicati molti altri e vanno di moda da allora. Io personalmente li trovo un po' datati e soprattutto con il difetto di risentire dell'atmosfera dell'epoca, molto "age of acquarisus" donde i fenomeni "new age".

De Bono suggerisce anche modi di pensare, veri e propri esercizi da seguire per sviluppare il pensiero laterale.

Personalmente non liho mai trovati particolarmente significativi, ma mi potrei sbagliare.

Aiutano a creare situzioni serendipitose? No, non c'entrano niente.Ma effettivamente possono dare uno strumento in più, per cui in una situazione serendpitosa uno quando ci si trova,, la riconosce e ne trae il massimo frutto.

E' un po' come quello che diceva Max Weber

 

Tanto per chiarire un'altra minuzia di Sherlock Holmes

In sherlock holmes ci sono due tipi di momenti abduttivi ben separati fra di loro: uno, fin dall'inizio, fin dal primo racconto, in cui lui fa vedere quanto è bravo, quale capacità quasi magica abbia di capire chi ha davanti, momento spessissimo ripetuto nelle storie successive; ed un secondo più importante almeno per la trama e per la storia, quando risolve il caso dopo aver accumulato indizi, ma anche dopo aver fatto altre cose molto concrete: dal fare il chimico vero e proprio al travestirsi da quel che serve alla bisogna, dal servirsi degli "irregolari di baker Street" fino al farsi spedire telegrammi con informazioni dagli uffici di polizia!

Il secondo momento è meno clamoroso del primo, ed i romanzi o i racconti proprio grazie a questi momenti abduttivi sono dei "gialli", delle "crime-story" ben costruiti e assolutamente classici.

Ma la parte più divertente e più famosa è la prima, quella in cui lui guarda in volto Tizio o Caio e gli dice che cosa ha fatto, quando, come e dove, che viene dalle Indie o dalle Cine, e che suona il violino male di domenica o che soffre di stipsi e che parla sanscrito per aver seguito un corso di telaio afgano tre anni fa a Bruxelles...

Più o meno. Esagero, certo, ma anche loro, autore e personaggio. L'abduzione è un reale processo mentale ed è una componente essenziale del pensiero scientifico e forse (ma non è detto) della S. Ma il modo in cui Conan Doyle la fa usare a Holmes è puro esibizionismo adolescenziale nella migliore delle ipotesi; in realtà è esibizionismo maschile e infantile: guarda, guarda mammina quanto sono bravo.

Intendiamoci: niente da dire! E' una delle cose più divertenti della vita andare in giro a far vedere quanto si è bravi: lo fanno gli attori, ma anche gli scrittori, ed anche gli uomini innamorati che allestiscono "spettacoli di arte varia" per le loro innamorate; e poi ognun faccia quel può, che sa o che vuole.

Ma non stiamo parlando di titani del pensiero umano! Non stiamo parlando di pensiero creativo, non stiamo parlando di qualcosa di incredibilmente intellettuale: stiamo solo parlando di qualcosa di molto divertente.

Le ipotesi presentate, i casi per come vengono risolti, la sequenza di quei ragionamenti non sono altro che un castello di carte, il primo che dà una manata sul tavolo li fa cadere. Ad analizzarli bene sono spesso altamente implausibili, pensate solo al racconto originale di Cristoforo Armeno: mi rifiuto di credere che, anche nel 1557, anche in Oriente, anche in un paese fantastico dal nome improbabile, un maschio adulto non folle potesse avere una erezione perchésente l'odore di urina di una donna incinta nella sabbia che lui raccoglie qualche ore dopo che lei è passata di lÏ!

Non a caso dei racconti citati nel capitolo 34353 il più plausibile e ben costruito è quello di Eco ne "Il Nome della Rosa": perchéè moderno, e perchélui è un, anzi, "il" semiologo. Ma appunto perchéè moderno, ha letto il resto e non commette certe ingenuità o certe esagerazioni.

Come verranno giudicati i racconti basati sull'abduzione che scriviamo oggi fra 100 o 200 anni? Si vedrà. Di sicur, partendo da qui, io ho scoperto che qualunque cosa si scriva sulla S. invecchia rapidamente. Ma questo dovrei metterlo nelle conclusioni.

 

Max Weber e "Il lavoro intelletturale come professione"

Max Weber per chi non lo conoscesse è un famoso sociologo degli anni 30, tedeschissimo, con barba e capelli lunghi e bianchi che faceva impressione.

Il libro che ha scritto con il titolo indicato è un miracolo di chiarezza e di comprnesione.

Dice molte cose ma in particolar modo dice che i "lampi creativi" li abbiamo tutti, dilettanti e professionisti. Passare , come fa un professionista, ore ed ore sul tavolo da lavoro ad imparare gli strumenti di una professione non crea il lampo creativo, non lo favorisce in alcun modo; il lampo arriva al dilettante e al professionista allo stessomodo, ma a quel punto le ore passate al tavolo aiutano il professionista a sfruttarlo appieno mentre il diletante c'ha il lampo e se o tinee, perchénon sa cosa farne.

Questo è drammaticamente vero.

ad esempio: le tecniche discrittura creativa.Non sono una truffa, sono utili, insegnano qualche truccheto per partire o per passare oltre una momentanea difficoltà.Ma personalmente ho constatato che la disciplina, il metodo, la costanza, l'applicazione e la marea di cose pzer nulla creative che acompagnano l'attività dello scrittore professionista sono ciò che ti permette di scrivere un romanzo dall'inizo alla fine, di scriverlo bene e di viverne.E' inutile in un lampo di creatività e ad ogni buon conto con una bellissima idea inmente, scrivere di getto le prime venti pagine del primo capitolo di un libro che non finirete mai!

Questo vuol dire che la professinoalità vale più della creatività o del genio? No, evidentemente.Ma primo o poi e da qualche parte queste cose si devono incontrare...

 

Ubertà

E' parola italiana è deriva dal latino "ubertate(m)" che a sua volta deriva da "uber-is", termine ancor più antico che vuol dire mammella. L'ubertà è la fecondità, la fertilità. Ubertoso si dice di un campo fertile, grasso, fecondo, abbondante; ma anche in cui c'è di tutto, in cui crescono ortaggi, alberi da frutto, armenti.

Ecco, per essere in una condizione di S. credo sia meglio essere ubertosi. Non voglio arrivare a dire che è meglio non essere troppo specializzati ma quasi; ecclettici senza dubbio.Non va di moda ma pazienza.

Essere ubertosi significa essere ricchi di idee, di esperienze, di nozioni, di conoscenze varie e disparate.

Perchéè questa varietà che aiuta a stabilire connessioni ed è stabilendo connessioni che si fanno scoperte nuove.

Ubertà significa ad esempio leggere molto e di tutto; significa essere capaci di rinunciare alle proprie idee, o essere disposti a modificarle o comunque ad averne tante. Avere na visione della vita che non sia fatta di schemi troppo rigidi.

Strutture portanti sì, certo: una buona cultura di base, quella cultrua borghese nozionistica da liceo classico che a parole non va più di moda ma che è stata ed io credo sia il fondamento di una cultura personale vera. E se uno non ce l'ha, pazienza, certo.Ma allora è essenziale leggere molto; in altre parole dipende molto dalle circostanze della vita, ma dal momento in cui si sa quanto sia importante, dipende molto anche da noi. E' possibile recuperare gli anni persi? C'è chi dice di no. Senza dubbio è possibile saperne di più domani di oggi.

Al limite vedere molta televisione, ma con maggiore attenzione: ormai l'offerta televisiva è talmente ampia che è possibile addirittura scegliere fior da fiore anche il proprio arricchimento culturale.Per non parlare di Internet, del sistema bibliotecario italina che oggi è incommensurabilmente migliore di dieci anni fa. Diciamo che senza dubbio ci sono meno scuse per essere ignoranti.

Essere informati. Ragionare sulle proprie informazioni. Comprare giornali di indirizzo politico diverso dal proprio, almeno di tanto in tanto. Sperimentare nuove conoscenze.

Una delle nozioni più interessanti che abbia mai ricevuto nel corso di un seminario (anni fa, ero in un'agenzia pubblicitarai e vennero un paio di professori da una prestigiosa uuniversità privata a tenere a tutti i membri dell'agenzia un seminario sul marketing moderno) diceva: "due persone che scambiano una merce, all'inizo dello scambio hanno una merce per uno, alla fine dello scambio hanno sempre una merce per uno; due persone che hanno due idee diverse e se le scambiano, all'inizio dello scambio hanno una idea, alla fine ne hanno due".

Apertura mentale. Che dovrebbe andare di pari passo con l'onestà intellettuale, ma questa è merce rara e pericolosa.

Essere ubertosi non crea S., ma crea una condizione nella quale la S. può pienamente agire al meglio.

Personalmente fino a poco tempo fa non conoscevo questa parola, o meglio conoscevo l'aggettivo ubertoso, campi ubertosi cioè fertili, ma non il termine ubertà e non lo avrei mai collegato con S. La cosa è successa nel corso di una ricerca su Internet in cui sono capitato in un sito in cui si parlava di S. e sono finito non vi sto a raccontare come a trovare ubertà. Ritengo sia strettamente collegata: se non si è ubertosi non si è (difficilmente si può essere) serendipitosi.

 

 

Alcune possibili regole per creare situazioni di S. sperimentale

Trovate voi le vostre, naturalmente, mi è venuto in mente che alcune regole generali e condivisibili potrebbero essere queste:

 

-si organizza una cena/incontro/evento

-con un gruppo di amici e di amici di amici, non troppi e non pochi

-in casa privata, pub, ristorante, altro

-la maggior parte dei partecipanti NON deve sapere: che alcuni sappinao perchévi conoscono passi, ma che la maggior parte non sappia che di esperimento si tratta

-gli invitati cioè NON devono venire perchésanno che ci sarà l'evento serendipitoso

-deve essere gratis, autofinanziato, a bassissimo costo

NON deve essere (auto)pubblicitario

NON deve essere politico/religioso/ideologico

NON deve essere a scopo sessual/erotico

 

-ci deve essere una cosa preziosa in palio:

oggetto

idea

poesia

informazione preziosa

libro prezioso, nuovo o antico

una storia vera e strana da racontare

 

-si da un numeretto da blocchetto e si sorteggia nella busta trasparente

perchéil primo esperimento in assoluto è stato fatto così

perchéla busta ed il blocchetto sono molto comodi da usare

perchéla busta trasparente garantisce trasparenza

 

-gli organizzatori NON partecipano, assistono e basta

 

-si presenta la S. con un testo minimo esplicativo in fotocopia, una pagina max bianca e volta che viene regalata

 

-chi presenta può spiegare di che si tratta secondo lui

 

-si invitano i presenti a segnalare in futuro fenomeni serendipitosi ad un sito XY

 

-dopodichéognun per sée dio per tutti

 

-la cosa da regalare è una sola: l'oggetto dovrebbe essere

prezioso economicamente

prezioso simbolicamente

 

-non se ne parla in occasione di TV et similia a scopo personale o "lavorativo", dovrebbe funzionare solo il tam-tam

 

-elementi costitutivi della creazione della situazione S.osa dovrebbero essere

ingenuità

autenticità

generosità

allegria

ricerca

speranza di essere utili a tutti

 

 

La Settimana Enigmistica

La ben nota rivista che vanta tot tentativi di imitazione ospita da sempre due rubriche: "Non tutto ma di tutto" e "Srano ma vero".

sono a mio parere due ricettacoli di S., sia pure minori e secondari.Ci si trovano le più disparate informazioni che vengono pubbicate per la loro stranezza e per il loro essere "srane" o "divertenti". Si tratta spesso in realtà di cose note, ma non a tutti: caosmai notissime fra gli addetti ai lavori di questa o quella materia, ma ignote al grande pubblico.

Può essere utile sapere ad esempio che il primo acalcolare con esattezza la lunghezza dell'equatore è stato un matematico greco-alessandrino del perimo secolo dopo cristo? Non lo so, ma senza dubbio una informazione dle genere smantella tutte le famose leggende sull'uovo di colombo e sui saggi si salamanca che gli dicevano che non sarebbe mai arrivato alle indie perchéla terra era piatta e finiva in un abisso.Non era vero, i geografi sapevanoperfettamente da secoli che la terra era sferica e, appunto, ne conoscevano le dimensioni co nprecisioni.Certo, non ilpopolino, e nemmeno i non-geografi.Colombo lo sapeva solo che si era sbagliato nei calcoli e pensava e sosteneva che le indie eranopiù vicine.Si sbalgiava, ripero, e i saggi di salamanca avevano ragione ma non sapevano nélui néloro che in mezzo c'era l'America.Non entriamo nemmeno nel merito se Colombo avesse o no mappe segrete dei templari eccetera.

Quelle due rubriche sono ricettacoli di piccole informazioni serendipitose...

 

Una ulteriore sintesi

 

S. può quindi vuol dire

 

-trovare qualcosa di inaspettato mentre si sta cercando qualcos'altro

-scoprire nel corso di una ricerca scientifica un dato imprevisto, anomalo e strategico che permette lo sviluppo di nuove teorie

-trovare qualcosa che si sta cercando ma in un luogo e/o in un momento e/o in un modo assolutamente inaspettati

-trovare qualcosa di più prezioso di ciò che si stava cercando

 

Il tipo di ragionamento con cui si scopre questo qualcosa in situazioni di S. viene spesso identificato con il metodo di indagine di Sherlock Holme o di Dupin, famosi personaggi di crime-stories, e che il filosofo americano Peirce definÏ: abduzione

 

L'abduzione sarebbe quindi il procedimento mentale con cui , nel corso di una situazione di S.à, si scopre, si capisce, si intuisce, una certa verità, più o meno complessa ed inaspettata.

 

 

L'intuito, l'istinto, la razionalità

 

(già detto altrove????)

 

Insegnare la Serendipità ai giovani

La S. non è un concetto difficile da imparare. Pur essendo una parola conosciuta solo in certi ristretti ambienti intellettuali è anche una parola che si sta diffondendo molto perchéha una sua forza di seduzione e di intima semplicità.

Ho constatatodipersona come, raccontando delle mie espereizne, trovo ascoltatori attenti in qualunque ambiente, situazione, circostanza.

Non è un concetto riservato agli intellettuali!

La S. è come la fortuna, la libertà, la simpatia o il pane o Tex Willer! Di fatto cose che interessano tutti.

LA S. è intergenerazionale, interclassista,intesessuale.

E allora tanto vale cominciare ad insegnarla ilprima possibile aipropri figli, ai propri studenti, ai giovani in generale.

Non dico che si debba introdurla neiprogrammai scolastici, per quanto...

Non so a che età un bamvbino possa essere in grado di capire cos'è la S. ma non molto dopo aver capito cosa è la fortuna o la morte o l'attrazione erotica o non so quale altra banalità aggiuingere alla lista.

E conviene dire, credere, diffondere l'idea che la S. è una "aptitude" una capacità; un atteggiamento mentale reale, quasi fisico, un progersi alla fortuna.

L'ho già detto: per poter usare la S. come metodo non-metodo occorre sapere che esiste,; è necessario essere coscienti della parola e del concetto e almeno in parte della storia della parola stessa, altrimenti la S. esercita molto ma molti di meno la propria influenza.

 

La Serendipità in piccolo

La S. è qualcosa di molto complesso e vago. E' come l'aria: non la vedÏ, è trasparente, ma se manca c'è il buio (è l'aria che regge la luce) e respirare diventa problematico.

In realtà questa affermazione è un po' eccessiva, vuole solo indicare quanto la S. sia qualcosa di indefinibile, inafferrabile.

Di sicuro la S. è qualocsa che aiuta le grnadi menti ed i grandi scienziati a compiere le loro scoperte.Altrettanto di sicuro è qualcosa che in certi momenti ha bisogno dell'abduzione per poter funzionare almeglio;

Ma scendendo di molto dal'iperuranio di Eco and Co. ed anche lontano dalla febbrile bibliofilia che qualche volta prende anche me, la S. è anche un fenomeno quotidiano e generalizzato.

E' qualcosa che riguarda tutti, nel nostro piccolo e personalissimo mondo.

Sempre aria è, insomma, sia quella respirata dal geniale scienziato che dall'umileuscire della facoltà.Oddio, a trovarlo un uscire umile oggigiorno! O se per questo qualcuno di umile in generale. Divago? Divago...

 

Cosa ho trovato io per serendipità stavolta?

Ero nelle condizioni ideali, giusto? In un atteggiamento di ricerca (per le fonti, per le verifiche, per ...), nel luogo adatto, dato che iolavoro sempre in biblioteca e quasi sempre alla BNCR, in mezzo cioè allapiù grande biblioteca pubblica italiana (milioni e milioni di libri che mi incombono tutt'intorno...) e con la mente centrata sulla S.

Beh, qualche scoperta serendipitosa l'ho fatta.

Giovanni Sercambi, ad esempio. Non ne sapevo nulla, eppure si tratta di un autore di tutto rispetto e considerato e quotato dal mondo accademico e antico ed altro ancora.

Poi ho scoperto il sito http://libreria.rinascita.it che è il sito di una libreria privata di Ascoli Piceno su cui c'è di tutto e di più.Ad esempio il libro di Pietro Dri su Alice CD non lo troverete,mentre sul lor sito sì, non lopotete ordinare perchéè fuori commercio ma intanto sapete che esiste. Ed ho scoperto anche che pubblica anche le anticipazioni dei libri che stanno per uscire con molta più efficienza di Alice CD.

Ho scoperto che non mi posso fidare di due persone mentre posso farlo di altre tre.E scusate se è poco.

E il modo per arrivare come ospite quindi con qualche piccolo contatot in più alla bilbioteca della Certosa di Firenze dove ho deciso di ambientare una parte di un romanzo giallo.Il bello è che ho deciso di ambientarlo lì solo quando go scoperto che ci potevo arrivare.

 

 

DA ULTIMARE!!!!

 

Del primo esperimento "scientifico" mai effettuato per creare una situazione di S.

 

"Serendipity", il film

 

"Sliding doors", il film

 

 

 

Una conclusione?

Più d'una.

 

 

Nel suo ottimo libro "Come si scrive una tesi di laurea", fra le tante cose che dice, Umberto Eco sottolinea come nello stendere una tesi di laurea, prefazione e conclusioni vanno scritte entrambe per prime. Dopo di che, a tesi finita o quasi, ci si ritorna sopra e per forza di cose, si dovrà riscriverle; e se questo non accade vuol dire che la tesi è stata scritta invano. A dire (credo, cito a memoria ed interpreto liberamente) che scrivere una tesi, o se per questo un qualunque testo, probabilmente è un lavoro che parte da una idea, ma strada facendo se ne imparano tante, che quell'idea almeno in parte può e forse deve essere cambiata.

Io ho scritto questa conclusione all'inizio del lavoro di stesura del libro che avete in mano.

Per l'esattezza l'ho scritta un martedì pomeriggio, all'interno della Biblioteca Nazionale "Vittorio Emanuele" a Roma, dopo aver passato due giorni ad impostare il lavoro delle successive quattro settimane.

Io ho alcune idee su ciò che è la S. e ne ho parlato e scritto molte volte. Questo testo è il risultato di una riflessione strutturata su ciò che avevo da dire e su come dirlo; su ciò che di ripetuto c'era da dire (eppure da dire comunque) e su ciò che poteva esserci di nuovo.

Io scrivo di getto, normalmente e sono pigro e disordinato: motivi per cui mi costringo a schemi, schemini, strutture quanto più posso e poi vado abbastanza a ruota libera. Poi mi fermo, riguardo, correggo, se necessario riscrivo. E anche questa volta ho impostato il lavoro in questo modo, soprattutto perchéparte del lavoro consisteva nella riscrittura di cose che aveva già o detto o scritto e nel relazionare su ciò che altri avevano scritto o detto.

Finita questa parte, quando stavo per tornarmene a casa, mi è caduto l'occhio sulla parola conclusione. E mi sono ricordato immediatamente delle frasi di Eco.

E allora tanto valeva provarci.

"Domani" mi sono detto "inizierò a scrivere il testo definitivo, tanto vale che scirvo ora la conclusione. Poi fra quattro settimane si vedrà".

 

Qualunque testo o relazione o conferenza sulla S. non potrà mai avere una vera conclusione e per molti motivi.

Prima di tutto è una parola in costante divenire da oltre due secoli e mezzo.

In secondo luogo questa sua strada finora l'ha fatta soprattutto all'interno della lingua inglese, e restano tutte le altre, che in qualche modo la influenzeranno e ne saranno influenzate.

La S. è come una sequoia che pur essendo l'albero più grande al mondo, comunque nasce da un seme che non ho mai visto ma reputo piccolo. La piccola paroletta buffa inventata, costruita a tavolino quasi da Walpole 250 anni fa, non ostante non sia stata "scritta" per 83 anni,piano piano è cresciuta e se non è una squoia, beh, è un albero che getta ombra, fa altri semi, frutta idee, si replica, si diffonde. Quindi cambierà, forse se stessa , forse il resto.

La S. non è solo una parola. E' molto di più, è una "capacità" ( una "aptitude") per lo meno a dar retta al Webster Dictionary.

Se lo è, la si può sviluppare. Se la si sviluppa, se se ne diventa esperti, se se ne diffonde il concetto, la conoscenza, l'uso, potrà cambiare il mondo?

Lo so, sembra una esagerazione, ma sono le idee che cambiano il mondo, a volte perfino le idee sbagliate.

Pensate all'idea di uguaglianza fra gli esseri umani. In molti dicono e pensano che è una bugia, ma quasi sempre aggiungono che è una bugia necessaria.

Pensate alle idee di profitto, proletariato, amore romantico, inconscio, diritti umani elementari, parità sessuale...

Ma perchécontinuare? Le idee, o meglio, il cambiare delle idee cambia il modo di vivere della gente, di tutti noi.

Perchénon dovrebbe farlo l'idea di S.?

 

Una sera di un paio di anni fa, nel corso di un dopocena a casa di amici, ormai già oltre la mezzanotte, il padrone di casa mi ha detto, più o meno

-...a proposito, racconta loro di quella tu idea sulla S....

Loro erano l'ultima coppia rimasta in casa oltre a me. Ed io, che non mi faccio mai pregare due volte per parlare di checcessia, ho cominciato. Abbiamo finto alle 5 di mattina e non vi tedierò con il racconto del come e del perchÈ.

Ma l'amico del mio amico ad un certo punto mi ha detto:

-Scusa, tu dici che S. vuol dire trovare qualcosa di meglio di ciò che si sta cercando, giusto? Ma mettiamo che nel corso della ricerca, invece, trovi qualcosa di peggio, qualcosa non di bello ma di brutto? Come la metti?

Sono rimasto spiazzato, però per poco.

-Beh, in quel caso è pura e semplice sfortuna- mi è venuto da rispondere.

Ecco.

Se c'è serendipità non c'è sfortuna.E viceversa.

Ci può essere la fortuna; anzi, in realtà, la S. è una lontana cugina della fortuna.

 

Altra piccola conclusione: S. è parola italiana? Assolutamente sì: è la traduzione italiana della parola inglese Serendipty. E la cosa non vi sembri così ovvia. Ho constatato infatti che fra molti degli utilizzatori della parola si tende ad usare la parola inglese e non la sua traduzione, addirittura arrivando a dire che la parola italiana è un neologismo senza diritto o dignità di parola accettata. Non è vero: non solo è presente da ormai 24 anni come minimo su uno dei più diffusi vocabolari italiani, ma per di più ne viene riconosciuta la presenza e la nascita ad opera di una altro vocabolario (vedi il capitolo SDSDSD34343...) sin dal 1974, in altre parole , come già detto, da almeno 30 anni. C'è da tempo e di fatto in Italia la moda di usare parole inglesi al posto di parole italiane e non starò nemmeno a farne la lista. Sia chiaro allora che fermo restando il diritto di chiunque di usare le parole che preferisce nel proprio parlato, non si dica che la parola italiana non esiste. Se si vuole usare la parola inglese, sia, ma la cosa ha lo stesso valore di usare audience per pubblico o ....

 

Una cosa che ho scoperto scrivendo questo libro è che in realtà la S. non è cosa nuova, nésconosciuta, men che meno misteriosa. Quel che c'era da sapere e che io non sapevo dieci anni fa, in realtà lo sapevano già in molti.

A dir poco Umberto Eco, ma anche molti altri da Gingsburg a Dri.

Era nozione nota, compresa la storia orIginale di Cristoforo Armeno, compreso perfino il fatto che quella in realtà NON è la storia originale chéanzi era già stata scritta nel trecento dal Sercambi.

Sebbene non inserita nei vocabolari e quindi ancora non parola accettata nella lingua italiana, fin dal 1973 c'era chi la usava e ne conosceva bene senso e scopo e significato.

Al tempo stesso è vero però che oggi la parola è molto più conosciuta di allora (perfino in inglese questo è vero).

Strada facendo ho scoperto anche che altre parole connesse (ad esempio "ubertà") sono parole non meno antiche e non meno connesse sia al pensiero creativo che a quello scientificio che a quello del puro e semplice piacere del cercare e del trovare quel che sia.

Dico questo perchénon vi nascondo che io ero partito per questo viaggio con l'idea di scoprire cose nuove sulla S. e se nuove sono state per me, non lo erano in assoluto e per molti.

Ma c'è un ma...

Onestamente io non so quanto questo libro sia un buon testo e quanto possa essere utile. Non che dubiti del mio talento o della mia cultura, li conosco per bene e ne conosco i limiti (il che non vuol dire solo che so di non sapere, ma anche che so quello che so) ma il fatto è che quando sono arrivato alla fine di un testo, sia esso un romanzo o un saggio a forza di pensarci e rifletterci e di decidere cosa scrivere e cosa no, non so più bene l'esatto valore del testo stesso. E soprattutto mai riesco a prevedere se il testo incontrerà il favore del pubblico o meno.

Io ho scritto queste istruzioni per l'uso in un modo che voleva essere onesto ed utile, senza (troppa...) presunzione e per fare un favore al lettore italiano che a quel che vedo non sa granchédi S.

Detto questo il testo deve andare per conto suo ed in un modo o in un altro lo farà.

Stephen King in "On writing" dice che secondo lui la scrittura è l'unica vera forma di telepatia, perchése io sto scrivendo queste parole ora e qui, e voi le state leggendo lì e poi, io vi sto comunicando i miei pensieri.

Non male vero?

Che tempo fa, lì da te, o mio lettore, ora che stai leggendo?

 

 

Bastano come conclusioni?

Comunque, da qualche parte bisognava pur arrivare. Io sono arrivato fin qui.

 

Roma, 18/10/2005 - 16/11/2005, IN BNCR

 

 

P.S

En passant e ammesso che vi interessi, prima della stesura finale, che è quella che avete in mano in questo momento, ho cambiato, limato, ripensato, riscritto parzialmente, queste conclusioni esattamente 4 volte...